THOMAS MANN

Thomas Mann (1875 – 1955) è stato un celebre scrittore tedesco nato a Lubecca, in Germania, e morto a Zurigo, in Svizzera. Si considera, assieme a Theodor Fontane, da cui fu particolarmente ispirato, uno dei maggiori esponenti del movimento realista. Il suo nome è oggi uno dei più rinomati della letteratura tedesca.

Dapprima di vedute destrorse e nazionaliste (come emerge dagli scritti I pensieri sulla guerra” del 1914 e Considerazioni di un impolitico” del 1918), con l’ascesa di Hitler divenne un feroce avversario dell’antisemitismo e delle ideologie conservatrici della Germania nazista, cosa che lo portò a intraprendere l’esilio volontario negli anni ’30.

Nelle opere di Mann emerge sempre fortemente il dualismo tra il sentimento (espresso attraverso un amore non corrisposto o attraverso la passione per l’arte e la bellezza) e l’aridità della realtà circostante, in particolar modo di una borghesia fredda e materialista che si fa avanti, alla fine dell’Ottocento, sempre più spietata e attaccata all’accumulo di denaro. Tutto ciò riflette il pensiero dell’autore, ovvero l’inconciliabilità tra l’arte e la verità della vita borghese (fredda e austera, concreta e legata solamente ai valori del lavoro e del guadagno) mentre viene dettagliatamente a comporsi un perfetto e quantomai realistico ritratto della sua epoca contemporanea (o anche degli anni immediatamente precedenti), segnato dalla nascita di un capitalismo che va crescendo sempre più inesorabile sopprimendo gli ideali di inizio secolo dove il sentimento dominava l’arte e la vita (l’epoca del Romanticismo. Vai alla pagina su NOVALIS per saperne di più su questa corrente filosofica, artistica e letteraria).

Questo scenario, narrato quasi ossessivamente da Thomas Mann, è in realtà descrizione della sua realtà familiare, in quanto il padre tedesco Johann incarnava a pieno gli ideali della grigia borghesia di fine Ottocento, mentre la madre per metà brasiliana, Júlia da Silva Bruhns, aveva invece un’indole romantica e artistica più simile a quella dei suoi figli.

Con il padre, Mann visse sempre un rapporto conflittuale fino alla sua morte, nel 1892. Dopodiché, iniziò senza troppo entusiasmo una vita che cominciò a sentire subito come opprimente, incentrata sul lavoro e sulla carriera. Solo intorno al 1898 decise di seguire le orme di suo fratello maggiore Heinrich (autore del romanzo Il professor Unrat” che ha ispirato il film “L’angelo azzurro” del 1930 con Marlene Dietrich), ossia di dedicarsi finalmente ai suoi veri interessi e alle sue passioni.

Iniziò dunque con la pubblicazione di alcuni racconti brevi (il più fortunato dei quali fu “Il piccolo signor Friedemann” o Der kleine Herr Friedemann), per poi essere consacrato scrittore di fama mondiale attraverso la stesura di svariati romanzi, che nel 1929 gli fecero meritare il Premio Nobel per la letteratura.

Il primo e più celebre romanzo di Thomas Mann ha titolo “I BUDDENBROOK. DECADENZA DI UNA FAMIGLIA” (Buddenbrooks. Verfall einer Familie) e venne pubblicato nel 1901. Il racconto, fortemente autobiografico, racconta appunto della crisi dei valori della società borghese dell’Ottocento seguendo le vicende di più generazioni di una famiglia benestante di Lubecca dal 1835 al 1877. Lubecca, città natale dell’autore e fiorente centro economico tedesco, è l’ambientazione di una storia incentrata sugli affari e sulle interazioni familiari, i quali, di pari passo, vanno subendo un progressivo declino fino alla morte dei protagonisti, segnando l’anticamera di un’epoca arida e vuota che vede il crollo tutti gli ideali umanistici dell’inizio del secolo XIX.

Nel 1902 Mann scrisse il famoso racconto “TRISTANO” (Tristan), un’opera ambientata in un sanatorio dove il protagonista si trova coinvolto in un amore impossibile con una donna sposata. Anche qui emerge il leitmotiv delle opere di Mann, in quanto il marito della donna si rivela essere un capitalista freddo e spietato la cui indole cinica si contrappone al carattere fortemente romantico e sognatore della moglie e del suo innamorato. Resosi conto dei suoi sentimenti per la donna quando le sente suonare il “Tristano e Isotta” di Wagner al pianoforte (opera e soggetto volutamente imperniati di tutto il Romanticismo di inizio Ottocento), il protagonista dovrà però fare i conti con la realtà e la crudezza del mondo reale rinunciando inevitabilmente all’oggetto del suo desiderio e ai suoi ideali romantici, non senza un forte rimpianto.

Nel 1903 l’autore pubblicò tale racconto nella raccolta “Tristano. Sei novelle” (Tristan. Sechs Novellen), dove si trova anche il famoso testo autobiografico “TONIO KRÖGER” che venne pubblicato anche sulla rivista letteraria Neue deutsche Runschau. Il protagonista di quest’ultima novella, con nome spagnolo e cognome tedesco, presenta una forte dicotomia anche nel proprio animo: dalla madre ispanica ha infatti ereditato un animo sensibile e un temperamento spiccatamente artistico, mentre presenta un rapporto conflittuale con suo padre, tedesco autoritario legato solo al denaro. Desideroso di seguire il proprio istinto romantico, diversamente da come il padre vorrebbe, dopo la morte di quest’ultimo il giovane intraprende un viaggio in Italia dedicandosi al suo amore per l’arte e la letteratura, sebbene alla fine debba arrendersi all’idea che il suo destino sia inevitabilmente quello di essere un borghese dedito agli ideali materialistici della sua epoca.

Nel 1912 fu la volta de “LA MORTE A VENEZIA” (Der Tod in Venedig), il secondo più celebre romanzo dell’autore. Quest’opera, anch’essa incentrata sulla vita di un artista votato a ideali completamente diversi da quelli della società a lui contemporanea, è in realtà basata su un episodio vissuto come molto imbarazzante da Thomas Mann, relativo all’attrazione omosessuale che provò per un ragazzino polacco conosciuto in un viaggio a Venezia che compì assieme alla moglie Katharina Pringsheim. La storia narra infatti dell’amore proibito dello scrittore Gustav von Aschenbach per un giovane e bellissimo ragazzo polacco conosciuto a Venezia durante un viaggio alla scoperta del mondo dopo essere rimasto vedovo. La sua ossessione per lui è tale da spingerlo a ricercare una giovinezza perduta e purtroppo non più raggiungibile, per poi lasciarsi morire di colera durante un’epidemia per non abbandonare l’oggetto di questa sua ossessione.

Nel 1924 venne pubblicato un altro importantissimo romanzo: “LA MONTAGNA INCANTATA” (Der Zauberberg, letteralmente “La montagna magica”), dove con questo nome si intende il sanatorio in Svizzera dove viene chiuso il protagonista per sette anni a causa della tubercolosi. Questo romanzo vuole dare una precisa descrizione della società di inizio Novecento raccontata attraverso vari e bizzarri personaggi incontrati dal protagonista durante sua degenza, per poi concludersi con il suo arruolamento nella Prima Guerra Mondiale non appena guarito, come a simboleggiare un ritorno alla realtà dopo aver vissuto per anni in un mondo di fantasia quasi sospeso nel tempo.

Dal 1933 al 1943 Thomas Mann lavorò alla stesura del romanzo in quattro parti “GIUSEPPE E I SUOI FRATELLI” (Joseph und seine Brüder) ispirata alle vicende bibliche di Giuseppe l’interpretatore di sogni. Il romanzo è composto appunto da quattro libri: “Le storie di Giacobbe” (Die Geschichten Jaakobs), “Il giovane Giuseppe” (Der Junge Joseph), “Giuseppe in Egitto” (Joseph in Ägypten) e “Giuseppe il Nutritore” (Joseph der Ernährer). Il tema scelto vuole essere una polemica verso l’antisemitismo presente in Germania negli anni della pubblicazione del romanzo. Mann, schieratosi  ferocemente contro il Nazismo e il Fascismo, emigrò infatti nel 1933, per vivere dapprima in Svizzera, poi in Francia e infine negli Stati Uniti, dove gli venne offerta una cattedra all’Università di Princeton. Tornò in Europa solo nel 1954, ma mai più in Germania (salvo sporadiche occasioni).

Penultimo suo grande romanzo fu il “DOTTOR FAUSTUS” (Doktor Faustus) iniziato nel 1943, opera ispirata al “Faust” di Johann Wolfgang von Goethe, a sua volta ispirata a “La tragica storia del Dottor Faust” di Christopher Marlowe. Goethe fu infatti l’autore che maggiormente ispirò gli scritti di Thomas Mann, anche se in quest’opera, che altro non è che una rivisitazione della storia cinquecentesca del Faust riletta in chiave moderna, vi sono riferimenti anche a Lev Tolstoj, Fëdor Dostoevskij, Friedrich Nietzche e Sigmund Freud. Poco dopo, nel 1949, cioè due anni dopo la pubblicazione definitiva del romanzo, Thomas Mann fu appunto insignito del premio letterario “Goethe” a Francoforte sul Meno.

Altre opere ispirate a Goethe furono “CARLOTTA A WEIMAR” (Lotte in Weimar) del 1939 e il saggio “Goethe e Tolstoj” del 1923.

L’ultimo suo romanzo fu l’incompiuto “CONFESSIONI DEL CAVALIERE D’INDUSTRIA FELIX KRULL. PRIMA PARTE DELLE MEMORIE” (Bekenntnisse des Hochstaplers Felix Krull. Der Memoiren erster Teil) del 1954, pubblicato cioè un anno prima della morte dell’autore e ispirato a “Gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister” di Goethe, ma con il solito forte dualismo fra i desideri anticonvenzionali di un giovane rampollo dell’alta borghesia e i suoi doveri verso la sua famiglia e la società a lui contemporanea.

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