OPERAZIONE BARBAROSSA

Questa pagina tratterà della seconda fase del conflitto armato chiamato Seconda Guerra Mondiale (1939-1945) dal punto di vista tedesco, ricordando che gli appunti presenti sono informazioni di carattere generale, che non vogliono sostituirsi alle informazioni più dettagliate presenti nei libri di storia.

Come già precedentemente spiegato (vai al LINK) gli eventi della Seconda Guerra Mondiale possono essere divisi in tre gruppi:

  1. 1939- 1941:  Germania e Unione Sovietica sono alleate
  2. 22 giugno 1941 – 1943 : la Germania guida l’offensiva
  3. 1943 – 1945: Controffensiva sovietica e Germania costretta alla ritirata

Per avere informazioni sugli ulteriori eventi della Seconda Guerra Mondiale, sempre vissuti dalla Germania nazista, si vada alle altre pagine della sotto-sezione di storia tedesca. Link: http://parliamotedesco.altervista.org/blog/seconda-guerra-mondiale/

Per avere informazioni sugli eventi precedenti l’argomento di questa pagina, andare ai seguenti link: http://parliamotedesco.altervista.org/blog/soglie-del-conflitto/ 

 http://parliamotedesco.altervista.org/blog/il-patto-molotov-ribbentrop/

 http://parliamotedesco.altervista.org/blog/dal-1939-al-1941/

Una delle date più importanti del conflitto è il 22 giugno 1941, quando Hitler, a capo del Terzo Reich tedesco, decide di attuare l’operazione “Barbarossa” (“Unternehmen Barbarossa”), ovvero l’invasione dell’Unione Sovietica, venendo meno al patto Molotov-Ribbentrop che era stato firmato nel ’39 per assicurare la collaborazione tra il regime comunista sovietico e quello nazista tedesco.

Fino ad allora, Stalin ( a capo dell’Unione Sovietica o URSS) era stato fiducioso che Hitler non avrebbe potuto tradire il patto finché era impegnato sul confine ovest a combattere la Gran Bretagna, la quale, seppur invasa dalle truppe teutoni, era comunque alleata con la grande potenza americana, e poteva quindi contare sull’appoggio e sulla tecnologia di quest’ultima per contrattaccare egregiamente l’avanzata tedesca.

Hitler, invece, decide di attaccare l’URSS convinto che l’Inghilterra non sia in grado, per la situazione militare in cui si trova (nel ’41 l’esercito tedesco le infligge una sonora sconfitta in Egitto), di portare l’esercito nel continente e di iniziare una controffensiva. E’ quindi sicuro di non ritrovarsi la guerra su due fronti come era accaduto durante la Prima Guerra Mondiale: a ovest contro le potenze occidentali e a est contro l’Unione Sovietica.

L’idea di attaccare l’URSS era nei piani nazisti fin dall’inizio (il patto Molotov-Ribbentrop era stato firmato dalla Germania solo per evitare la guerra su due fronti), dal momento che per i tedeschi la guerra è portata avanti da ideali razzisti e antisemiti. Hitler sogna di espandere la Germania a est, e per farlo è necessario rompere il patto con la Russia e procedere all’avanzata verso oriente, attuando lo sterminio di massa delle popolazioni indigene (sostanzialmente ebrei e slavi) per fare posto alla Germania (Lebenstraum, progetto di vita, come venne chiamato dai nazisti). L’idea è che le popolazioni indigene sovietiche, sopravvissute allo sterminio, vengano deportate verso est, in Siberia, e le restanti siano comandate da un governatorato come era accaduto in Polonia a partire dal ’39, dopo l’invasione tedesca e sovietica.

L’invasione dell’URSS da parte dei nazisti è ricordata come la più grande che si sia mai vista al mondo: oltre 3 milioni di soldati impegnati su di un fronte di 2000 chilometri, di gran lunga superiore a quello che nel 1812 aveva tentato di fare Napoleone durante la Campagna di Russia, sebbene con un’armata gigantesca per quell’epoca.

Assieme alla Germania combattono diverse nazioni, mosse da sentimenti differenti:

  • ITALIA: Mussolini vuole sconfiggere una volta per tutte il partito bolscevico russo e spartirsi il bottino con la Germania al termine della guerra
  • ROMANIA: la Romania vuole riprendere i territori della Burgonia e della Bessarabia che all’inizio della Guerra (1940) ha dovuto cedere all’Unione Sovietica. In più, il governo dittatoriale del maresciallo Antonescu condivide gli ideali razzisti di Hitler
  • UNGHERIA: Anch’essa una dittatura sotto Horthy, vuole riprendersi alcune terre fra cui la Transilvania, e collabora fin dall’inizio col governo nazista
  • SLOVACCHIA: la Slovacchia decide di affrontare la Russia per schierarsi contro il “Bolscevismo Giudaico”

Un caso a parte è invece quello della Finlandia, che attacca sì l’URSS, ma separatamente da Hitler, iniziando una guerra indipendente per rendersi completamente autonoma da Stalin: la Finlandia, infatti, dopo anni di sottomissione all’impero zarista, era riuscita nel ’39 a sgominare l’esercito russo nella “Guerra d’Inverno“, pur non possedendo armate di dimensioni paragonabili a quelle sovietiche, e a ricacciarlo nei propri territori. La Russia si era aggiudicata solo una piccola parte della Finlandia (la Carelia) e ora il Paese scandinavo voleva passare al contrattacco per  riprendersi anche quell’area e ribadire la propria autonomia. Ecco perché l’attacco finlandese avviene in maniera separata da quello tedesco, seppur nello stesso periodo.

La sconfitta russa da parte della Finlandia fa sì che i nazisti sottovalutino la capacità di difesa sovietica e procedano all’avanzata in tre direzioni: a nord verso Leningrado, a sud verso il Volga e nell’area centrale verso Mosca, passando da Smolensk. Il piano di Hitler è quello di attuare la cosiddetta “Guerra lampo” (Blitzkrieg).

OPERAZIONE BARBAROSSA
Le tre direzioni nelle quali procedette l’operazione Barbarossa. Immagine tratta da “Scintille”, sussidiario per la V classe. Edizioni Juvenilia, Bergamo, 1964. Pagina 117.

Un fatto da considerare è che la Bulgaria (che all’inizio della guerra, nel ’40, si è già aggiudicata parte della Jugoslavia), seppur alleata della Germania e decisa a riprendersi nuove terre per ridare vita al progetto Ottocentesco della “Grande Bulgaria“, decide di evitare la partecipazione all’attacco: la Bulgaria ha infatti ottenuto l’indipendenza con modalità simili al partito bolscevico nel ’17, e in più la sua indipendenza è stata favorita dalla Russia che ha contrastato anni prima l’avanzata dell’Impero ottomano verso nord-ovest, proteggendo i confini bulgari. In virtù di ciò, questo Paese decide di non unirsi ai reggimenti di Hitler e di astenersi dall’attacco all’URSS, cosa che, nel ’45, gli eviterà una sonora sconfitta e farà sì che il governo vincitore gli riservi un trattamento meno penalizzante.

Il nome “Operazione Barbarossa” è un nome in codice ideato dai Nazisti per ispirarsi alle gesta di Federico I Barbarossa, imperatore del Sacro Romano Impero (che anticamente comprendeva la Germania). In quegli anni, infatti, il sentimento nazionalista era arrivato al suo culmine, e personaggi dell’antica storia tedesca erano stati ripresi e riconsiderati per far nascere un profondo sentimento bellico e patriottico all’interno dei vari reggimenti (è il caso anche di Giovanna D’Arco in Francia, durante la Prima Guerra Mondiale).

L’Operazione Barbarossa –  e quindi l’invasione della Russia nel ’41 – cambiano il panorama di tutta la guerra: è da questo momento in poi che il conflitto, per via del coinvolgimento di così tanti Paesi, diventerà mondiale (da non dimenticare che nello stesso anno entra in guerra anche il Giappone contro gli Stati Uniti).

E fin dai primi momenti dell’avanzata, nelle terre dell’Europa dell’est vengono subito fatti milioni di prigionieri. Nessuno ha la forza di contrastare l’avanzata tedesca, tant’è vero che già a luglio Hitler e i suoi generali sono convinti di aver vinto la guerra.

Vengono inoltre fatte avanzare, assieme alle truppe, gli Einsatzgruppen, dei gruppi speciali che hanno il compito di seguire le armate e procedere a fucilazioni di massa durante l’avanzata.

Il progresso della tecnologia tedesca fa sì che si possa procedere con i carri armati anziché con la fanteria come aveva fatto un secolo prima Napoleone (vai alla pagina dedicata al PANZER per saperne di più). Inoltre, vista la mole enorme di prigionieri, nello stesso anno si decide il loro sterminio di massa nei campi di concentramento o Konzentrationslager , che erano stati aperti l’anno prima e che adesso vengono trasformati in veri e propri “campi di sterminio“, dove vengono condotti ebrei e slavi (ma anche detenuti comuni) per essere uccisi attraverso le camere a gas (molti di coloro che vi vengono deportati sono sfuggiti alle fucilazioni degli Einsatzgruppen). I campi di sterminio (detti anche “Lager”, dall’abbreviazione della parola tedesca) più famosi e dove, alla fine della guerra, si conta il maggior numero di vittime sono: Auschwitz (Polonia), Mauthausen – Gusen (Austria), Buchenwald (Germania) e Bergen – Belsen (Germania), anche se il più antico è quello di Dachau, in Baviera, presente dal 1933.

Tutto ciò creerà un paradosso nazista: Hitler voleva infatti cercare di “germanizzare” l’Europa orientale da lui conquistata, mentre lo sterminio degli ebrei dell’Europa Orientale – soprattutto yiddishcancellerà gran parte della cultura tedesca dalla carta geografica, dal momento che quella particolare comunità ebraica condivideva la lingua e molte tradizioni, nonché gran parte di storia, con il popolo teutone. La decisione dello sterminio verrà presa definitivamente alla conferenza di Wannsee, a Berlino, il 20 gennaio 1942.

In Ucraina vengono posti dei generali tedeschi col ruolo di “governatori“, per comandare le terre conquistate dalla Germania intanto che Hitler è impegnato nell’avanzata. Il governo ucraino si offre di collaborare col regime nazista, ma Hitler rifiuta categoricamente il loro aiuto per ragioni razziali.

Leningrado viene assediata per oltre 1.000 giorni, ma i tedeschi non riescono a entrare nella città. Mosca viene raggiunta nell’ottobre del ’41, e all’inizio il governo bolscevico decide di attuare la tattica della “terra bruciata” a scapito della popolazione indigena, per fermare l’avanzata tedesca. 4 milioni di russi vengono fatti prigionieri dai nazisti, e di questi solo poco più di 1 milione sopravviverà.

A questo punto l’Unione Sovietica è sul punto di cedere. La situazione creatasi fa pensare che i tedeschi avranno la meglio. Ma tutto cambia col sopraggiungere dell’inverno: l’inverno blocca infatti l’Operazione Barbarossa, decretando la fine della “Guerra lampo”. Il terribile “inverno russo riesce a cambiare le sorti dell’Unione Sovietica e della guerra in generale, costringendo i Nazisti a interrompere l’avanzata.

Questo dà il tempo ai russi di preparare la controffensiva, e ci riescono grazie a tre punti di forza:

  1. La Russia è militarmente preparata quanto la Germania, poiché attraverso i Piani Quinquennali di Stalin sono stati fatti passi da gigante nel settore industriale; quindi, il Paese può ancora disporre di un vastissimo arsenale bellico, nonostante le gravissime perdite subite a partire dall’estate. Nel novembre-dicembre del ’41 può inoltre contare sull’appoggio e sulla tecnologia degli Stati Uniti e della Gran Bretagna, che decidono di allearsi con la Russia per fronteggiare il nemico comune costituito dai nazisti (viene applicata la legge “Affitti e prestiti” ideata dal presidente americano Roosevelt nel marzo 1941 per rifornire la Russia di materiale bellico).

2)  I giapponesi mantengono la promessa (patto di non aggressione dell’aprile del ’41) di non attaccare i confini russi a est, rimanendo fedeli al patto Molotov-Ribbentrop, e si lanciano invece in una guerra contro gli Stati Uniti, nel Pacifico. La sicurezza di non dover aspettarsi una guerra su due fronti e poter beneficiare di confini protetti a est è un enorme punto a favore dei russi.

3) Infine, c’è il fatto che il territorio russo, senza contare i Paesi dell’Unione Sovietica, è molto vasto e può quindi fare appoggio su numerosi reggimenti e su armate numerosissime, come i battaglioni siberiani.

Prima di iniziare l’offensiva, però, Stalin decide di aderire alla “Carta Atlantica“, un documento che sottoscrivono anche il primo ministro inglese Churchill e il presidente americano Roosevelt e che costituirà la base per la nascita delle Nazioni Unite. L’alleanza fra Stalin e i governi americano e britannico cadrà però dopo la fine della guerra.

L’inizio della controffensiva russa prende vita il 7 novembre 1941, anniversario della Rivoluzione d’Ottobre del 1917, con la quale era ufficialmente nata l’Unione Sovietica. Era infatti usanza che ogni anno, in quel giorno, Stalin tenesse un discorso commemorativo dell’evento sulla Piazza Rossa, a Mosca, ricordando Lenin (fondatore dell’unione) e la sconfitta dell’Armata Bianca formata dai generali fedeli allo zar, che era stato costretto alla fuga dai Comunisti.

Quell’anno, però, la Piazza Rossa è inagibile perché bombardata, e il discorso viene tenuto nella metropolitana di Mosca, dove Stalin, anziché parlare della presa del Palazzo d’Inverno del 7 novembre del ’17, ricorda ai suoi concittadini – come avevano fatto i tedeschi con Barbarossa e i francesi con Giovanna D’Arco – le grandi battaglie del passato che avevano visto la Russia come potenza vincitrice su un invasore. Oltre a figure come Aleksandr Nievskij, in particolar modo viene ricordato il grande incendio di Mosca del 1812 in cui l’esercito di Napoleone era stato sconfitto dalla Russia durante la Guerra Patriottica. Il discorso produce subito molto scalpore, in quanto mai prima di allora un capo bolscevico aveva citato una gloria della Russia zarista. Ciò costituisce la svolta di tutta la guerra, che sarà ricordata in Russia come “Grande Guerra Patriottica“, riprendendo il nome della grande impresa portata a termine dal generale Kutuzov contro la Grande Armata (Grande Armée) napoleonica nel XIX secolo.

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