I DOLORI DEL GIOVANE WERTHER

In questa pagina è presente il testo originale in tedesco, con la traduzione in italiano, di una delle opere più famose di Johann Wolfgang von Goethe: “I dolori del giovane Werther”.

I dolori del giovane Werther” (Die Leiden des junges Werthers) è un romanzo epistolare scritto dal romanziere e poeta Goethe (1749 – 1832) nel 1774 come simbolo del movimento preromantico tedesco chiamato “Sturm und Drang” (Tempesta e Istinto). Per trovare informazioni sul questo importante movimento letterario e culturale che si affermò in Germania alla fine del Settecento, clicca sul link. Oppure vai alla pagina dedicata all’autore (link in alto) per saperne di più su altre sue opere.

I DOLORI DEL GIOVANE WERTHER

Il romanzo esprime i caratteri propri dello Sturm und Drang, ovvero l’esaltazione del sentimento e degli ideali romantici in tutta la loro profondità e tragicità, liberi da ogni forma di vincolo sociale e razionale, fortemente contrapposti allo stile di vita sobrio e privo di passione imposto dalla società borghese del tempo.

La storia narra i tormenti d’amore di Werther per Charlotte (Lotte), una giovane donna borghese promessa sposa di un giovanotto benestante di nome Albert. Nonostante il matrimonio fra Lotte e Albert, e il rifiuto da parte di lei nel corrispondere i suoi sentimenti (soprattutto in virtù dei vincoli sociali dell’epoca e non tanto per una vera mancanza di affetto nei suoi confronti), Werther non riesce a dimenticare la sua innamorata e ad abbandonare lo stato di ardente passione in cui si trova, e decide pertanto di togliersi la vita.

Di seguito è riportata, con il testo originale tedesco, la lettera d’addio che Werther scrive a Lotte nell’ultimo capitolo del romanzo, con traduzione in italiano in fondo alla pagina da parte di parliamotedesco.altervista.org/blog/. 

TESTO ORIGINALE

Nach Eilfe

“Alles ist so still um mich her, und so ruhig meine Seele. Ich danke dir, Gott, der du diesen letzten Augenblicken diese Wärme, diese Kraft schenkest.

Ich trete an das Fenster, meine Beste, und sehe, und sehe noch durch die stürmenden, vorüberfliehenden Wolken einzelne Sterne des ewigen Himmels! Nein, ihr werdet nicht fallen! Der Ewige trägt euch an seinem Herzen, und mich. Ich sehe die Deichselsterne des Wagens, des liebsten unter allen Gestirnen. Wenn ich nachts von dir ging, wie ich aus deinem Tore trat, stand er gegen mir über. Mit welcher Trunkenheit habe ich ihn oft angesehen, oft mit aufgehabenen Händen ihn zum Zeichen, zum heiligen Merksteine meiner gegenwärtigen Seligkeit gemacht! Und noch – o Lotte, was erinnert mich nicht an dich! Umgibst du mich nicht! Und habe ich nicht, gleich einem Kinde, ungenügsam allerlei Kleinigkeiten zu mir gerissen, die du Heilige berührt hattest!

Liebes Schattenbild! Ich vermache dir es zurück, Lotte, und bitte dich, es zu ehren. Tausend, tausend Küsse habe ich darauf gedrückt, tausend Grüße ihm zugewinkt, wenn ich ausging oder nach Hause kam. Ich habe deinen Vater in einem Zettelchen gebeten, meine Leiche zu schützen. Auf dem Kirchhofe sind zwei Lindenbäume, hinten in der Ecke nach dem Felde zu; dort wünsche ich zu ruhen. Er kann, er wird das für seinen Freund tun. Bitte ihn auch. Ich will frommen Christen nicht zumuten, ihren Körper neben einen armen Unglücklichen zu legen. Ach, ich wollte, ihr begrübt mich am Wege, oder im einsamen Tale, daß Priester und Levit vor dem bezeichneten Steine sich segnend vorübergingen und der Samariter eine Träne weinte.

Hier, Lotte! Ich schaudre nicht, den kalten, schrecklichen Kelch zu fassen, aus dem ich den Taumel des Todes trinken soll! Du reichtest mir ihn, und zage nicht. All! All! So sind alle die Wünsche und Hoffnungen meines Lebens erfüllt! So kalt, so starr an der ehernen Pforte des Todes anzuklopfen.

Daß ich des Glückes hätte teilhaftig werden können, für dich zu sterben! Lotte, für dich mich hinzugeben! Ich wollte mutig, ich wollte freudig sterben, wenn ich dir die Ruhe, die Wonne deines Lebens wiederschaffen könnte. Aber ach! Das ward nur wenigen Edeln gegeben, ihr Blut für die Ihrigen zu vergießen und durch ihren Tod ein neues, hundertfältiges Leben ihren Freunden anzufachen.

In diesen Kleidern, Lotte, will ich begraben sein, du hast sie berührt, geheiligt; ich habe auch deinen Vater darum gebeten. Meine Seele schwebt über dem Sarge. Man soll meine Taschen nicht aussuchen. Diese blaßrote Schleife, die du am Busen hattest, als ich dich zum ersten Male unter deinen Kindern fand – o küsse sie tausendmal und erzähle ihnen das Schicksal ihres unglücklichen Freundes. Die Lieben! Sie wimmeln um mich. Ach wie ich mich an dich schloß! Seit dem ersten Augenblicke dich nicht lassen konnte! – diese Schleife soll mit mir begraben werden. An meinem Geburtstage schenktest du sie mir! Wie ich das alles verschlang! – ach, ich dachte nicht, daß mich der Weg hierher führen sollte! – sei ruhig! Ich bitte dich, sei ruhig!

– Sie sind geladen – es schlägt zwölfe! So sei es denn! – Lotte! Lotte, lebe wohl! Lebe wohl!«

TRADUZIONE

“Tutto è così silenzioso qui attorno a me, e così tranquilla la mia anima. Ti ringrazio, Dio,  la mia anima è tranquilla. Ti ringrazio, mio Dio, di regalare questo calore, questa forza ai miei ultimi istanti.
Vado alla finestra, mia adorata, e vedo, e vedo ancora attraverso le nuvole agitate dal vento, alcune stelle del cielo eterno! No, voi non cadrete! L’Eterno vi porta nel suo cuore, ed anche me. Vedo le stelle che formano l’Orsa Maggiore, la più cara tra tutte le costellazioni. Quando la notte uscivo da casa tua, come varcavo i tuoi portoni, stava lassù davanti a me. Con quale ebbrezza l’ho spesso guardata, spesso tenendo aperte le mani come segno, come trasformata in marchio sacro della mia felicità presente! E ancora – o Lotte, quante poche cose non mi rammentano di te! Non sei accanto a me? E non ho forse, come un bambino, serbato avidamente per me alcune piccole cose che tu o mia santa avevi toccato?

Cara silhouette! Te la lascio in eredità, Lotte, e ti prego, di onorarla. Mille, mille baci vi ho lasciato, mille saluti le ho accennato quando uscivo o tornavo a casa. Ho pregato tuo padre con un bigliettino di proteggere la mia salma. Presso il cimitero vi sono due tigli nel cimitero, dietro, nell’angolo rivolto verso i campi; là desidero riposare. Tuo padre può (fare in modo che questo accada), e farà questo per il suo amico. Pregalo anche tu. Non voglio pretendere che devoti cristiani adagino il loro corpo accanto a quello di un povero infelice. Vorrei che mi seppelliste sulla strada, o nella valle solitaria, che il Prete e il Levita passando si facessero il segno della croce davanti alla pietra tombale ed il Samaritano versasse una lacrima.

Ecco, Lotte! Non tremo toccando il freddo, orribile calice dal quale devo bere l’ebbrezza della morte. Tu me l’hai servito, io non esito. Così! Così! Così si compiono tutti i desideri e le speranze della mia vita! Così freddo, così rigido batto alla bronzea porta della morte.
Avessi avuto almeno la fortuna di morire per te! Di sacrificare la mia vita per te, Lotte! Morirei coraggioso, morirei felice, se potessi procurarti la pace, la gioia della vita. Eh però! Ciò è dato solo a pochi eletti, di versare sangue per i loro cari e di procurare con la loro morte una nuova, prosperosa vita ai loro amici.

Con questi abiti, Lotte, voglio essere sepolto, poiché tu li hai toccati e consacrati; ho pregato tuo padre anche di questo. La mia anima si librerà sopra la mia bara. Non mi si deve frugare nelle tasche. Questo nastro rosa che tu avevi al petto quando io ti trovai la prima volta tra i tuoi bambini – o baciali mille volte e racconta loro la sorte del vostro infelice amico. Cari! oglio esser sepolto con questi abiti, Lotte, tu li hai toccati e consacrati: anche di questo ho pregato tuo padre. La mia anima si librerà sulla mia tomba. Non mi si devono frugare le tasche. Il nastro rosa pallido che avevi in petto quando ti vidi per la prima volta fra i tuoi bambini… o, baciameli tanto, e racconta loro la storia dell’infelice amico. Cari! Si raggruppano attorno a me.  Ah, come mi legai a te! Sin dal primo istante non potevo più lasciarti! – Questo nastro deve essere sepolto con me. Tu me lo regalasti il giorno del mio compleanno! E come mi fu gradito!-  Ah, non pensavo, che il mio cammino doveva condurmi fino a qui!- stai tranquilla! Ti prego, stai tranquilla!

– Sono cariche. – Battono le dodici! E così sia! Lotte! Lotte, vivi bene! Vivi bene!”.

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