NOVALIS

Novalis (pronuncia Novàlis), pseudonimo di Georg Friedrich Philipp Freiherr von Hardenberg (1772 – 1801), è stato un importantissimo poeta, scrittore, filosofo e teologo tedesco esponente del Romanticismo, il movimento culturale europeo di inizio Ottocento, nato in Germania a partire dallo Sturm und Drang, che esaltava il sentimento e le passioni. 

NOVALIS

Novalis viene considerato il principale fondatore del movimento romantico, che dalla Germania si propagò in tutta Europa: Francia, Inghilterra e Italia furono infatti tra i principali Paesi stranieri in cui il Romanticismo tedesco ebbe sviluppo. Membro del circolo romantico di Jena, Novalis fu allievo di Friedrich Schlegel, considerato anch’esso uno dei fondatori del movimento assieme al fratello Wilhelm August.

Tra i temi fondamentali del movimento romantico vi erano:

  • l’esaltazione dei sentimenti, del sogno e di tutto ciò che è irrazionale e fuori controllo da parte della ragione umana;
  • la concezione di infinito, ossia il concetto di caos ed eternità immanente all’interno della realtà e della natura, al quale il poeta o intellettuale romantico desidera in tutti i modi riallacciarsi dando pieno sfogo alla sua interiorità;
  • il concetto di “sublime”, ovvero la sensazione di terrore e allo stesso tempo di incanto generato dall’infinito e dalla contemplazione della natura come parte di esso. Nella concezione romantica del termine, “sublime” è tutto ciò che angoscia e spaventa per la sua grandezza, complessità e incontrollabilità, dando però all’osservatore – e al poeta, in particolar modo – una sensazione piacevole, quasi di estasi di fronte alla sua immensità, che si trasforma in bellezza (Esempio: “Tacito orror di solitaria selva”, sonetto CLXXIII di Vittorio Alfieri);
  • la “Sehnsucht”, cioè la “nostalgia”, ovvero il malessere generato dalla continua ricerca dell’infinito, tale da portare il soggetto a rifugiarsi in una dimensione interiore o in luoghi ameni, al di fuori dello spazio e del tempo (esotismo) per trovare conforto dai limiti oppressivi della realtà limitata. La natura diventa quindi una sorta di consolatrice da questo senso di nostalgia e di oppressione, oppure un luogo che rispecchia pienamente i sentimenti del poeta (“sol nei deserti tacciono i miei guai”, sonetto CLXXIII di Vittorio Alfieri); spesso, tuttavia, questo senso di nostalgia è rivolto anche verso il passato e alcuni fatti concreti realmente accaduti nella gioventù del poeta (“Tempi gelosi, è possibile che questi momenti d’ebbrezza,/In cui l’amore a lunghi flotti ci versa la felicità,/Se ne volino via lontano da noi con la stessa velocità/Dei giorni di tristezza?”, dalla poesia “Il lago” di Alphonse Lamartine).
  • Il “titanismo”, ossia il paragone tra lo sforzo compiuto invano dal Romantico per uscire dagli schemi convenzionali onde ricongiungersi con l’infinito (inteso come il caos primordiale, ciò da cui discende tutto l’universo) con quello delle figure mitologiche dei Titani (cioè “i puniti”), simbolo del caos, che lottavano invano per uscire dalla prigione in cui Zeus li aveva relegati al fine di mantenere l’ordine cosmico (Esempio: “La sconfitta dei Titani” di John Keats).
  • L’ironia, ossia la consapevolezza dei limiti umani e dell’inutilità e finzione delle convenzioni sociali, la quale si traduce in un atteggiamento ironico verso i grandi ideali del proprio secolo.

Il movimento romantico, evoluzione dello Sturm und Drang (“Tempesta e Istinto”), nacque come forma di rigetto delle teorie illuministe del Settecento, che vedevano nella scienza e nell’utilizzo della ragione l’unica chiave di lettura per decifrare il “codice” della realtà fenomenica. Al contrario degli Illuministi, che rigettavano la superstizione e la spiritualità, i Romantici si facevano portavoce dell’interiorità, della soggettività delle interpretazioni, dell’irrazionalità che domina il mondo riscoprendo anche la religione e l’occultismo.

Un altro concetto portato avanti dal Romanticismo fu il patriottismo e il concetto di popolo e nazione; questo si contrapponeva al concetto illuminista secondo cui tutti gli uomini sono uguali in quanto tutti dotati della medesima capacità di ragionamento, che aveva per conseguenza il rigetto del concetto di “nazionalità” e di appartenenza a un determinato popolo: per i Romantici, invece, lo studio delle superstizioni popolari e del folklore porta a riscoprire le proprie origini, la cultura propria di un determinato popolo piuttosto che un altro, e quindi a difendere la propria terra e il proprio Paese per non perdere questa ricchezza culturale che è parte della propria identità. Per questa ragione, in questo periodo si assiste alla massima esaltazione della storia, dell’archeologia e della glottologia.

Oltre che alla nascita del movimento romantico, a Novalis si deve anche la creazione del suo simbolo, che venne adottato in tutta Europa: il nontiscordardimé o fiore azzurro (Blaue Blume), metafora degli sforzi titanici dell’uomo per raggiungere l’infinito, benché la natura umana rimanga sempre solo piccola cosa di fronte a esso. In Novalis è possibile trovare una sorta di “esasperazione” della spiritualità romantica, animata dalla convinzione che possa essere raggiunto un perfetto equilibrio tra finito e infinito nella realtà fenomenica (idealismo magico).

La metafora del fiore azzurro risale al romanzo Heinrich von Ofterdingen” scritto da Novalis tra il 1799 e il 1801, poco prima della sua morte che avvenne per turbercolosi: il protagonista della vicenda, un Minnesänger, e cioè un cantore medievale dell’amor cortese, decide di intraprendere un viaggio, proprio alla ricerca del fiore simbolo della poesia e del desiderio di comunione con l’infinito.

Oltre a quest’opera, altre famosissime composizioni di Novalis furono gli “Inni alla notte” (Hymnen an die Nacht) scritti tra il 1797 e il 1800, per un totale di sei inni; i frammenti “Polline” (Blütenstaub) del 1798; e il romanzo I discepoli di Sais” (Die Lehrlinge zu Sais) scritto tra il 1798 e il 1799.

Una delle affermazioni più importanti di Novalis è: “Filosofia è propriamente nostalgia, un istinto, soprattutto di essere a casa” (Die Philosophie ist eigentlich Heimweh, ein Trieb, überall zu Hause zu sein). Con queste parole, il poeta vuole esprimere la funzione principale della filosofia di rendere noto ciò che ignoto, familiare all’uomo ciò che invece per natura è estraneo alla sua mentalità. Di nuovo l’autore riporta a galla il concetto di “sublime” e di “Sehnsucht” tipica del Romanticismo.

La grande spiritualità di Novalis è apprezzabile soprattutto in opere come “La cristianità, ovvero l’ Europa” (Christenheit oder Europa) del 1799, la quale, analizzando l’evoluzione dei princìpi cristiani nel tempo, dal cattolicesimo del Medioevo alla Rivoluzione francese, auspica un ritorno a una nuova spiritualità dopo la disgregazione dell’identità cristiana europea avviata dagli Illuministi. Questa tematica è presente anche nei “Canti spirituali” (Geistliche Lieder), sempre del 1799, e nei “Canti di Maria” (Marienlieder) scritti nello stesso anno.

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