LE OLIMPIADI DI BERLINO 1936

Nel 1936, dal 1° al 16 agosto si tenne a Berlino l’ XI edizione dei giochi olimpici.

Per l’occasione, venne costruito l’imponente Olympiastadion, lo stadio che all’epoca ospitò i giochi olimpici e che ancora oggi costituisce lo stadio più importante di tutta la capitale di Berlino.

A quell’epoca, la Germania si trovava a vivere un periodo storico molto particolare, in quanto dal 1933 era asceso al potere Adolf Hitler, leader del partito nazionalsocialista tedesco dei lavoratori, detto anche “partito nazista“. La sua ascesa aveva determinato l’introduzione di un regime totalitario in tutto il Paese, chiamato appunto ” regime nazista “, con Hitler come dittatore (o “führer”, cioè “comandante”) della Germania.

 Il partito di Hitler si faceva portavoce degli ideali xenofobi, razzisti e antisemiti che all’epoca si diceva fossero condivisi dalla maggior parte della cittadinanza, poiché, dopo la sconfitta della Prima Guerra Mondiale e le pesanti sanzioni che erano state imposte alla Germania nel 1919, della terribile crisi politica ed economica che aveva caratterizzato gli anni del dopoguerra erano stati accusati, dai partiti di destra, in particolar modo i numerosi stranieri presenti all’interno del Paese. Si dava infatti la colpa alla frammentazione interna della società se la Germania era stata così solennemente sconfitta e messa in ginocchio dalle altre potenze europee, pertanto il nazismo, movimento politico fortemente destrorso, una volta al potere si era prefissato di eradicare questa frammentazione affinché la Germania potesse risorgere una volta per tutte e non ritrovarsi a vivere nuovamente l’esperienza drammatica appena passata.

Tra le minoranze additate – e successivamente addirittura perseguitate – vi erano soprattutto i cittadini di religione e razza ebraica, poiché accusati di vedute filo-straniero, filo-comuniste e soprattutto di arricchimento personale alle spalle della nazione, poiché all’epoca gli ebrei occupavano la maggior parte delle posizioni di potere all’interno del Paese. Così, per creare una Germania compatta dal punto di vista razziale e religioso – ma soprattutto ideologico – il nazismo non aveva scrupolo di arrivare anche alla violenza, e a episodi di omicidio e genocidio che videro il loro apice durante la Seconda Guerra Mondiale (1939 – 1945).

In un clima politico così delicato, i governi stranieri si chiesero se fosse il caso di mandare i propri atleti a Berlino per le Olimpiadi, visti i potenziali rischi per il normale svolgimento dei giochi di quell’edizione, dal momento che vi avrebbero partecipato concorrenti di tutte le razze e le nazionalità. Ma nonostante la titubanza iniziale, alla fine venne deciso di non spostare la sede olimpica, sia perché la decisione di svolgere i giochi in Germania era stata presa prima dell’ascesa di Hitler, nel 1931 (e ormai tutti i preparativi erano stati portati a compimento), sia perché il partito nazista, vedendo nell’evento una buona occasione di propaganda, si era mostrato ben disposto ad accogliere atleti di ogni razza e colore nonostante le proprie convinzioni ideologiche. Fu così che i giochi si svolsero come prestabilito, anche se le Olimpiadi del 1936 vennero ricordate per sempre col nome di “Olimpiadi naziste“.

Quella edizione delle Olimpiadi fu particolarmente importante anche per altre ragioni: innanzitutto perché fu la prima ad essere ripresa in televisione; in più perché vi fu introdotta un’usanza che viene rispettata ancora oggi: l’apertura dei giochi attraverso l’accensione della fiaccola olimpica trasportata dai tedofori.

JESSE OWENS
Jesse Owens.

L’evento più famoso delle Olimpiadi di Berlino, tuttavia, riguardò un atleta americano di nome Jesse Owens (vero nome: James Cleveland Owens), il vero campione di quella edizione. Jesse Owens vinse infatti a Berlino ben 4 medaglie d’oro in meno di una settimana; in ordine cronologico: nei 100 metri piani, nel salto in lungo, nei 200 metri piani e nella corsa a staffetta. Ma essendo l’atleta di colore, negli anni è nata e si è diffusa la leggenda che, durante la premiazione, Hitler, presente ai giochi in quanto capo dello Stato, si fosse rifiutato di stringergli la mano non riconoscendo a un atleta afroamericano le straordinarie vittorie riportate.

Questa leggenda, ormai famosissima, è tuttavia priva di fondamento ed è stata da tempo smentita dai filmati dell’epoca. Tuttavia, costituisce il principale evento per il quale sono ricordate le Olimpiadi di Berlino 1936.

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