LA LEGGENDA DI SÓL E MÁNI

Nella mitologia nordica (detta anche “norrena“, ossia germanica e scandinava), Sól e Máni erano rispettivamente la dea del sole e il dio della luna.

Non deve stupire che il sole sia identificato con una divinità femminile e la luna con una divinità maschile, dal momento che in tedesco e in inglese “sole” è una parola femminile mentre “luna” una parola maschile.

SOLE: Tedesco: Sonne;  Inglese: Sun    (VOCABOLI FEMMINILI)

LUNA: Tedesco: Mond;  Inglese: Moon   (VOCABOLI MASCHILI)

Tuttavia, non bisogna fare confusione con altre due divinità nordiche che erano Dagr e Nótt, rispettivamente il dio del giorno e la dea della notte. Anche in tedesco le parole Tag” (giorno) e Nacht (notte) sono l’una maschile e l’altra femminile, perciò anche le loro divinità appartengono a questi due generi.

Nelle raffigurazioni tradizionali, Dagr aveva i capelli biondi e cavalcava un destriero bianco tenendo in mano una torcia per illuminare il cielo, ma, secondo gli Edda islandesi del XIII secolo, la luce proveniva direttamente dalla criniera dorata del suo cavallo, che aveva nome Skínfaxi, che significa “criniera luminosa“.

DAGR
Dagr, dipinto di Peter Nicolai Arbo del XIX secolo

Nótt era una divinità femminile che cavalcava un destriero nero, la cui saliva era responsabile della formazione della rugiada e che pertanto aveva nome Hrímfaxi, cioè “criniera di brina“.

Nótt era la madre di Dagr, avuto dal dio Dellingr (“giorno di primavera”) al quale il figlio assomigliava in tutto e per tutto. Questa dea è molto importante perché si narra che dal dio Annarr ebbe invece Jord, la dea della terra che divenne madre di Thor, il dio del fulmine e della tempesta.

Insieme, Dagr e Nótt cavalcavano per metà della giornata, prima Nótt sul suo cavallo nero, seguita poi dal figlio Dagr, dando così spiegazione del susseguirsi del giorno e della notte.

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Nòtt, dipinto di Peter Nicolai Arbo del XIX secolo

Sól e Máni erano invece fratello e sorella e, proprio come gli dèi Apollo e Diana della mitologia classica, avevano il compito di guidare rispettivamente il carro del sole e il carro della luna.

La cosa interessante è che in principio non erano due divinità, ma due giganti, figli di Mundilfoeri (o Mundilfari) che aveva voluto dare loro il nome di sole e luna per vantarsi della loro bellezza. Il gigante stravedeva talmente per questi suoi figli straordinari che aveva poi deciso anche di dare Sól in sposa al dio Glenr, di cui sappiamo poco, ma è presumibile, dal significato del suo nome (“colui che si apre nelle nuvole“), che fosse un il dio delle nuvole o del cielo della mitologia norrena.

Per punire tale orgoglio, gli dèi decisero di trasformare i bambini in due servi, affidando a Màni il carro della luna e a Sòl il carro del sole, che avrebbero dovuto guidare per metà del giorno ciascuno, inseguiti da due lupi: Hati per Màni e Sköll per Sól. Si diceva che questi due lupi sarebbero riusciti a raggiungerli e a divorarli durante il Ragnarök, la fine del mondo; tuttavia i loro figli sarebbero riusciti a sopravvivere.

Con questo mito veniva spiegato non solo il susseguirsi del giorno e della notte, ma anche il verificarsi delle eclissi: si diceva che le eclissi di luna avvenissero quando Hati era vicino a divorare Máni, mentre quelle di sole quando Sköll era vicino a divorare Sól.

Hati e Sköll, nella mitologia norrena, erano due dei tanti mostri con sembianza di lupo che venivano reputati responsabili della morte degli dèi benevoli, come il lupo Fenrir uccisore di Odino. Nei secoli antichi, il lupo era un animale fortemente temuto dai popoli nordici, poiché molti di loro, a causa delle frequenti carestie che avvenivano nei Paesi a clima freddo, erano spinti dalla fame ad aggredire e uccidere gli esseri umani. Questa atavica paura dei Norreni verso il lupo dette vita, in epoca ancestrale, a diverse figure mostruose del folklore popolare, come pure il LUPO MANNARO di cui si parla in dettaglio in una pagina dedicata del blog.

“Il lupo Fenrir”, illustrazione di Mabel Dorothy Hardy conservato presso l’Università di Nottingham.

Di Hati e Sköll non si hanno molte informazioni, ma si ipotizza che fossero figli proprio di Fenrir (a sua volta figlio del malvagio dio Loki) poiché tutti i lupi, veri o mitologici che fossero, venivano creduti suoi discendenti. La madre era invece una gigantessa non nominata, simbolo del caos, da cui erano stati cresciuti nella mitologica Járnviðr, la “foresta di ferro”. Questo luogo era così chiamato perché i suoi alberi venivano detti essere fatti di ferro e non di legno, ed era abitata da lupi e da troll di sesso femminile.

In alcuni scritti, Sköll viene identificato in Fenrir stesso, mentre Hati è identificato in Mánagarmr, il mangiatore del corpo dei morti (con questo mito veniva spiegato il fenomeno della decomposizione dei cadaveri) il cui nome significa “lupo della luna”.

Sebbene al servizio delle divinità, Màni stesso aveva a disposizione due servitori, anch’essi fratello e sorella: BilHjúki, che erano due mortali, figli di un certo Vidfinnr, che il dio aveva preso con sé dalla Terra e portati in cielo. Questi due bambini rappresentavano le macchie lunari, ma è possibile che nella mitologia scandinavo-germanica fossero anche responsabili delle fasi lunari.

Il mito racconta che i due fanciulli tenevano sempre con loro un secchio d’acqua (chiamato in norreno Sægr), responsabile delle maree, poiché si diceva che fossero stati prelevati da Màni mentre tornavano coi due secchi pieni dalla fonte Byrgir.

(Tutte le immagini contenute in questa pagina sono di dominio pubblico. Fonti di informazione: https://it.wikipedia.org/wiki/Màni/ e https://it.wikipedia.org/wiki/Sol e https://it.wikipedia.org/wiki/, voci “Dagr e Nótt”).

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