LA NASCITA DELL’ ALBERO DI NATALE

Quella dell’albero di Natale (Weihnachtsbaum) è sicuramente l’usanza più diffusa e conosciuta riguardo al Natale, ma come questa sia nata si perde nella notte dei tempi.

Si sa con certezza che è stato il popolo tedesco a farla conoscere al mondo intero, ma già alcuni popoli in epoca pre-cristiana avevano rituali e festività in cui erano soliti agghindare gli alberi in segno di prosperità.

In Germania, in epoca pagana, l’abete (Tannenbaum) era uno degli alberi sacri a Odino, il re degli dèi del nord (che tra l’altro, si dice, fu appiccato all’albero cosmico Yggdrasil). Presso i popoli celtici, di fede animista, l’abete era inoltre considerato un albero magico poiché il suo essere sempreverde simboleggiava la vita e l’immortalità. Era usanza, durante le festività legate al solstizio d’inverno (occorre spiegare che per gli antichi Celti tutti i momenti che scandiscono un passaggio temporale erano considerati magici), ornare i suoi rami con delle candele, simbolo della luce del giorno che sarebbe stata sopraffatta dalla notte fino all’equinozio di primavera.

I Romani, che ebbero modo di entrare in contatto coi Celti in svariate occasioni (la Gallia Transalpina e la Gallia Cisalpina erano due province romane abitate da tribù di origine celtica), avevano imparato da questo popolo a considerare l’abete un albero di buon auspicio. Si deve anche a loro, oltre che ai Celti, l’usanza di collegare questa pianta alle festività di inizio anno (Calende di Gennaio), proprio perché si diceva che regalarne un rametto portasse fortuna per l’anno nuovo. Anche decorare la propria casa con rami di abete (o di pino) veniva considerato di buon augurio, assieme alla loro decorazione con alcuni frutti, rituale presente anche presso i Vichinghi (o Normanni).

Tra molti popoli pagani e slavi era uso anche bruciare nel camino i ceppi di alcuni alberi sacri (quercia, pino, frassino e betulla), tra i quali primeggiava l’abete. Le ceneri di tali alberi erano considerate magiche, in grado di proteggere la casa dai fulmini durante i temporali e di dare fertilità al terreno. Per questo motivo, venivano conservate nei mesi invernali e utilizzate per la semina dei campi della primavera successiva.

Con l’avvento del cristianesimo, poi, molte feste pagane vennero trasformate in feste cristiane. Una di queste fu appunto quella celtica e scandinava del solstizio d’inverno, che venne sostituita dal Natale, la festa della nascita di Gesù Cristo luce del mondo. La tradizione di ornare le case con rami d’abete non venne dunque perduta, ma le venne dato un nuovo significato: i primi cristiani collegarono infatti l’albero simbolo di immortalità a Gesù Cristo, poiché quest’ultimo veniva detto da san Giovanni evangelista essere “la via, la verità e la vita”. Dopodiché, l’abete iniziò ad assumere anche molti altri significati, tanto numerosi quanti sono i riferimenti al legno e agli alberi che si trovano nella Bibbia: la Croce, l’albero di Jesse (da cui discende Gesù), l’Arca di Noè, l’albero della conoscenza del bene e del male e infine il suo opposto, l’albero della vita custodito nel giardino dell’Eden. Per questa ragione, nella Germania medievale, ogni vigilia di Natale veniva utilizzato un abete per allestire in piazza i “Giochi di Adamo ed Eva” (Adam und Eva Spiele), una rappresentazione teatrale della cacciata dell’uomo dal Paradiso Terrestre.

L’abete rappresentava poi anche il Regno dei Cieli, che in una famosa parabola narrata nei quattro Vangeli viene paragonato a un chicco di senape che cresce e “diventa un albero, tanto che vengono gli uccelli del cielo e si annidano fra i suoi rami” (Matteo 13,31-32). Secondo una teoria, la forma triangolare dell’abete potrebbe anche essere il simbolo della Trinità.

Infine, anche la tradizione pagana di bruciare ceppi d’abete nel camino continuò a perdurare, ma non vi sono testimonianze che ciò sia avvenuto nel mondo cristiano prima del 1184. A questa data risalgono infatti i documenti che ne testimoniano l’usanza in Assia e in Vestfalia, e dunque in Germania.

Con l’istituzione del Natale, poi, nacque anche la tradizione di far ardere i ceppi in un periodo dell’anno molto preciso, e cioè nelle 12 notti che vanno da Natale all’Epifania (i cosiddetti “dodici giorni di Natale”), in segno di benedizione e di prosperità. Le ceneri bruciate dai contadini del XIX secolo venivano utilizzate anch’esse per la semina, come nei secoli pagani, ma anche per riaccendere il fuoco dove ardere un nuovo ceppo l’anno successivo. Dal ceppo natalizio è derivata la forma del dolce tipico delle feste natalizie che viene preparato in Italia e in Francia, il “tronchetto di Natale”.

Nonostante ciò, non era tradizione – almeno conosciuta – che i primi cristiani cattolici usassero decorare gli abeti con luci e palline come facevano i pagani. La tradizione dell’albero di Natale, così come la conosciamo oggi, divenne infatti popolare a partire dai protestanti (e dunque a partire dal Cinquecento), per poi diffondersi molto più tardi anche tra i cattolici.

Una delle ragioni è che, secondo la leggenda, l’inventore dell’usanza fu proprio Martin Lutero, l’autore della Riforma Protestante iniziata nel 1517. La leggenda vuole che non vi fosse un intento religioso nell’invenzione del monaco, bensì quello di riprodurre un affascinante spettacolo naturale a cui aveva assistito nel bosco una notte che era andato a far legna per prelevare un ceppo da ardere (vai alla pagina dedicata a LE FESTE NATALIZIE per saperne di più). Da allora, questa usanza si sarebbe propagata in diverse città tedesche, come Brema (dove nel 1570 venne decorato un grande abete con mele, noci e datteri) e Strasburgo, oggi appartenente alla Francia ma un tempo situata in Germania (dove già dal 1605 i cittadini erano soliti decorare le loro case con abeti agghindati a festa).

“L’albero della vita” di Gustav Klimt.

Un’altra leggenda, però, vuole che siano stati i fornai di Friburgo (nome per esteso: Friburgo in Brisgovia), nel Land del Baden-Württemberg, ad avere l’idea di decorare gli abeti coi loro dolci, già un secolo prima di Lutero.

Un’altra leggenda ancora, attribuisce l’invenzione dell’albero di Natale a Dorotea Sibilla, duchessa di Brieg, in Slesia, che nel 1611 lo utilizzò per decorare un angolo spoglio della sua casa in occasione di un ricevimento di Natale.

Un’ultima versione della leggenda – forse la più interessante di tutte – vuole che l’albero di Natale sia entrato in uso presso i protestanti tedeschi poiché questi, avendo molte ostilità con i cattolici, nel Cinquecento si trovarono di conseguenza – e per la prima volta nella storia – ad andare d’accordo con gli Ebrei. Già allora la Germania era una terra occupata da una vasta cittadinanza di fede ebraica, i cui usi e costumi influenzarono fortemente la cultura nazionale. Dalla Cabala ebraica (ovvero l’esoterismo ebraico), i primi luterani sarebbero entrati a conoscenza della raffigurazione dell’albero della vita inteso in senso ebraico e non cristiano, ossia come simbolo delle leggi dell’universo, rappresentate dalle dieci sfere sĕfirōt. Le dieci sfere, simbolo dei mezzi attraverso cui Dio ha creato il mondo e si manifesta nel mondo, sarebbero divenute, presso i protestanti, le palle di vetro utilizzate per decorare i rami dell’abete.

Ad ogni modo, quale che sia l’inventore, è sicuramente la Germania la patria d’origine dell’albero di Natale così come lo conosciamo oggi (benché le città di Tallinn in Estonia e di Riga in Lettonia rivendichino ancora la paternità dell’invenzione: pare che essa sia nata a Tallin nel 1441 per i balli che venivano organizzati sulla piazza del Municipio, e a Riga per il Capodanno del 1510).

A causa della sua associazione con la religione protestante, i cattolici di tutto il mondo sono stati a lungo riluttanti ad adottare questa usanza. L’evento che maggiormente contribuì alla sua diffusione in tutto il mondo cristiano è stato probabilmente il Congresso di Vienna (1814 – 1815), durante il quale capi stranieri festeggiarono insieme il Natale brindando attorno all’albero addobbato, che già era un’usanza che si era diffusa in Austria grazie alla principessa Henrietta von Nassau-Weilburg. Uno dei primi Paesi cattolici – e di cultura non tedesca – ad importare la tradizione è stato senza dubbio la Francia, grazie alla duchessa Elena di Meclemburgo-Schwerin (o d’Orléans) che lo fece diventare una moda nel 1840.

La prima opera letteraria conosciuta in cui si menziona l’albero di Natale fu I dolori del giovane Werther di Johann Wolfangang Goethe, pubblicato nel 1774.

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