LO SCISMA D’OCCIDENTE

Nel 1309 il re di Francia, Filippo IV (1268- 1314) detto “Il Bello”, decise di spostare la sede pontificia da Roma ad Avignone, nella regione francese della Provenza. La decisione venne presa a causa di alcuni conflitti – inizialmente soprattutto di natura economica, più che politica – che erano scoppiati tra Filippo il Bello e papa Bonifacio VIII, i quali avevano convinto il sovrano a spostare definitivamente la Santa Sede nel proprio Paese in modo da controllare l’elezione papale ed esercitare influenza su di lui e sul collegio dei cardinali.

FILIPPO IL BELLO
Filippo il Bello di Francia.

La Santa Sede rimase ad Avignone dal 1309 al 1377, periodo storico che è conosciuto col nome di “Cattività avignonese”, per indicare lo stato di sottomissione e quasi di “schiavitù” verso il sovrano in cui i vari papi si trovarono per quasi 70 anni.

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Approfittando della crisi politica che la Francia si trovava a vivere a causa dello scoppio della GUERRA DEI CENT’ANNI (1337-1453), la Santa Sede venne riportata a Roma il 27 gennaio 1377 con papa Gregorio XI, quando questi fece la sua entrata trionfale nella città accolto a braccia aperte dal popolo romano. Tuttavia, la curia francese, ricca e corrotta, non approvò questa decisione, e cercò in tutti i modi di osteggiarlo per non perdere i propri privilegi.

Quando infatti Gregorio XI morì, l’anno successivo, e al suo posto venne eletto il papa italiano Urbano VI, la curia di Avignone elesse un antipapa francese: Clemente VII. Il conflitto religioso si trasformò presto in conflitto politico, poiché, per ragioni strategiche, molti sovrani d’Europa si trovarono schierati nel difendere chi la legittimità di Urbano VI, chi quella di Clemente VII.

Con Urbano VI erano schierate Inghilterra, Germania e Italia del Nord. Con Clemente VII Francia, Scozia, regno di Napoli, regno di Sicilia, Castiglia e Aragona. Tutto questo dette vita a quello che venne chiamato “SCISMA D’OCCIDENTE” (1378-1418), per contrapporlo allo Scisma d’Oriente (o Grande Scisma) del 1054, con il quale la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa si erano definitivamente divise.

Per risolvere lo scisma, Sigismondo di Lussemburgo, imperatore del Sacro Romano Impero, convocò il concilio di Costanza (1414-1418), attraverso il quale venne eletto dal concilio ecumenico il papa italiano Martino V, della potente famiglia romana dei Colonna. In cambio della riconciliazione, dopo la quale la sede pontificia non venne mai più spostata da Roma, crebbe l’autorità del collegio dei cardinali (lo stesso che aveva eletto Martino V), facendo invece perdere al papa il suo potere assoluto sulle decisioni riguardanti la religione.

SIGISMONDO DI LUSSEMBURGO
Sigismondo di Lussemburgo.

Il concilio si occupò anche della restaurazione della chiesa condannando le eresie che nel frattempo erano scoppiate nel Nord Europa, le cui più importanti erano quella di John Wycliffe e quella di Jan Hus.

John Wycliffe, teologo inglese di Lutterworth nella contea di Leicestershire, era stato dichiarato eretico nel 1409, ossia dopo la sua morte. Le sue dottrine, tuttavia, furono di ispirazione per Jan Hus, prete boemo che venne condannato al rogo proprio durante il concilio di Costanza, nel 1415. Nonostante ciò, da lui ebbe inizio il movimento riformatore degli Hussiti, che in Boemia ebbe grandissima rilevanza causando addirittura due massacri conosciuti come “defenestrazioni di Praga”: la prima nel 1419 e la seconda nel 1483. Durante la prima “defenestrazione di Praga”, alcuni Hussiti gettarono dalla finestra del municipio alcuni funzionari cattolici della città, mentre nella seconda furono gli Hussiti conservatori, alleati dei cattolici, ad essere gettati dalla finestra dagli Hussiti radicali.

Dopo la prima defenestrazione, scoppiarono le Guerre hussite (1419-1434), con le quali venne riaffermato in Boemia il potere dei cattolici, ma allo stesso tempo, onde fermare i disordini, dovettero essere fatte agli Hussiti diverse concessioni, sancite con i Compactata di Basilea.

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