LA LEGGENDA DI TYR

Tyr (scritto anche con l’accento sulla y: Týr) era il dio germanico e scandinavo della guerra, assieme a Hodur e al re di tutti gli dèi, Odino. Tuttavia, mentre Hodur rappresentava la discordia, Tyr era più il dio della guerra giusta, combattuta inevitabilmente e per una giusta causa, e non per un’incapacità di dialogo che era una caratteristica propria di Hodur, il figlio di Odino.

DIO TYR
Illustrazione del dio Tyr, vestito con una pelle di lupo come i guerrieri scandinavi Berserker, a lui devoti

Anche Tyr era considerato figlio di Odino, ma non si conoscono le origini materne. A differenza di quanto riguarda Hodur, è da escludere che la madre possa trattarsi di Frigg (la moglie di Odino e pertanto regina degli dèi) anche se alcune leggende la citano come possibile. Secondo altre, Tyr era figlio del gigante Himir (o Ymir, il capostipite di tutti i giganti e dei nani) oppure di Odino e una gigantessa, ma non vi sono fonti certe. E’ anche possibile, vista l’assonanza dei due nomi, che Tyr non sia altri che “Thor“, il dio del tuono e del fulmine, che era figlio di Odino e di Jord, la dea della terra.

Si pensa che il nome Tyr possa provenire dall’antica parola tedesca Tiwaz o Tiuz, che significa appunto “dio, divinità“. Da questa stessa parola è molto probabile che sia derivato il nome greco “Zeus“, che nella mitologia classica era il padre degli dèi dell’Olimpo e – guarda caso – come Thor era anche il dio dei fulmini e delle tempeste. Cosa certa è che da Tiuz è derivato l’inglese “Tuesday” che significa “martedì“, il giorno sacro a Tyr, appunto dio della guerra proprio come Marte per gli antichi Romani.

Tyr era una divinità molto antica, almeno quanto Odino stesso, e spesso veniva descritta con caratteristiche simili sia a quest’ultimo che a Thor: come Odino, veniva rappresentato con una lunga barba bianca, mentre come Thor era un uomo muscoloso e possente, talvolta raffigurato con il suo stesso martello creatore del fulmine. Presso i popoli del Nord Europa, era usanza invocarlo prima di una battaglia, e il suo nome veniva inciso anche sulle armi dei soldati come buon auspicio – soprattutto sulle spade, che erano il suo simbolo.

Veniva inoltre identificato spesso con il dio della giustizia, del diritto e dell’onore. Per questa ragione, veniva anche rappresentato cieco o con una benda sugli occhi in segno di estrema imparzialità, anche se in alcune versioni del mito si dice che fosse stato accecato dal dio Ao come punizione per non aver saputo infondere agli esseri umani il senso della giustizia e dell’onore. La consapevolezza di ciò, sempre secondo il mito, avrebbe fatto di Tyr un dio rassegnato, non più motivato a combattere e a difendere le cause dell’umanità. Questa potrebbe essere una delle ragioni per cui questa divinità è stata nei secoli soppiantata dai più combattivi dèi Odino e Thor. Non solo, ma potrebbe anche spiegare il perché Tyr venisse descritto come sempre pronto al sacrificio pur di far trionfare il bene: la causa potrebbe essere o il suo grandissimo coraggio oppure un’estrema rassegnazione di fronte agli eventi.

Nei racconti di mitologia nordica è spesso ricorrente il tema del sacrificio per una giusta causa: basti pensare al fatto che Odino aveva dovuto dare un occhio per acquisire la conoscenza, e il dio Heimdallr un orecchio per ricevere un udito infallibile dall’altro. Ebbene, anche Tyr non fa eccezione: di lui veniva infatti raccontato che fosse senza una mano – o addirittura senza un braccio – per averla data in pasto al lupo Fenrir al fine di salvare la vita alle altre divinità. Questo giustifica perché Tyr venisse anche chiamato “il dio mancino”, “il dio monco” o anche “il dio ferito”, ed è possibile che questo mito abbia ispirato la leggenda romana di Muzio Scevola, anch’esso personaggio dotato di estremo senso dell’onore.

TYR
Il dio Tyr

Fenrir era un lupo gigantesco, figlio di Loki (il dio dell’inganno e dell’astuzia) e della gigantessa Angrbodha, da cui è possibile che sia derivata la figura di Cerbero, il cane a tre teste della mitologia classica. Questo mostro dall’appetito insaziabile e tanto intelligente da possedere il dono della parola, era temuto dagli dèi del nord soprattutto per la profezia che sarebbe stato lui a uccidere Odino durante il Ragnarök, l’ultimo duello tra le divinità del bene e del male che avrebbe avuto luogo alla fine del mondo. In quanto figlio di Loki e di una gigantessa, Fenrir era uno dei simboli nordici del caos che gli dèi avevano il compito di combattere incessantemente.

Fu così deciso di legarlo con la corda Loedhingr, dalla quale la bestia si liberò facilmente vincendo la scommessa che aveva fatto con gli dèi di non potervi essere trattenuto. Ne venne quindi fabbricata una seconda di nome Dromi, più resistente della prima, ma ancora una volta il lupo riuscì a liberarsi vincendo la seconda scommessa.

Odino, che era il dio dell’intelligenza, oltre che della guerra, decise di far fabbricare ai nani (i fabbri degli dèi) una terza corda quasi invisibile, ancora più forte delle prime due poiché dotata di poteri magici. La corda era chiamata Gleipnir – nome che ricorda “Sleipnir“, il cavallo di Odino – e il suo potere risiedeva nel fatto di essere fabbricata con tutti gli elementi invisibili o impercettibili dell’universo: il rumore del passo di un gatto, i peli della barba di una donna, le radici di una montagna, i tendini di un orso, il respiro di un pesce e la saliva di un uccello.

Fenrir si prestò a una terza scommessa ma, temendo che ci fosse un inganno, accondiscese a venire legato solo a patto che uno degli dèi avesse avuto il coraggio di infilare la mano destra nelle sue fauci. Si offrì Tyr, l’unico che non aveva paura di Fenrir, e a cui la bestia tranciò di netto la mano quando si accorse di non potersi più liberare da Gleipnir. In seguito Fenrir fu legato a una roccia e gettato nella profondità della terra (secondo delle versioni alternative, fu mandato sull’isola sperduta di Lyngvi) con una lancia tra le fauci, da cui si sarebbe liberato solo durante il Ragnarök (o Ragnarok), quando avrebbe sbranato Odino. Tyr sarebbe invece stato sbranato in quell’occasione da Garmr, il cane degli inferi, molto simile a Fenrir ma, in quanto cane, meno feroce: si diceva infatti che fosse capace di diventare mansueto per chi se lo fosse ingraziato con del pane intriso di sangue. La stessa parola “Garmr” vuol dire “cane” nell’antica lingua nordica.

TYR E FENRIR
Tyr e Fenrir, illustrazione da un manoscritto islandese del XVIII secolo

Esistono diverse ipotesi sul sacrificio di Tyr: è possibile che il suo gesto sia stato un vero atto di coraggio oppure una mèra rassegnazione verso qualunque destino lo attendesse. Secondo alcune teorie, potrebbe essere stata la punizione del fato per aver accettato la complicità in quell’inganno, visto che, come dio dell’onore, non aveva diritto di prendervi parte. Secondo la letteratura popolare anglosassone, questo mito potrebbe essere un’esortazione a prendersi le proprie responsabilità a costo di qualsiasi conseguenza. Il dibattito rimane ancora aperto.

Tyr, sebbene identificato dai Romani con il dio Marte, era tuttavia meno aggressivo, dotato di un profondo senso della giustizia, più simile quindi alla dea Atena dei Greci. Dal suo nome deriva il nome Mars Thingus o Thincsus, la divinità che presiedeva alcune assemblee dell’antica Roma in cui veniva discusso di diritto attraverso l’uso di lance che servivano a esprimere il proprio giudizio. La parola tedesca che significa “martedì” – Dienstag – è probabile che sia derivata da “Ding “, cioè dal nome tedesco di queste assemblee; oppure potrebbe derivare da “Odino“, sebbene alcuni studiosi facciano derivare da quest’ultimo “Wednesday“, cioè “mercoledì” in inglese, poiché Odino era identificato dai Romani con il dio Mercurio.

Altre caratteristiche che venivano attribuite a Tyr erano una grande riservatezza e la tendenza a isolarsi, soprattutto sulle montagne o comunque in luoghi da dove si poteva vedere il cielo. Proprio per questa ragione venne chiamata “Tirolo” la regione montagnosa condivisa tra Austria e Italia, circondata dalle Alpi: il nome “Tirolo” (in tedesco Tirol) potrebbe derivare dalla combinazione dei nomi Tyr e Ull. Quest’ultimo, chiamato “Ullr” in norreno, era una divinità delle montagne.

TYR E IL SILENZIO DELLA MONTAGNA
Foto by parliamotedesco.altervista.org/blog/

(Tutte le immagini contenute in questa pagina sono di pubblico dominio. Le informazioni provengono dall’ Edda poetica e dall’Edda in prosa scritta da Snorri Sturluson nel XIII secolo e da https://it.wikipedia.org/wiki/tyr/ e http://digilander.libero.it/nordfriul/miti/tyr.html ).

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