LA LEGGENDA DI LOKI

Loki, nella mitologia nordica, era descritto come il dio più crudele e malvagio di Asgard, il regno degli Asi o dèi norreni.

La sua figura era la personificazione di molte cose diverse, tra cui l’astuzia, l’inganno, la perfidia, il tradimento, la gelosia, le malefatte, il caos ed anche il fuoco. E’ possibile che la sua associazione col fuoco sia dovuta al fatto che questo elemento ha in sé una duplice natura: è capace sia di donare luce e calore, sia di distruggere tutto quello che gli capita nel momento in cui, non più sotto controllo, si tramuta in incendio. Il fuoco che veniva tenuto acceso tutta la notte nelle case dei popoli scandinavi causava spesso violenti incendi all’interno delle abitazioni interamente di legno, e questo poteva essere considerato una sorta di “tradimento” da parte di quello stesso elemento che all’inizio si era rivelato utile e piacevole.

LOKI
Loki e l’invenzione della rete da pesca, da un manoscritto islandese del XVIII secolo

Loki, essendo il dio dell’inganno, possedeva proprio questa duplice natura: inizialmente benevolo e amichevole, poteva tradire crudelmente chi si fidava di lui. Era dunque una figura molto ambigua, priva di alcuna moralità, e perciò al limite tra il bene e il male. Si diceva che fosse l’inventore di tutti i tranelli e delle varie astuzie utilizzate dagli uomini per vivere e procurarsi il cibo. La sua invenzione più famosa era infatti la rete da pesca, fonte di inganno per i pesci ma molto utile per la sopravvivenza degli esseri umani. Tutto ciò rivela non solo la natura perfida e ambigua di Loki, ma anche la sua grandissima intelligenza e la capacità di rivelarsi utile a dèi e mortali: negli scritti di mitologia nordica (“Edda” poetica e in prosa, quest’ultima scritta da Snorri Sturluson) si trovano diversi episodi su come gli dèi di Asgard si vedano costretti a ricorrere ai servigi di Loki per riuscire in molte imprese, oppure in cui lo stesso Loki, come pentito delle sue malefatte, decide di rimediare al torto inflitto.

Ciononostante, restava sempre un dio dispettoso, che amava fare scherzi e adirare le altre divinità. Non è chiaro, tuttavia, se questa sua indole fosse dovuta più a semplice desiderio di divertirsi o più a un vero e proprio odio verso l’ordine cosmico creato dagli Asi (gli dèi del Nord). In quanto dio del caos e del disordine, è più probabile questa seconda ipotesi, anche se il folklore popolare vuole Loki come una divinità più benevola rispetto a come viene presentato nella letteratura, ossia non completamente malvagio, ma dal carattere giocherellone e, a modo suo, generoso verso l’umanità.

Come dio del fuoco, era spesso accompagnato a Thor, il dio del fulmine; ma in quanto dio dell’astuzia, si accompagnava anche a Odino, dio della guerra e dell’intelligenza (si dice appunto che con Odino avesse fatto un “patto di sangue“, segno del profondo legame tra intelligenza e furbizia).

Secondo alcuni, Loki era addirittura figlio di Odino stesso, poiché dotato della sua stessa smisurata conoscenza. Tuttavia, la maggior parte degli scritti e degli Edda (poemi islandesi del XIII secolo scritti in prosa e in poesia, che raccontano le vicende degli dèi del Nord) indicano Loki come figlio del gigante Fàrbauti e della dea Laufey (“isola di foglie”) detta anche Nàl (“aghi di pino”). Non deve stupire che Loki possa essere figlio di un gigante piuttosto che di Odino, dal momento che i giganti, nella mitologia nordica, rappresentavano il caos, cioè uno degli aspetti di Loki stesso. Per tale ragione queste creature venivano spesso combattute dagli Asi (soprattutto da Thor) al fine di ripristinare l’ordine e la pace. Ma è interessante anche il fatto che la madre di Loki sia Laufey, che rappresentava le foglie (dall’inglese “leaf“, cioè “foglia”) o gli aghi di pino: Fàrbauti era infatti una delle personificazioni del fulmine, ed è quindi logico che il dio del fuoco sia stato generato dall’unione tra il fulmine e le foglie.

Nata dalla combustione delle foglie, si pensa che proprio dalla parola “fuoco” abbia preso il nome questa divinità: nell’antica lingua nordica il fuoco veniva infatti chiamato “logi “, storpiato poi in “loki”. Secondo altri, però, il nome “Loki” potrebbe essere la storpiatura del nordico “Locke“, cioè “ragno“, per alludere all’invenzione della rete da pesca, la quale ricorda appunto la tela di questo aracnide. Loki, infatti, aveva la capacità di trasformarsi in tutti gli esseri che voleva, compresi animali. Si trasformava spesso in insetti e in ragni, ma aveva la singolare capacità di trasformarsi anche in esseri femminili, aspetto che sottolineava la sua grande ambiguità e la sua assenza di limiti. Secondo altre versioni, “Loki” potrebbe essere l’altro nome di “Ludor“, uno dei tre dèi (assieme a Odino e a Hoenir) indicati negli Edda come creatori del genere umano, e più precisamente il portatore del fuoco e del calore sulla Terra.

Loki veniva rappresentato in maniera diversa a seconda dei popoli e delle epoche storiche: per alcuni era vestito da giullare, sottolineando la natura burlesca e scherzosa della divinità; per altri era un uomo dai capelli e dalla barba neri, con la pelle scura, come bruciato dal fuoco; per altri ancora, aveva la pelle nera e un paio di corna caprine. Da quest’ultima rappresentazione, è forse derivata la figura del Krampus, personaggio del folklore popolare austriaco dall’aspetto di un caprone, che viene detto essere il servitore di San Nicola (o Babbo Natale). Oppure potrebbe essere derivata quella di Satana, il signore dell’inferno cristiano dalle corna caprine e avvolto dalle fiamme come Loki.

Secondo alcuni, Loki possedeva invece un aspetto indistinto tra l’uomo e la donna, e difatti era tramandato che avesse la capacità di generare i suoi figli sia come un uomo che come una donna, sottolineando ancor più il caos che accompagnava sempre la sua figura.

Una delle più famose figlie di Loki, avuta dalla gigantessa Angrboda ma partorita da Loki stesso, era Hel, la dea della morte o dell’oltretomba, custode della buca infernale in cui Odino l’aveva gettata perché la sua presenza non nuocesse agli dèi (di nuovo è presente un’analogia con Satana, che venne gettato nella buca infernale da San Michele arcangelo). Dalla nascita di Hel si diceva fossero scaturite tutte le malattie che affliggono il genere umano, ma a coloro che in vita avevano servito Odino con sapienza e abilità militare, era tuttavia risparmiata la condanna al regno spettrale della dèa degli inferi una volta caduti in battaglia; questi sarebbero infatti stati condotti dalle valchirie (dee guerriere al servizio di Odino) nel Valhalla, il paradiso degli dèi norreni, mentre i malvagi sarebbero stati gettati nella buca infernale per essere sottoposti a eterni supplizi.

HEL
Hel, figlia di Loki

Fratelli di Hel erano i mostri Fenrir (o Fenris) e Midgardsormr (o Jormungand), rispettivamente il famelico lupo che avrebbe ucciso Odino alla fine del mondo, e il serpente che nella stessa occasione avrebbe ucciso Thor. Loki aveva però dato origine anche a molti giganti, simbolo appunto del caos, come pure a delle creature benevole, tipo Sleipnir, il cavallo di Odino. Di Sleipnir, la mitologia nordica ci riferisce che era stato partorito direttamente da Loki e che aveva la bellezza di otto zampe, dato a favore del fatto che il nome del dio possa derivare dalla parola “ragno”. Il padre di Sleipnir era invece il destriero Svadilfari, “lo schiavo” o “lo sfortunato“, forse perché la fantasia popolare si era divertita a immaginare che un cavallo a otto zampe potesse essere nato dall’unione tra un cavallo ed un ragno.

I FIGLI DI LOKI
I figli di Loki, illustrazione di Camil Emil Doepler apparsa su “Valhalla: il mondo degli dei germanici”, pag. 43, 1905.

Alcuni dèi benevoli furono generati da Loki e dalla sua sposa Sigyn, dea della quale sappiamo molto poco tranne che fu sempre fedelissima al marito, per quanto fosse malvagio. Proprio per questa ragione veniva considerata il simbolo della fedeltà coniugale. 

Di Loki vengono narrate numerose malefatte, come il taglio dei capelli di Sif, la moglie del dio Thor, alla quale dovette procurare dei capelli nuovi fatti d’oro per non essere massacrato da quest’ultimo. In tale occasione, Loki era dovuto scendere nelle miniere dei nani, i figli di Ivaldi, dove si era fatto procurare sia la nuova chioma per Sif che un veliero magico (Skìdhbladhnir) per il dio Freyr e la lancia Gungnir per Odino. Ma, sempre fedele alla sua indole dispettosa, aveva poi scommesso la testa con due nani Eitri e Brokkr che non sarebbero riusciti a creare tre oggetti più belli di quelli. I due fratelli si erano subito messi al lavoro per forgiare il martello Mjöllnir per Thor, l’anello Draupnir per Odino e il cinghiale dorato Gullinbursti per Freyr.  Alla fine i nani avevano vinto la scommessa con Loki, ma siccome durante la lavorazione di Mjöllnir erano stati disturbati proprio dalla dispettosa divinità trasformatasi in una mosca, l’oggetto era riuscito con un manico forse troppo corto. Nonostante avesse perso la scommessa, fu deciso di non tagliare la testa a Loki, ma per punizione gli venne comunque cucita la bocca.

Di lui viene narrato anche il furto della collana d’oro della dea Freya (Brìsingamen), che dovette restituire dopo uno scontro sott’acqua con Heimdallr, fratello di Sif, combattuto dai due sotto le sembianze di due foche; oppure la complicità nel rapimento della dea Idunn da parte del gigante Thiazi, che Loki fu poi costretto ad andare a salvare trasformato in un falco perché minacciato di orribili punizioni da parte degli altri dèi.

Ma la leggenda più famosa ed importante sulle malefatte di Loki vede come protagonisti Hodur (in norreno Höðr) e Baldr, i due figli di Odino e di Frigg, rispettivamente re e regina degli dèi. Fu infatti Loki a convincere Hodur, dio della guerra e cieco dalla nascita, a scagliare contro il fratello, dio della luce, un dardo di vischio per ucciderlo. Si racconta che Frigg, preoccupata per i sogni di Baldr preannunciatori di morte, avesse fatto giurare a tutte le creature dell’universo di non nuocere mai al figlio, ma si era dimenticata di far giurare una pianticella di vischio, ritenuta innocua o insignificante. Venuto a conoscenza di ciò, Loki aveva convinto con l’inganno Hodur a scagliare con l’arco la stessa pianticella addosso a Baldr, causandone la morte, e in seguito, sotto le sembianze della gigantessa Thokk, aveva impedito al dio di tornare in vita rifiutandosi di piangere per lui, condizione che Hel aveva imposto a tutto l’universo affinché Baldr potesse essere riaccolto fra gli Asi.

Come punizione, Hodur era stato ucciso dal fratellastro Vàli, mentre Loki era stato incatenato a una montagna fatta di pietre aguzze perché la sua faccia venisse corrosa dal veleno di un serpente. In questo episodio viene narrato un ennesimo atto di fedeltà da parte della dea Sigyn che, tenendo sollevata una bacinella, impediva alle gocce di veleno di toccare la pelle del consorte. Tuttavia, nulla poteva salvare Loki dal supplizio nel momento in cui Sigyn era costretta ad allontanarsi per svuotare il catino. Secondo la tradizione popolare, le urla strazianti e gli spasmi del dio erano responsabili dei terremoti. Si pensa però che la leggenda del supplizio di Loki sia stata in gran parte influenzata dal mito di Prometeo (Fonte: Timothy J. Stephany, The Theft of Fire: Prometheus and Loki), figura del mondo classico legata anch’essa al fuoco, e che pertanto possa essere stata aggiunta in un secondo tempo agli scritti di mitologia germanica e scandinava. In effetti, è l’unico episodio che vede Loki macchiarsi di una colpa che lui stesso non trova modo di espiare, contrariamente a quanto vuole la tradizione della mitologia nordica e al carattere maligno ma talvolta utile del dio.

SUPPLIZIO DI LOKI
Loki e Sigyn, dipinto di Marten Eskil Winge

Loki era dunque una figura molto particolare della mitologia nordica: ambigua, considerata la personificazione del male, che amava seminare zizzania tra gli dèi; ma al tempo stesso era  visto anche come una presenza inevitabile, una figura necessaria per il mantenimento dell’equilibrio del cosmo. A lui venivano anche attribuite doti intellettive particolari e il possesso di scarpe magiche con cui poteva volare o camminare sull’acqua.

Si raccontava inoltre che durante il Ragnarök  – la fine del mondo o Crepuscolo degli dèi – quando le forze del male avrebbero predominato su quelle del bene, sarebbe stato Loki, padre di mostri, giganti e streghe, a guidare la vittoria del maligno. Alla fine, però, sarebbe stato ucciso da Heimdallr, il “dio bianco” fratello di Sif, in uno scontro che avrebbe portato alla morte di entrambi.

(Tutte le immagini contenute in questa pagina sono di pubblico dominio. Fonti d’informazione: Edda poetica e in prosa, quest’ultima scritta da Snorri Sturluson, XIII secolo)

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