OSKAR PANIZZA

Leopold Hermann Oskar Panizza (o semplicemente “Oskar Panizza”) è stato un importante medico psichiatra e scrittore tedesco nato in Baviera nel 1853 e morto nel 1921.

Di religione pietista, venne considerato un folle ai suoi tempi e costretto alla degenza in un ospedale psichiatrico, dove morì.

 I contenuti delle sue opere furono sempre fortemente provocatori ed anticonformisti, rendendo difficile stabilire la corrente letteraria a cui potesse appartenere. Secondo i maggiori esperti, il suo stile può essere collocato tra il Naturalismo (a cui apparteneva anche lo scrittore francese Émile Zola) e l’Espressionismo, che prese piede soprattutto negli anni dopo la Prima Guerra Mondiale, e quindi ebbe maggior influenza sull’autore soprattutto nell’ultimo periodo della sua vita.

La sua prima opera di successo furono i “Canti malinconici” (Düstere Lieder), una raccolta di poesie pubblicata nel 1885 ispirata a Heinrich Heine e Ludwig Tieck. Nel 1887 fu la volta dei “Canti Londinesi” (Londoner Lieder) scritti durante un suo soggiorno in Inghilterra, a cui seguirono la raccolta “Sul leggendario e sul fiabesco” (Legendäres und Fabelhaftes) del 1889, i “Racconti crepuscolari” (Dämmerungsstücke) del 1890, ispirati ad Edgar Allan Poe, e infine “L’illusionismo e la salvezza della personalità” (Der Illusionismus und die Rettung der Persönlichkeit) del 1895.

Tra le sue opere più famose si ricordano: “La fabbrica di uomini” (Die Menschenfabrik) del 1890, “Genio e pazzia” (Genie und Wahnsinn) del 1891 e “Dal diario di un cane” (Aus dem Tagebuch eines Hundes) del 1892. Non ultimo, vi è la famosa tragicommedia “Il concilio d’amore” (Das Liebeskonzil) del 1894.

“La fabbrica di uomini” è in assoluto l’opera che lo ha maggiormente consacrato. Considerata precursore dei romanzi, basati su un futuro distopico, “Il mondo nuovo” di Aldous Huxley e “1984” di George Orwell (rispettivamente scritti nel 1932 e nel 1948), è basata sugli studi di Panizza relativi alla psichiatria. Non ultimo, vi viene fatta una più che velata critica alla società moderna nel suo tentativo di costruire un uomo perfetto, una specie di “Frankenstein”, che tuttavia risponde in maniera negativa ed imprevista alle aspettative poiché schiacciato da una realtà alienante e oppressiva.

Temi profondamente legati alle distorsioni della mente umana in risposta ad alienanti stimoli sociali e religiosi (ma anche al tipo di educazione che viene impartita fin dall’infanzia) vengono affrontati poi anche nelle opere “Il rospo giallo” (Die gelbe Kroete) del 1896 e “Il tizio dei corsetti” (Der Korsett), due romanzi molto scandalosi per l’epoca, in cui vengono rivelati profondi tabù dell’animo umano.

In “Dal diario di un cane”, poi, Panizza affronta il tema dell’irrazionalità del vivere moderno e del ridicolo comportamento del genere umano mettendosi proprio nei panni di un cane, cioè di una figura totalmente estranea alle convenzioni sociali, in grado di descrivere la vita borghese da un punto di vista del tutto distaccato.

 Tutto ciò fece condannare nel 1895 lo scrittore a un anno di prigione per oltraggio alla religione cattolica. Due delle opere che lo compromisero maggiormente furono “L’immacolata concezione dei Papi” (Die unbefleckte Empfängnis der Päpste) del 1893 e “Il museo delle cere” (Das Wachsmuseum) dello stesso periodo. In realtà, però, lo scrittore si era espresso in maniera molto compromettente anche in “La locanda della trinità” e in “Scandalo in convento”, parlando senza tabù dell’ermafroditismo.

Uscito dal carcere, emigrò prima in Svizzera (Zurigo) e poi a Parigi, dove nel 1898 scrisse il trattato “Psichopatia criminalis” e nel 1899 la sua più famosa raccolta di poesie, “Parisjana”. Tuttavia, i contenuti dell’opera portarono Panizza a un secondo arresto, stavolta per “lesa maestà”.

La sua ultima opera fu “Visioni del crepuscolo” (Visionen der Dämmerung) del 1914.

TORNA ALLA LETTERATURA TEDESCA