LA LEGGENDA DI ODINO

Odino era il più importante degli dèi pagani germanici e scandinavi (gli Asi, cioè le principali divinità nordiche, in contrapposizione ai Vanir o Vani che erano divinità di minore importanza).

Era chiamato “signore degli dèi” poiché era il più potente e il più antico di tutte le divinità, ma era conosciuto anche col nome di “padre degli dèi” poiché si diceva che avesse generato moltissime altre divinità del Nord Europa (Thor, Baldr, Hodur, Tyr, Bragi, Heimdallr, ecc.), anche se era conosciuto soprattutto come il creatore dell’universo.

ODINO
Odino sul trono Hlindskialf con i suoi simboli: la lancia Grungnir, i cani Geri e Freki e il copricapo di ali di falco, animale in cui si diceva che potesse trasformarsi come la dea Frigg. Illustrazione del libro “Walhall” di Felix Therese Dahn (1888).

Il suo nome deriva dal norreno Óðinn, ma era chiamato in maniera diversa a seconda dei vari Paesi e delle varie lingue (Odin in danese, Woden in anglo-sassone, Wotan in tedesco e molti altri ancora). Si pensa che il suo primissimo nome sia stato Wodanaz, che nella lingua proto-germanica deriva dall’unione dei vocaboli “poesia” e “guerra“. Odino era infatti sia il dio della guerra che della conoscenza, dell’arte e della poesia. Di lui si diceva che parlasse sempre in rima e che avesse un intelletto e una sapienza superiori a quelli di tutti gli dèi; sapienza che aveva il dono di tramandare anche agli esseri umani e a tutte le creature del mondo. Ma un’altra ipotesi potrebbe essere che il suo nome derivi dal tedesco “Wut ” cioè “rabbia, furore” o dall’anglo-sassone “Woden” che significa “furioso“, atteggiamento tipico del dio della guerra; o ancora potrebbe derivare anche dal celtico “watus“, che significa “poeta“, e dall’indoeuropeo “wat “, che significa “ispirare“.

Oltre a ciò, Odino poteva anche vantare un cospicuo numero di soprannomi, come nessun’altra divinità al mondo. Tra questi vi erano “signore della battaglia “, “colui che avanza cavalcando” e “padre della vittoria” (in norreno Sigrföðr, da cui è derivato il nome Sigfridopoiché si credeva che invocare il suo nome prima di una battaglia desse la certezza di vittoria sul nemico, dal momento che, in quanto dio della guerra ma anche della conoscenza e dell’intelletto, Odino sapeva ricorrere a numerosi stratagemmi e incantesimi per sconfiggere gli avversari (si diceva infatti che avesse fatto un “patto di sangue” con Loki, il dio dell’inganno e dell’astuzia). Ma Odino era soprattutto colui che in battaglia aveva il potere di scegliere chi sarebbe sopravvissuto allo scontro imponendo le mani sopra di lui in segno di benedizione.

Secondo il mito, per diventare il più sapiente degli dèi aveva dovuto dare un occhio al dio Mimir per avere il permesso di bere alla sua fonte della conoscenza (Udr); per questo, Odino veniva rappresentato sempre con un occhio bendato o con un un occhio solo ed era chiamato “il dio guercio“. Una volta divenuto conoscitore del destino dell’universo, si dice che avesse poi tagliato la testa a Mimir e l’avesse conservata per scorgervi dentro il futuro. Da quel giorno in poi, consapevole di essere il più sapiente delle divinità, si divertiva a sfidare dèi, giganti e mortali a gare di intelligenza e conoscenza dalle quali risultava sempre vincitore.

Un altro mito vuole che Odino fosse stato appiccato al frassino che sorregge i nove mondi da cui è formato l’universo (il mitico albero “Yggdrasil”) per nove giorni e nove notti consecutivi, al fine di apprendere la conoscenza delle antiche rune, gesto che gli fece guadagnare il soprannome di “dio degli impiccati“.

ODINO IMPICCATO A YGGDRASIL
Odino si sacrifica all’albero Yggradsil, illustrazione di Lorenz Frølich (1895). Copyright free in the United States.

Al pari del dio Loki, era un dio furbo, scaltro, dotato di grandissimo ingegno e spesso non riluttante a trarre in inganno il prossimo per acquisire la conoscenza. Gli antichi Romani lo identificavano con il dio Mercurio, che presso di loro era appunto il dio dell’ingegno e dell’intelligenza, ma anche il protettore di ladri e imbroglioni. E’ probabile che dal nome di Odino – e soprattutto dalla forma “Woden” – sia derivato il vocabolo inglese “wednesday“, che in italiano si traduce con “mercoledì“, cioè giorno di Mercurio.

La moglie di Odino era la dea Frigg, con cui condivideva Hlindskialf – il trono da cui si poteva vedere tutto il regno degli dèi (Asgard) – ed il ruolo di protettore di tutte le arti manuali e dell’artigianato, proprio come il dio Mercurio. Da Frigg aveva avuto Hodur (dio della guerra e della discordia) e Baldr (dio della luce e del sole). Essendo Hodur cieco dalla nascita e Baldr splendente di luce, è possibile che i due figli rappresentassero la tenebra e la luce che avvolgono il guercio Odino, ma anche i suoi due ruoli principali: signore della guerra e signore della luce della conoscenza.

Altri figli di Odino, avuti con altre dee e gigantesse, erano: Thor (il dio del fulmine e della tempesta), Bragi (il dio della poesia), Heimdallr (il dio guerriero, custode degli dèi), Tyr (il dio della guerra giusta), Vidar, Vàli e Hermod.

Di Odino si diceva invece che fosse figlio del dio Borr e della gigantessa Bestla, e fratello di Vìli e . Secondo alcuni studi (Finnur Magnússon, “Eddalaeren og dens oprindelse I”, Gyldendal, 1824), è possibile che Borr rappresentasse le terre o le montagne che per prime erano emerse dall’acqua all’origine della creazione, mentre Bestla rappresentava l’oceano. Odino sarebbe dunque nato dall’unione fra terra e mare, e Vìli e Vé altri non sarebbero altri che Hoenir e Ludor, le due divinità con cui, nell’antica mitologia scandinava, il padre degli dèi avrebbe dato origine all’universo: Hoenir rappresentava la luce ed il cielo, Ludor il fuoco e la malvagità (per questo a volte identificato con Loki), e Odino la guerra e la conoscenza.

Secondo un mito norreno (Saga di Ynglinga dell’Edda in prosa di Snorri Sturluson), i due fratelli di Odino si sarebbero un giorno contesi Frigg durante l’assenza dello sposo. Odino, infatti, era chiamato anche “il dio viandante” poiché era costretto ad assentarsi spesso da casa e vagabondare per il mondo vestito da viandante al fine di accrescere le proprie conoscenze, ma anche per portare egli stesso la propria conoscenza a tutti gli uomini del mondo. Durante i suoi pellegrinaggi, si presentava vecchio, con barba e capelli bianchi, avvolto da un mantello col cappuccio e brandendo un bastone. Si diceva che quest’ultimo non fosse altro che Gungnir, la mitica lancia fabbricata dai nani Eitri e Brokkr che Odino usava sempre in battaglia. Insieme a ciò, il dio aveva anche un anello chiamato Draupnir che aveva il dono di sapersi moltiplicare in otto ogni nove notti. Uno di questi otto anelli veniva donato dal dio ai re che trovavano favore presso di lui, al fine di accrescere le loro ricchezze. Dal momento che Odino soleva spesso chiedere rifugio ai re durante il suo vagabondare per il mondo – per questo era soprannominato anche “Gast”, cioè “ospite” in tedesco – è anche possibile che gli anelli venissero donati a tutti coloro che avevano la bontà di accoglierlo nella propria casa mentre si trovava sotto mentite spoglie (la mitologia nordica narra infatti di severe punizioni inflitte a coloro che non dimostravano gentilezza verso Odino vestito da viandante). L’anello Draupnir fu poi donato da Odino al figlio Baldr, il simbolo della luce.

ODINO DIO VIANDANTE
Odino il viandante, illustrazione di Georg von Rosen (1895)

Cinque sono gli animali a cui il padre degli dèi si accompagnava sempre: il destriero Sleipnir –  dotato di otto zampe e con le antiche rune conosciute da Odino incise sui denti – i due cani Geri e Fleki – cioè “avaro” e “ingordo” nella lingua norrena – e i due corvi Hugin (in norreno: “pensiero“) e Munin (in norreno: “memoria“), avuti dalla dea Hel, il cui compito era riferire a Odino tutto ciò che apprendevano volando per il mondo. Secondo alcune leggende, dai corvi di Odino sarebbe derivata l’aquila nera (Schwarzer Adler) che compariva anticamente sullo stemma del Sacro Romano Impero e ancora oggi su quello della Germania e dell’Austria.

Il corvo e il cavallo – non a caso – erano anche due dei simboli sia di Frigg che di Freya, quest’ultima la dea dell’amore che, secondo alcune versioni del mito, era sempre Frigg ma con un nome differente: il corvo e il cavallo erano infatti gli animali simbolo delle valchirie, di cui facevano parte anche Freya e Frigg. Le valchirie erano dee che combattevano al fianco di Odino con il compito di consigliarlo sul destino dei guerrieri in battaglia, e di portare le loro anime nel Valhalla, il paradiso degli Asi (il corvo e il cavallo sono appunto simboli della guerra e della morte sul campo di battaglia). La leggenda vuole che metà delle anime dei caduti fossero destinate a Odino e l’altra metà a Frigg o a Freya. Coloro che fossero stati assegnati a Odino sarebbero divenuti Einherjar, cioè guerrieri col compito di difendere il re degli dèi alla fine del mondo, il Ragnarök .

ODINO
Odino in sella a Sleipnir, illustrazione di Ólafur Brynjúlfsson tratta dal manoscritto islandese “Sæmundar og Snorra Edda” del XIII secolo di favole in prosa

Il Ragnarök era conosciuto anche col nome di Crepuscolo degli dèi ed era il duello finale che sarebbe avvenuto alla fine di tutti i tempi, quando le forze del male e del caos avrebbero prevalso sull’ordine cosmico e sulle forze del bene per poi dare origine a un nuovo mondo in cui molte divinità benevole precedentemente uccise sarebbero resuscitate. In tale occasione, Odino sarebbe stato ucciso dal lupo Fenrir e vendicato dal figlio Vidar.

FENRIR E VIDAR
Vidar affronta Fenrir, illustrazione di W.G. Collingwood (1854 – 1932) – The Elder or Poetic Edda (Sæmund’s Edda) del 1908. Pagina 38. Copyright free in the United States.

Per via del suo particolarissimo esercito (appunto gli Einherjar), Odino era chiamato “padre della schiera” ma anche “lieto della schiera“. Di quest’ultimo soprannome non si conosce bene la ragione, tuttavia è interessante notare che in alcune occasioni (soprattutto nelle illustrazioni dell’Edda poetica e di quella in prosa scritta da Snorri Sturluson nel XIII secolo) Odino viene rappresentato sorridente, beffardo, forse per la sua inclinazione allo scherzo e all’inganno. Un’ altra ipotesi, però, è che Odino sorrida per contrapporsi a sua moglie, la dea Frigg (da cui deriva “frignare”), che viene rappresentata sempre piangente e in lutto, sia perché spesso lontana dal suo sposo che viaggia sulla Terra, sia perché privata del figlio prediletto Baldr (o Balder), morto prematuramente. Odino e Frigg, infatti, rappresentano due metà di un unico grande essere, dal quale discendono il mondo e gli esseri umani.

(Tutte le immagini contenute in questa pagina sono di dominio pubblico. Le informazioni qui contenute sono tratte dall’Edda poetica e dall’Edda in prosa, quest’ultima scritta nel XIII secolo da Snorri Sturluson, e da https://it.wikipedia.org/wiki/Odino).

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