LUDWIG RUBINER

Ludwig Rubiner (1881 – 1920) è stato un importante scrittore, critico, traduttore e saggista tedesco, esponente dell’Espressionismo letterario, una corrente filosofica e culturale che si affermò in Germania agli inizi del XX secolo.

In Italia questo autore è tuttavia meno conosciuto rispetto ad altri, e delle sue opere non tutte sono state tradotte.

Nato a Berlino, Rubiner era figlio dell’affermato giornalista e romanziere Wilhelm Rubiner (1851 – 1925), anche se inizialmente decise di dedicarsi alla professione medica piuttosto che seguire le orme paterne. Fu solo durante gli anni universitari che il giovane Ludwig iniziò a sviluppare amore per la letteratura e per gli scrittori stranieri, nonché per il misticismo chassidico, la filosofia socialista e l’avanguardia tedesca, di cui faceva parte non solo l’Espressionismo ma anche il Futurismo, il Dadaismo e il Realismo magico. Fu la sua amicizia con il pittore e scopritore di talenti Herwarth Walden (vero nome: Georg Lewin) a spronarlo alla carriera di letterato e a pubblicare tra il 1904 e il 1906 alcune poesie su importanti riviste berlinesi (nel 1912 riuscì a pubblicare opere di successo anche nell’importante rivista ” Die Aktion” fondata dal suo caro amico Franz Pfemfert un anno prima). La sua collaborazione artistica con Walden, soprattutto nello scrivere opere, saggi e commenti su vari importanti artisti del XIX secolo, ebbe fine nel 1910.

Come critico, Rubiner pubblicò numerosi saggi su celebri musicisti e compositori (come Claude Debussy, Giacomo Puccini, Richard Strauss e soprattutto Ferruccio Busoni, di cui fu molto amico) e pittori rappresentanti della corrente avanguardista. Fu inoltre traduttore di diverse opere letterarie, tra cui quelle degli scrittori russi.

Durante la sua vita, viaggiò per tutta Europa recandosi in Italia, in Svizzera, in Russia, in Austria e in Francia (soprattutto a Parigi). Morì però a Berlino, la sua città natale, affetto da una malattia polmonare (in gioventù aveva sofferto anche di tubercolosi).

Per tutta la vita, Rubiner abbracciò sempre gli ideali socialisti di libertà, uguaglianza e progresso, esprimendoli con molto fervore nelle sue opere.

Tra le più famose vi sono: “Opale indiana” (o “Gli opali indiani”, come spesso viene tradotta) (Indische Opale) del 1911, “Il poeta si impegna in politica” (Der Dichter greift in die Politik) del 1912, “Sonetto criminale” (Kriminalsonette) del 1913, “La luce celeste” (Das himmlische Licht) del 1916 e infine “Compagni dell’umanità” (Kameraden der Menschheit) e “La comunità” (Die Gemeinschaft) del 1919.

“Gli opali indiani”, romanzo poliziesco, è uno dei racconti più famosi dell’autore, il quale narra della misteriosa sparizione di un banchiere e collezionista berlinese nel cuore della notte. Gran parte del giallo sarà svelato dai diari tenuti dal banchiere, nei quali si narra di due opali indiani trovati in Oriente, i quali costituiscono la chiave di volta del mistero. Ma la vicenda non vuole solo intrattenere il lettore, bensì anche farlo riflettere offrendogli un chiaro e dettagliato ritratto della società d’inizio Novecento: borghese, letargica e fossilizzata all’interno di ruoli che svengono svolti come un copione già scritto.

Ma una delle opere più famose in assoluto è senz’altro “Die Gewaltlosen”, tradotta in italiano come “Gli uomini della non-violenza” del 1919, “un dramma in quattro atti”, come dice anche il sottotitolo dell’opera (Drama in vier Akten).

Questa tragedia è divenuta particolarmente famosa poiché incentrata sulla lotta tra classi sociali, e principalmente tra gli operai e gli industriali borghesi; non solo, ma si tratta soprattutto di un chiaro messaggio che l’autore vuole lanciare al mondo intero, ossia quello della non-violenza come forma di risposta alla violenza e alla prepotenza, assieme a quello della consapevolezza della propria libertà che da sola è in grado di fare del bene e compiere anche dei miracoli. Dell’opera sono divenute celebri le battute “Volete la libertà? Voi siete la libertà” e “La nostra via passa per molti Paesi”. Quest’ultima è un riferimento al fatto che il messaggio di non-violenza predicato da Rubiner – e da molti altri intellettuali avanguardisti della sua generazione – deve poter essere esportato e predicato in quei Paesi in cui le lotte di classe si consumano ancora nel sangue, o dove la classe proletaria non ha ancora consapevolezza di come fare ad affermare i propri diritti.

Molto famoso è anche il saggio “Der Mensch in der Mitte”, il cui titolo non è mai stato tradotto in italiano. L’opera risale al 1917 e vuole esprimere l’ideale di Rubiner di antropocentrismo o umanocentrismo: criticando aspramente il materialismo della società a lui contemporanea, Rubiner riflette sul futuro della società, che dovrà riscoprire i valori etici per ridare dignità all’essere umano.

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