GUELFI E GHIBELLINI

Dopo la morte dell’imperatore Enrico V della dinastia di Franconia (1125), il trono di Germania e del Sacro Romano Impero venne conteso tra le due famiglie aristocratiche dei Welfen (signori di Baviera e Sassonia) e quella degli Hohenstaufen (signori di Waiblingen).

 Fu quest’ultima casata ad avere la meglio, con l’elezione di Corrado III nel 1138. Questi era un Hohenstaufen, ed apparteneva alla dinastia di Svevia poiché figlio del duca di Svevia Federico I, ma di fatto era duca di Franconia. Il ducato di Svevia fu invece ereditato da suo fratello minore Federico II, che non salì mai al trono.

Dopo la morte di Corrado III, che non aveva eredi diretti, fu suo nipote Federico I detto “Il Barbarossa, figlio di Federico II di Svevia, a venire incoronato imperatore nel 1155. Questi ebbe subito forti contrasti con alcuni comuni italiani – di fatto sotto la giurisdizione tedesca – che ardivano ad acquistare sempre più potere e autonomia rendendosi totalmente indipendenti dall’autorità imperiale.

Deciso a sottometterli definitivamente, il Barbarossa scese in Italia e si scontrò coi Comuni ribelli inizialmente assoggettandoli. Alcuni di essi, più piccoli e deboli, lo appoggiarono apertamente sperando che il suo intervento potesse ridurre il potere di altri Comuni italiani che nel frattempo erano divenuti ricchi e illustri minacciando i confini delle città limitrofe. A questi Comuni alleati dell’imperatore fu dato il nome di “ghibellini” dalla storpiatura del castello di “Waiblingen“, anticamente chiamato “Wibeling”, perché appoggiavano la famiglia degli Hohenstaufen signori di Wibeling, quella cioè a cui apparteneva il Barbarossa.

I Comuni che aspiravano all’autonomia si allearono invece col papa Alessandro III e sconfissero il Barbarossa a Legnano nel 1176. A questi comuni che si opponevano all’imperatore fu dato il nome di “guelfi”, dalla storpiatura di “Welfen”, la famiglia aristocratica che per prima si era opposta agli Hohenstaufen nel 1125. Con questo nome vennero chiamati tutti coloro che si opponevano al potere imperiale in Italia.

Negli anni successivi, nella penisola italiana si continuarono a chiamare “guelfi e ghibellini” coloro che appoggiavano rispettivamente l’egemonia pontificia e quella imperiale sulla penisola, anche se queste denominazioni vennero ufficializzate solo a partire dal XIII secolo. I ghibellini erano favorevoli alla divisione tra potere temporale (laico) e spirituale, riconoscendo dunque potere politico solo all’imperatore; mentre i guelfi non credevano nella divisione dei due poteri, perciò alla massima autorità spirituale (il papa) veniva riconosciuta anche massima autorità politica, superiore a quella dell’imperatore.

DANTE ALIGHIERI
Dante Alighieri, il più famoso guelfo bianco della storia. Affresco di “Dante e il suo poema” di Domenico di Michelino presente nella cattedrale di Santa Maria del Fiore a Firenze.

A Firenze, in maniera particolare,vi furono accesi scontri tra guelfi e ghibellini. Nel 1267, dopo che Firenze riuscì ad acquistare maggior potere rispetto ai Comuni vicini e a far emergere la sua supremazia rispetto a questi, i ghibellini vennero espulsi dalla città. In seguito, la fazione guelfa si divise in guelfi neri e guelfi bianchi: i primi erano sinceri sostenitori dell’autorità papale, mentre i bianchi continuavano ad avere ideologie ghibelline, sebbene più moderate.

Vai alla pagina dal titolo “ERA CALENDIMAGGIO” del sito di storia dell’arte “duepassinellarte.altervista.org” per conoscere in dettaglio il come e il perché della suddivisione della fazione guelfa in BIANCHI e NERI, e per avere maggiori informazioni sullo scontro tra queste due più recenti fazioni.

TORNA A FEDERICO I BARBAROSSA