LE FESTE NATALIZIE

Come è già stato detto alla pagina sulle RELIGIONI DELLA GERMANIA, tra i culti più praticati nei Paesi di lingua tedesca spiccano in maniera particolare il Cattolicesimo e il Protestantesimo. Quest’ultimo è costituito dalle cosiddette “religioni evangeliche“, le cui due più praticate sono il Luteranesimo e il Calvinismo. A fianco di queste due religioni, poi, vi sono l’ortodossia e alcune religioni non cristiane che costituiscono però una minoranza, la cui diffusione, tra l’altro, va aumentando solo da pochi anni per il fenomeno dell’immigrazione.

Essendo la Germania un Paese a maggioranza cristiana, qui le feste natalizie sono ricorrenze molto sentite, imperniate di numerose tradizioni romantiche la cui origine si perde nella notte dei tempi. Molte di queste, tuttavia, hanno avuto origine o hanno subìto modifiche solo dopo la Riforma Protestante del XVI secolo, un evento storico che ha lasciato un’impronta fortissima nella cultura tedesca, contribuendo tra l’altro a trasformare il Natale (Weihnachten) nella festa che vi viene celebrata oggigiorno.

Una delle più famose tradizioni natalizie del mondo è sicuramente quella dell’albero di natale (Weihnachtsbaum), un’usanza che ha appunto avuto origine in Germania, anche se attribuita a “padri” diversi a seconda delle varie versioni della leggenda. Secondo una di queste, pare sia stato proprio Martin Lutero, il monaco autore della Riforma protestante, a inventare questa famosissima tradizione. Si racconta infatti che il frate si fosse recato la sera di Natale nel bosco, dopo che aveva nevicato; rimasto affascinato dallo scintillio della luce della luna e delle stelle sui ghiaccioli che pendevano dai rami degli abeti, aveva deciso di tagliarne uno, di portarlo a casa e di decorarlo con tante piccole candele per ricreare lo stesso effetto di cui era stato testimone nella foresta. Da quel giorno in poi, tutti i suoi discepoli avrebbero seguito questa usanza che si sarebbe diffusa qualche secolo più tardi anche tra i cattolici.

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Foto by parliamotedesco,altervista.org

Secondo un’altra leggenda, però, gli inventori della tradizione sarebbero stati i fornai di Friburgo nel XV secolo, i quali, per la vigilia di Natale, erano soliti adornare gli abeti coi dolci che sfornavano, in segno di prosperità e di buon augurio per gli affari dell’anno a venire. Martin Lutero avrebbe dunque solamente contribuito a diffondere la tradizione, sebbene questa sia nata addirittura un secolo prima della riforma.

In realtà, è più probabile che l’usanza di adornare gli abeti sia ancora più antica, e che abbia piuttosto un significato sacro, nonché delle origini paleocristiane: l’albero di Natale viene considerato dai cristiani come il simbolo del biblico albero della vita custodito nel giardino dell’Eden, che per i cattolici è rappresentato da Maria, la quale, dando alla luce Gesù, ha sconfitto il peccato di cui si erano macchiati Adamo ed Eva mangiando dell’albero della conoscenza del bene e del male. Per gli evangelici, invece, l’albero della vita rappresenterebbe Gesù stesso che ha sconfitto il peccato e aperto la strada per il Regno dei Cieli. Quest’ultimo, come dice un passo del Vangelo, partendo da un piccolo grano di senapa, “diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami.” (Mt 13, 32-33).

"Albero della vita", affresco di Taddeo Gaddi conservato nella basilica di santa Croce a Firenze.
“Albero della vita”, affresco di Taddeo Gaddi conservato nella basilica di Santa Croce a Firenze.

A sua volta, però, questa usanza paleocristiana potrebbe essere stata ripresa dal mondo pagano: presso i Celti, ad esempio, era usanza bruciare i ceppi o addobbare alberi sacri come segno di buon auspicio per l’avvenire, già nel VI secolo a.C. Per queste due funzioni, erano preferiti alberi sempreverdi, proprio come l’abete, che erano appunto simbolo di longevità e di eternità. Alle ceneri dei ceppi bruciati veniva poi attribuita tutta una serie di proprietà magiche, tra cui quella di aumentare la fertilità dei campi coltivati; perciò la cenere veniva conservata per tutto l’inverno in attesa della nuova semina ed era considerata di buon auspicio per il futuro.

In epoca cristiana, le prime testimonianze scritte sulla tradizione del ceppo natalizio (in tedesco Christbrand oppure Christklotz) risalgono al 1184 in Assia e in Vestfalia, da dove si diffusero a poco a poco in Gran Bretagna e nella penisola scandinava, e infine nel resto del mondo. Si credeva che la cenere del ceppo bruciato non portasse solo abbondanti raccolti, ma fosse anche una protezione delle case contro i fulmini, perciò venivano conservate per accendere il fuoco durante i temporali.

Lo stesso Lutero, si racconta, la famosa sera che si recò nel bosco era andato a far legna per bruciare i ceppi che in Germania era usanza far ardere ogni sera per i 12 giorni delle feste (da Natale all’Epifania), segno che in questo Paese già era presente una tradizione natalizia legata agli alberi (da cui è derivata poi l’usanza in Francia e in Italia di mangiare il “tronchetto di Natale”).

Qualunque sia la verità sulla bellissima tradizione dell’albero di Natale, i tedeschi sono stati sicuramente tra i primi a trasformare l’usanza pagana in un’usanza cristiana, come documentato da più fonti diverse. Nel resto d’Europa, al contrario, l’usanza è molto più recente e non ve ne sono testimonianze prima del XIX secolo. Un evento che si pensa abbia contribuito alla diffusione dell’albero di Natale in tutta Europa è il Congresso di Vienna che si svolse tra il 1814 e il 1815, durante il quale le figure più autorevoli del continente si ritrovarono assieme, e insieme festeggiarono il Natale nella capitale austriaca. Secondo altre fonti, però, la tradizione europea sarebbe ancora più recente, e risalirebbe al 1840, quando venne introdotta in Francia dalla duchessa Elena di Meclemburgo-Schwerin.

(Si consiglia di andare all’appendice dedicata a LA NASCITA DELL’ALBERO DI NATALE per avere maggiori informazioni sulle sue origini).

IL CONGRESSO DI VIENNA
“Il congresso di Vienna”. Dipinto di Jean-Baptiste Isabey.

Un’altra importante tradizione natalizia che appartiene al mondo tedesco è quella di festeggiare il giorno di San Nicola, il santo vescovo di Myra (Turchia) che morì il 6 dicembre 343 e che in vita ebbe fama di portare doni alla povera gente per sfamarla. Dalla sua storia è nata la figura di Babbo Natale (Weinachtsmann), che prima del XIX secolo veniva detto portare doni ai bambini appunto la notte tra il 5 e il 6 dicembre, e non la vigilia di Natale come si è creduto successivamente.

SAN NICOLA
San Nicola vescovo.

Il 6 dicembre, nella Germania meridionale, in Austria, in Trentino e nel Friuli- Venezia Giulia questo giorno viene ancora festeggiato attraverso la solenne sfilata di san Nicola, che passa sul suo carro a forma di slitta assieme al suo perfido servitore Krampus, un personaggio che ha il compito di punire i bambini cattivi a suon di frustate mentre il suo padrone premia quelli buoni distribuendo loro dei doni (alla figura del KRAMPUS è dedicata una pagina della sezione “MITI E LEGGENDE” di questo blog che si consiglia di leggere per saperne di più sui festeggiamenti del giorno di San Nicola). Nel nord della Germania, la figura del Krampus è sostituita da quella del Knecht (servo) Ruprecht, che tuttavia ha la sua stessa funzione.

KRAMPUS
“Il Krampus”, da una cartolina d’epoca austriaca.

La festa di san Nicola venne abolita in Germania per ordine di Martin Lutero durante gli anni dell’Inquisizione tedesca, la quale esercitò il suo maggior potere proprio dopo la Riforma Protestante. Innanzitutto, venne abolita la figura del Krampus in quanto questa veniva associata alle forze del male, che non era assolutamente ammesso celebrare. In più, al posto di san Nicola venne introdotta l’usanza che fosse Gesù Bambino stesso a portare doni ai bambini buoni alla vigilia di Natale, poiché ciò era considerato più conforme a quanto affermavano le Sacre Scritture. Questo tolse importanza sia alla festa di san Nicola che all’Epifania, altro giorno in cui i bambini tedeschi ricevevano regali in ricordo dei doni fatti dai tre Re Magi al Bambinello. Solo dopo il XVI secolo San Nicola e Krampus tornarono ad essere festeggiati nuovamente, ma la tradizione ormai instaurata di ricevere regali alla vigilia di Natale contribuì a produrre la leggenda moderna su Babbo Natale.

Un’altra tradizione natalizia tedesca diffusa in tutta Europa è quella del calendario dell’Avvento (Adventskalender), nata nel 1903 grazie a Gerhard Lang, che ne diffuse l’uso nel suo Paese in ricordo di sua madre. Questa, per contenere l’impazienza del figlio nell’aspettare il giorno di Natale quando era piccolo, gli inventò un calendario speciale con delle caselle da aprire ogni giorno a cominciare dal 1° dicembre per finire il 24 o il 25. Dentro ogni casella era presente un dolcetto, un’immagine o una frase da leggere per poter aspettare con gioia e con meno impazienza la grande festa del Natale.

Il primo calendario dell’Avvento si chiamava Münchner Weihnachtskalender (Calendario natalizio di Monaco), e da esso è derivata la tradizione del calendario dell’Avvento utilizzato in moltissimi altri Paesi, tra cui anche l’Italia.

Dalla Germania deriva anche la tradizione – importata anche in Austria ma meno diffusa nel resto d’Europa – della Corona dell’Avvento (Adventskranz), ossia della ghirlanda natalizia fatta di bacche, pigne e agrifoglio tenuti insieme da nastri colorati, che circonda quattro candele da accendersi una ad una dalla prima alla quarta domenica d’avvento. Si dice che questa tradizione sia stata inventata dal pastore protestante Johann Hinrich Wichern nel 1903 come sorta di primitivo calendario dell’Avvento, creato soprattutto per allietare i bambini dell’orfanotrofio di Rauhes Haus. Inizialmente, infatti, le candele erano 24, ciascuna da accendersi per tutti i giorni di dicembre fino all’arrivo della vigilia. Ma nel Novecento, data la maggiore diffusione del calendario dell’Avvento, le candele della corona divennero solamente quattro, perdendo quest’oggetto la sua primitiva funzione di calendario e servendo per celebrare solo le quattro domeniche della liturgia (le quattro domeniche di Avvento).

Corona dell’avvento. Immagine di parliamotedesco.altervista.org/blog.

Ciascuna candela ha un particolare significato: la prima è quella dei profeti o della speranza; la seconda è quella di Betlemme o della salvezza; la terza è quella dei pastori o della gioia (viene infatti accesa nella domenica d’Avvento chiamata “Gaudete”); l’ultima è quella degli angeli o dell’amore, ma viene chiamata anche “candela della luce”. In Italia, dove questa usanza è diffusa, le candele sono solitamente viola, ad eccezione della terza che è rosa a imitazione dei paramenti liturgici. Nei Paesi tedescofoni, invece, le candele sono solitamente tutte e quattro rosse.

Sempre in Germania, esiste la tradizione, poco conosciuta all’estero, della Piramide di Natale (in tedesco: Weihnachtspyramide), una costruzione in legno che gira e che viene posta nelle piazze riccamente addobbata con statue, rami di abete e luci di ogni colore. In molte piazze queste piramidi, con sopra un’elica che le fa girare, costituiscono una giostra per bambini.

A partire dal XVI secolo, ovvero dagli anni della Riforma protestante, in Germania nacquero anche numerosi canti di natale (Weihnachtslieder) in lingua tedesca, che avevano lo scopo di sostituirsi ai canti gregoriani in latino perché potessero essere cantati con gioia da tutti i fedeli e permettessero loro di avvicinarsi a Dio. Lo stesso Martin Lutero ne compose circa 37, tra cui «Gelobet seist du, Jesu Christ» (Sia tu lodato, Gesù Cristo) “Vom himmel och” (Dall’alto dei cieli). Nacque così la tradizione dei canti natalizi tedeschi, che continuarono ad essere composti anche molti secoli più tardi. Tra i più famosi si citano “Stille Nacht” (in italiano “Bianco Natal” o “Santa Notte”, che è un canto di Natale austriaco), “O Tannenaum” (in italiano “O albero”), ” Kling, Glöckchen, klingelingeling “, “Leise rieselt der Schnee”, “Fröhliche Weihnacht überall” (Vai alla pagina CANZONI IN TEDESCO per poterli ascoltare). Dalla Germania, quest’usanza si è diffusa anche oltreoceano, e tutti i Paesi, sia europei che americani, hanno oggi i propri canti di Natale.

Come negli Stati Uniti, anche in Germania vi è l’usanza di suonare di porta in porta per esibirsi in canti di Natale oppure offrire dei dolci ai padroni di casa (l’opposto di quello che avviene per Halloween). Le sere in cui i giovani si recano di casa in casa per cantare si chiamano Klöpfelnächte e hanno luogo tutti i giovedì a partire dal 30 novembre (Sant’Andrea), data che in Germania segna l’inizio ufficiale del periodo natalizio (anche quando la prima domenica d’Avvento inizia prima).

CANTO DI NATALE
I canti di Natale. Immagine tratta da una cartolina d’epoca.

Famosissimi sono inoltre i mercatini di Natale (Weihnachtsmärkte), un’altra tradizione diffusa in tutti i Paesi di cultura tedesca (Austria, Svizzera, Cechia, Ungheria, Belgio, Italia del Nord e Alsazia), anche se non mancano grandi mercati anche in Russia, in Spagna, in Scozia e in Scandinavia. E’ tradizione che in tali mercatini, allestiti a partire dal 30 novembre, si possano trovare tutti i tipi di oggetti legati alla celebrazione del Natale: dagli addobbi di Natale agli abeti da decorare, dalle statuine (ma non del Presepe poiché questa è una tradizione tutta italiana) ai regali per parenti e amici. Veri festival delle luci, per via dei bellissimi addobbi luminosi che adornano gli stand a forma di casette di legno, i mercatini di Natale offrono anche la possibilità di gustare del buon cibo tradizionale, bere birra e vino, ascoltare musica natalizia e andare sulle giostre poste al centro della piazza dove sorgono gli stand.

Uno dei più famosi mercati di Natale tedeschi è quello di Lubecca, assieme a quelli di Colonia, Amburgo, Monaco, Stoccarda, Norimberga e naturalmente Berlino. A Norimberga viene allestito ogni anno il Christkindlmarkt, usanza nata nel 1559, anche se il primissimo mercatino di Natale del mondo fu il Striezelmarkt di Dresda del 1434.

Mercatino di Natale. Foto tratta da Pixabay.
Mercatino di Natale. Foto tratta da Pixabay. com. priva di copyright.

Infine, non mancano all’interno della tradizione tedesca alcuni dolci particolari che vengono consumati durante le feste, come i Lebkuchen, ossia biscotti di pan di zenzero decorati con una glassa di zucchero bianco (che ricordano nella preparazione quelli consumati per l’Oktoberfest, i “Lebkuchenherz”), o gli Zimtsterne a forma di stella. A Dresda, capitale della Sassonia, è tradizione mangiare lo Stollen, un dolce simile al panettone perché ripieno di uvetta e canditi (e a volte anche ricotta) ma dalla forma più simile al buccellato toscano, e ricoperto di zucchero a velo. Come il buccellato, si taglia a fette, e dovrebbe ricordare le fasce di Gesù Bambino.

L’Epifania è conosciuta come la Dreikönigsfest” (Festa dei tre re) ed è tradizione che in alcuni comuni i cittadini vestiti da Re Magi vadano di casa in casa a portare doni e a cantare canzoni natalizie. A Colonia, città tedesca della Renania Settentrionale- Vestfalia, nella cattedrale è presente il Santuario dei Re Magi (Dreikönigenschrein) che è detto contenere proprio le autentiche ossa dei Re Magi descritti nel Vangelo.

Al posto della Befana, personaggio della tradizione italiana, l’Epifania tedesca è legata ad altri personaggi femminili: oltre alle Frauen (donne), vi sono la strega Berchta, Frau Gaude oppure la Holda, che girano per le strade per i dodici giorni di Natale (dal 25 dicembre al 6 gennaio) chiamati  Rauhnächte per proibire alle donne di filare (tradizione derivata dal mito pagano della dea Frigg).

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