TREMOTINO

TITOLO ORIGINALE: Rumpelstilzchen

In questa pagina troverai la prima parte della favola originale dei Fratelli Grimm in tedesco, e in fondo la traduzione in italiano by parliamotedesco.altervista.org/blog/.

TREMOTINO

TESTO ORIGINALE TEDESCO (brano)

Es war einmal ein Müller, der war arm, aber er hatte eine schöne Tochter. Nun traf es sich, dass er mit dem König zu sprechen kam, und um sich ein Ansehen zu geben, sagte er zu ihm: “Ich habe eine Tochter, die kann Stroh zu Gold spinnen.” Der König sprach zum Müller: “Das ist eine Kunst, die mir wohl gefällt, wenn deine Tochter so geschickt ist, wie du sagst, so bring sie morgen in mein Schloss, da will ich sie auf die Probe stellen.”

Als nun das Mädchen zu ihm gebracht ward, führte er es in eine Kammer, die ganz voll Stroh lag, gab ihr Rad und Haspel und sprach: “Jetzt mache dich an die Arbeit, und wenn du diese Nacht durch bis morgen früh dieses Stroh nicht zu Gold versponnen hast, so musst du sterben.” Darauf schloss er die Kammer selbst zu, und sie blieb allein darin. Da sass nun die arme Müllerstochter und wusste um ihr Leben keinen Rat: sie verstand gar nichts davon, wie man Stroh zu Gold spinnen konnte, und ihre Angst ward immer grösser, dass sie endlich zu weinen anfing. Da ging auf einmal die Türe auf, und trat ein kleines Männchen herein und sprach: “Guten Abend, Jungfer Müllerin, warum weint Sie so sehr?”

“Ach,” antwortete das Mädchen, “ich soll Stroh zu Gold spinnen und verstehe das nicht.” Sprach das Männchen: “Was gibst du mir, wenn ich dirs spinne?” – “Mein Halsband,” sagte das Mädchen. Das Männchen nahm das Halsband, setzte sich vor das Rädchen, und schnurr, schnurr, schnurr, dreimal gezogen, war die Spule voll. Dann steckte es eine andere auf, und schnurr, schnurr, schnurr, dreimal gezogen, war auch die zweite voll: und so gings fort bis zum Morgen, da war alles Stroh versponnen, und alle Spulen waren voll Gold.

Bei Sonnenaufgang kam schon der König, und als er das Gold erblickte, erstaunte er und freute sich, aber sein Herz ward nur noch geldgieriger. Er liess die Müllerstochter in eine andere Kammer voll Stroh bringen, die noch viel grösser war, und befahl ihr, das auch in einer Nacht zu spinnen, wenn ihr das Leben lieb wäre. Das Mädchen wusste sich nicht zu helfen und weinte, da ging abermals die Türe auf, und das kleine Männchen erschien und sprach: “Was gibst du mir, wenn ich dir das Stroh zu Gold spinne?”

“Meinen Ring von dem Finger,” antwortete das Mädchen. Das Männchen nahm den Ring, fing wieder an zu schnurren mit dem Rade und hatte bis zum Morgen alles Stroh zu glänzendem Gold gesponnen. Der König freute sich über die Massen bei dem Anblick, war aber noch immer nicht Goldes satt, sondern liess die Müllerstochter in eine noch grössere Kammer voll Stroh bringen und sprach: “Die musst du noch in dieser Nacht verspinnen: gelingt dir’s aber, so sollst du meine Gemahlin werden.” – “Wenn’s auch eine Müllerstochter ist,” dachte er, “eine reichere Frau finde ich in der ganzen Welt nicht.” Als das Mädchen allein war, kam das Männlein zum drittenmal wieder und sprach: “Was gibst du mir, wenn ich dir noch diesmal das Stroh spinne?” – “Ich habe nichts mehr, das ich geben könnte,” antwortete das Mädchen. “So versprich mir, wenn du Königin wirst, dein erstes Kind.” – “Wer weiss, wie das noch geht,” dachte die Müllerstochter und wusste sich auch in der Not nicht anders zu helfen; sie versprach also dem Männchen, was es verlangte, und das Männchen spann dafür noch einmal das Stroh zu Gold. Und als am Morgen der König kam und alles fand, wie er gewünscht hatte, so hielt er Hochzeit mit ihr, und die schöne Müllerstochter ward eine Königin.

Über ein Jahr brachte sie ein schönes Kind zur Welt und dachte gar nicht mehr an das Männchen: da trat es plötzlich in ihre Kammer und sprach: “Nun gib mir, was du versprochen hast.” Die Königin erschrak und bot dem Männchen alle Reichtümer des Königreichs an, wenn es ihr das Kind lassen wollte: aber das Männchen sprach: “Nein, etwas Lebendes ist mir lieber als alle Schätze der Welt.” Da fing die Königin so an zu jammern und zu weinen, dass das Männchen Mitleiden mit ihr hatte: “Drei Tage will ich dir Zeit lassen,” sprach er, “wenn du bis dahin meinen Namen weisst, so sollst du dein Kind behalten….”

TRADUZIONE (by parliamotedesco.altervista.org/blog)

C’era una volta un mugnaio, che era povero, ma aveva una bella figlia. Ora gli capitò di andare a parlare con il re, e per darsi delle arie, gli disse: “Ho una figlia che sa filare l’oro dalla paglia.” Il re disse al mugnaio: ” Sarebbe una cosa che gradirei parecchio, se tua figlia fosse così abile come tu dici; portala dunque domani al mio castello e la metterò alla prova.”

Come la fanciulla fu condotta al suo cospetto, la condusse in una stanza che era piena di paglia, le diede rocchetto ed arcolaio e disse: ” Ora mettiti al lavoro, e se per tutta la notte fino all’indomani non avrai filato tutta questa paglia in oro, dovrai morire.” Poi richiuse la porta della stessa camera, ed ella rimase sola al suo interno. La povera figlia del mugnaio sedeva là e non sapeva come salvarsi la vita: non aveva la minima idea di come si potesse filare la paglia in oro, e la sua paura aumentò tanto che scoppiò a piangere. D’un tratto la porta si aprì di botto ed entrò un omino che disse: “Buona sera, signorina mugnaia, perché piangete tanto?”

“Ah,” rispose la fanciulla, “devo filare l’oro dalla paglia e non so come si fa.” Disse l’omino: “Che cosa mi dai se la filo io?” “La mia collana,” disse la fanciulla. L’omino prese la collana, sedette davanti all’arcolaio e schnurr, schnurr, schnurr, tirò tre volte (il filo) e riempì il fuso. Poi ne mise un altro e schnurr, schnurr, schnurr, tirò il filo tre volte e riempì anche il secondo; e così andò avanti fino al mattino, finché tutta la paglia era filata e tutti i fusi erano pieni d’oro.

All’alba venne il re, e quando vide l’oro, rimase di sasso e se rallegrò, ma il suo cuore divenne ancora più avido. Fece condurre la figlia del mugnaio in un’altra stanza piena di paglia, che era ancora più grossa, e ordinò che filasse ancora in una notte se aveva cara la vita. La fanciulla non sapeva come cavarsela e piangeva, ma all’improvviso la porta si aprì e l’omino comparve dicendo: “Cosa mi dai se ti filo la paglia in oro?”

“L’anello che ho al dito,” rispose la fanciulla. L’omino prese l’anello, si rimise a far ronzare l’arcolaio e alla mattina aveva trasformato tutta la paglia in luccicante oro. Il re si rallegrò oltre misura di quella vista, ma non ancora abbastanza sazio d’oro, di nuovo fece condurre la figlia del mugnaio in una stanza ancora più grossa piena di paglia e disse:”La dovrai filare ancora questa notte: e se ci riesci, diventerai la mia consorte.” “Anche se è la figlia di un mugnaio” pensò ” in tutto il mondo non troverò mai una donna più ricca.” Quando la fanciulla fu sola, l’omino tornò per la terza volta e disse: “Che cosa mi dai se filo la paglia anche questa volta?” – “Non ho più nulla che ti possa dare,” rispose la fanciulla. “Allora promettimi,” disse l’omino, “(che) quando sarai regina, mi darai il tuo primo bambino.” “Chissà come andrà a finire.” pensò la figlia del mugnaio (ma) siccome in quella grave necessità non sapeva che altro fare, promise all’omino quello che chiedeva, e l’omino ancora una volta filò la paglia in oro. E quando la mattina il re venne e lo trovò tutto, (proprio) come aveva sperato, convolò a nozze con lei, e la bella figlia del mugnaio divenne regina.

Dopo un anno dette alla luce un bel bambino e non si ricordava più dell’omino: quando questi entrò improvvisamente nella sua camera e disse: “Ora dammi quello che mi hai promesso.” La regina trasalì e offrì all’omino tutte le ricchezze del regno se le avesse lasciato il bambino: ma l’omino disse: “No, qualcosa di vivo mi è più caro di tutti i tesori del mondo.” Allora la regina cominciò a piangere e a disperarsi (tanto) che l’omino ebbe compassione di lei e disse: “Ti lascio tre giorni di tempo,” disse” Se per allora saprai come mi chiamo, potrai tenere il bambino….”

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