LA REPUBBLICA DI WEIMAR

Siamo alla fine del terribile scontro armato chiamato “Grande Guerra”, che sarà poi ribattezzato Prima Guerra Mondiale” (1914-1918).

In Germania, nazione che è stata pesantemente sconfitta da Francia, Inghilterra e Italia e costretta al disarmo, si teme lo scoppio della rivoluzione comunista, a causa del particolare clima creatosi all’interno della società tedesca. Infatti, nel 1918 l’imperatore tedesco Guglielmo II (Kaiser Wilhelm II), cugino di primo grado dello zar Nicola II che è stato spodestato dai Comunisti durante la Rivoluzione d’Ottobre scoppiata nel ’17, è costretto ad abdicare: viene dichiarato colpevole di aver dato origine al conflitto armato (le cui conseguenze si sono rivelate catastrofiche come mai prima nella storia) approvando immediatamente il risentimento dell’Austria verso il governo serbo. In particolare la Francia segnala questo comportamento del Kaiser come contrario alle norme e ai trattati internazionali, e viene perciò condannato all’esilio a vita in Olanda, mentre in Germania viene istituita la Repubblica (per saperne di più, si vada alla pagina dedicata alla CRISI DI LUGLIO 1914).

La sorte dell’imperatore ricorda da vicino quella del cugino, se si considera anche il fatto che, da questo momento in poi, in Germania nascono diversi movimenti politici filo-comunisti come forma di protesta verso le decisioni dell’ex sovrano e verso gli orrori della guerra appena conclusa. Numerose sono anche le insurrezioni e gli scioperi degli operai che si verificano nel Paese. Già durante il conflitto, non sono mancate le insurrezioni da parte di soldati della marina e delle forze via terra.

GUGLIELMO II
Imperatore Guglielmo II. Pubblico dominio. Da Wikipedia.org.

I sospetti che la Germania avrà lo stesso destino della Russia dunque sono fondati, e per ultimo vi è anche il fatto che al suo interno sono sorte, un po’ dappertutto, delle coalizioni proletarie simili ai “soviet” russi, ossia consigli gestiti dai lavoratori per decidere dell’organizzazione e della gestione del potere.

Viene quindi decretata la fine dell’Impero, e si decide per l’istituzione della Repubblica Tedesca con un governo provvisorio composto da un presidente e un capo del governo chiamato “Cancelliere” (Kanzler, termine già utilizzato dal XIX secolo), che risponde delle sue azioni davanti al Bundestag (Parlamento) e non all’imperatore. La proclamazione della repubblica provoca la trasformazione dei regni tedeschi prima facenti parte dell’impero in Bundesland, o Stati confederati. E’ il 9 novembre 1918, data che si colloca tra la resa dell’Austria (4 novembre) e quella della Germania (11 novembre) alle potenze vincitrici della Grande Guerra.

Più tardi, e precisamente il 28 giugno 1919, queste stesse potenze (Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti e Italia) si riuniscono a Versailles (Galleria degli Specchi della reggia) per decidere non solo riguardo al disarmo, ma anche su altre pesanti sanzioni e sul pagamento di ingenti somme di denaro da parte della Germania (Trattato di Versailles), come punizione per aver fatto scoppiare la guerra. In particolare è la Francia, Paese su cui la ferocia tedesca si è maggiormente abbattuta durante il conflitto armato, a imporre tali condizioni.

Queste decisioni rendono la popolazione tedesca non poco indignata, portandola a manifestarsi subito contraria alle condizioni di pace ed ad affermarsi propensa ad accettare favorevolmente i 14 punti di Wilson (redatti dal presidente americano Thomas Woodrow Wilson nel 1918, nei quali si contempla una pace priva di sanzioni sui vinti) ma non il Diktat di Versailles. Tuttavia, il netto rifiuto di negoziazioni da parte di Francia e Inghilterra, e la minaccia da parte queste ultime di un nuovo attacco armato, spinge il Paese a firmare il trattato.

Nonostante il clima fortemente nazionalista creatosi in Germania come risposta alle sanzioni imposte da Francia e Gran Bretagna, le elezioni del 19 gennaio 1919 vedono la vittoria del Partito Socialdemocratico Tedesco (o SPD:  Sozialdemokratische Partei Deutschlands) con a capo Friedrich Ebert, il quale però, contrariamente alle tendenze della propria fazione politica, manifesta da subito ideologie di destra: suo è infatti l’intento di sopprimere tutte le minacce straniere rivolte verso il proprio Paese, nonché tutte le rivolte interne e i focolai comunisti sorti in Germania, come la Lega di Spartaco (Spartakusbund) capeggiata da Karl Liebknecht (ex membro del partito socialdemocratico) e Rosa Luxemburg, che vorrebbe imporre la rivoluzione socialista come è da poco accaduto in Russia nel 1917. Poco prima dell’elezione del suo partito, Ebert reprime la lega e fa giustiziare i suoi leader tramite i Freikorps (Corpi Franchi, un’organizzazione paramilitare e nazionalista costituita da ex soldati della Prima Guerra Mondiale) durante la “Settimana di sangue” (4-13 gennaio 1919).

Ebert si era schiera anche contro i seguaci di Kurt Eisner che dichiarano l’indipendenza dalla confederazione germanica della Baviera, il primo dei Land tedeschi a perdere l’identità di regno alla fine della guerra. Nel 1918, infatti, lo stesso anno in cui l’ultimo re Ludovico III viene costretto ad abdicare, si dichiara lo Stato Libero della Baviera (Freistaat Bayern, appellativo oggi ancora usato) con presidente Eisner, che tuttavia viene assassinato l’anno successivo da un conte nazionalista. La Baviera viene dunque riannessa alla Repubblica.

FRIEDRICH EBERT
Friedrich Ebert. Pubblico dominio.

Nel 1919 anche i partiti di destra e il Zentrum cattolico ottengono numerosi voti, ma l’ascesa del Partito Socialdemocratico è decretata da 14 milioni di voti su 30 milioni.

Una volta divenuto capo del governo o Primo Ministro (Cancelliere), Ebert si affianca dunque al malcontento generale e in Italia viene definito “social-traditore”. Il 13 febbraio 1919 partecipa a una riunione del governo che viene tenuta a Weimar, in Turingia, per decidere dell’amministrazione dello Stato.

La città è già famosa per essere stata la prediletta del poeta Goethe e il luogo della sua sepoltura. Ma sarà ricordata, da questo momento in poi, per aver dato il nome alla “Repubblica di Weimar” (Weimarer Republik), regime politico instauratosi in Germania dal 1919 al 1933.

Alla riunione viene stilata una Costituzione ed Ebert viene eletto presidente della Repubblica. Nella stessa occasione inoltre stabilito il suffragio universale, sia maschile che femminile.

Questo periodo sarà ricordato come uno dei più terribili della storia tedesca: negli anni successivi, a causa delle continue insurrezioni contro le decisioni del Trattato di Versailles e la richiesta, da parte della Germania, di dilazionare il pagamento dei debiti dovuti alle potenze vincitrici, la Francia occuperà il bacino carbonifero della Ruhr (Ruhrgebiet), importante regione che prende il nome dall’omonimo fiume e che costituisce una delle maggiori fonti di ricchezza economica del Paese, ed imporrà un regime di repressione ed austerità in tutta la nazione sconfitta.

Ne deriverà una forte crisi economica e livelli di inflazione mai visti in tutta la storia: una pagnotta arriva a costare migliaia di marchi, ed è necessario portarsi dietro i soldi con un carretto! Ci si affretta ad andare al mercato prima che i prezzi possano diventare più alti dalla mattina alla sera.

In questo clima di crisi, le ideologie politiche si fanno sempre più nazionaliste: nel 1920 Wolfgang Kapp tenta un colpo di stato nazionalista ma fallisce. Nel 1922 viene assassinato il ministro degli esteri Walter Rathenaub, colpevole di sostenere posizioni moderate contro il governo francese.

La Repubblica di Weimar avrà fine con l’ascesa del Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori comandato da Adolf Hitler, nel 1933. La fine della Repubblica di Weimar decreterà dunque l’inizio del Nazismo.

(Tutte le informazioni e le immagini qui presenti sono di pubblico dominio).

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