LA LEGGENDA DI IDUNN

Idunn (famosa come Idun in inglese e Iðunn in islandese) era una delle divinità femminili venerate nel Nord Europa, e in particolare era la dea della giovinezza, colei che aveva il dono di impedire la morte e l’invecchiamento di tutti gli dèi (o Asi, secondo la nomenclatura norrena).

IDUNN
La dea Idunn, in un’illustrazione di John Bauer della prima metà del XX secolo.

In origine si diceva che lei e il suo sposo Bragi, dio della poesia e consigliere di Odino (il padre degli dèi), avessero acquisito questo potere attraverso particolari conoscenze mediche ma, in epoche successive, il mito volle che il potere di Idunn risiedesse in alcune mele magiche di cui lei sola era in possesso poiché unica coltivatrice. La dea aveva dunque il compito di fornire continuamente queste mele agli altri dèi, i quali, mangiandone regolarmente, sarebbero rimasti giovani in eterno.

E’ possibile che la leggenda abbia subìto influenze da parte del mondo greco e da quello cristiano, e in particolare dalla leggenda greca del giardino delle Esperidi e dal mito ebraico-cristiano di Adamo ed Eva. Lo stesso nome “Idunn” presenta una curiosa assonanza con la parola “Eden“, il biblico giardino descritto nel libro de “La Genesi ” in cui Dio avrebbe posto l’albero della conoscenza del bene e del male, i cui frutti, secondo la tradizione, sono appunto simili a delle mele. Tuttavia, nell’antica lingua norrena i frutti di Idunn venivano chiamati semplicemente “epli“, cioè “frutti rotondeggianti “, senza specificare di che tipo di frutto si trattasse. Non è certo se in seguito siano stati identificati con delle mele anche per la storpiatura di “epli “ in “äpfel ” (pronuncia: “effel “, cioè “mele” in tedesco).

Ma il mito di Idunn presenta, oltre a questa, anche molte altre similitudini con il mondo classico: per esempio, per la sua funzione di procurare continuamente le mele fatate agli Asi, è stata vista da molti un’analogia tra questa dea ed Ebe, la coppiera degli dèi dell’Olimpo descritta nella mitologia greca.

Il mito più famoso legato a Idunn riguarda il suo rapimento da parte del gigante Thiazi (in norreno: Þjazi), che ricorda da vicino il mito greco del rapimento di Persefone da parte di Ade. Si narra che un giorno il malvagio dio Loki, assieme ai due dèi Odino e Hoenir, stesse cuocendo dell’arrosto su un falò, e fosse poi rimasto attaccato alle penne di un’aquila che aveva tentato di scacciare dal cibo usando un bastone. Ma in realtà quella non era una vera aquila, bensì il gigante Thiazi, che aveva la capacità di trasformarsi nello splendido animale ogni volta che lo desiderava. Questi, dispettoso forse anche più di Loki, stava impedendo, col suo malefico influsso, che la carne sul fuoco cuocesse per obbligare i tre dèi a dargliene un pezzo. Vistosi malamente scacciato, si era librato in volo trascinando con sé per dispetto il perfido Loki, ancora aggrappato al bastone con cui lo aveva respinto. Quest’ultimo, per liberarsi dalla stretta di Thiazi e non cadere rovinosamente a terra, aveva dovuto promettere al gigante di consegnargli la bella dea Idunn, nonché le sue mele fatate, e in questo modo aveva avuto salva la vita.

THIAZI E LOKI
Thiazi, trasformato in aquila, cerca di rubare il pasto di Loki, Odino e Hoenir. Da un manoscritto islandese del XVII secolo.

Non è chiaro se Thiazi fosse innamorato di Idunn o se volesse piuttosto privare gli dèi, verso cui nutriva un profondo odio, del dono dell’eterna giovinezza; fatto sta che accettò la proposta di Loki, il quale poco dopo aveva condotto la dea dentro un bosco con la scusa che là vi crescessero mele anche più belle delle sue. Laggiù, l’ignara dea era stata rapita da Thiazi trasformato in un’aquila e portata in volo nella sua dimora (chiamata Thrymheimn in lingua norrena).

Gli dèi del castello di Asgard, non potendo più mangiare le mele fatate di Idunn, avevano cominciato ad invecchiare. Era stato quindi chiesto aiuto alla dea Freya che, col suo mantello di penne di falco, si era trasformata anche lei in un rapace e aveva raggiunto Thrymheimn, liberando Idunn con l’aiuto di Loki, lo stesso responsabile del suo rapimento. Secondo altre versioni della leggenda, era stato semplicemente Loki, dal potere camaleontico, ad andare a salvare Idunn sotto le sembianze di in un falco.

Thiazi, corso in forma di aquila presso il castello di Asgard per riprendersi la bella dea, era stato bruciato vivo dalle fiamme accese dagli dèi per difendere il castello. Essendo Loki il dio del fuoco, le fiamme non avevano potuto scalfire né lui, né la dea Idunn che stringeva negli artigli trasformata in una noce, ma avevano provocato la sola morte del gigante e suscitato le ire di Skadi, la figlia di quest’ultimo.

Come forma di “risarcimento”, a Skadi era stato proposto di sposare uno degli dèi di Asgard, ma a condizione che lo scegliesse senza guardarne il volto, bensì solo i piedi. A causa di tale condizione, la gigantessa, da sempre innamorata di Baldr (il dio della luce), era stata imbrogliata e si era dovuta sposare di malavoglia con Njörd, padre di Freya e Freyr, il quale, oltre ad essere il dio del mare (e quindi antagonista naturale di Skadi che viveva sulle montagne), per giunta non era uno degli dèi più importanti di Asgard (era infatti un Vanir e non un Asi), e il loro matrimonio si era rivelato molto infelice.

IDUNN RAPITA DA THIAZI
Idunn rapita da Thiazi. Illustrazione di Elmer Boyd Smith, da “I giorni del gigante: un libro di favole” del 1902.

Idunn veniva rappresentata come una donna bellissima, dall’aspetto di una ventenne o addirittura di un’adolescente, coi capelli biondi talvolta sciolti e talvolta legati in due lunghe trecce, recante in mano un cestino di mele.

Bragi, il suo sposo, era invece raffigurato come un uomo dalla barba lunghissima, sempre intento a suonare l’arpa, simbolo della poesia. Secondo l’Edda in prosa del XIII secolo, essendo il dio dell’arte poetica (detta appunto “bragr” in lingua norrena) era figlio di Odino, il dio della conoscenza e di tutte le arti, sebbene la tradizione ufficiale vuole che non fosse un parente ma un suo semplice consigliere.

Non è chiaro perché qualche volta venisse rappresentato come un vecchio con la barba bianca, dal momento che, in quanto marito di Idunn, aveva accesso alle mele magiche dispensatrici di eterna giovinezza. Allo stesso modo non è chiaro perché Idunn venisse talora detta “figlia di Ivaldi”, il padre di tutti i nani, dato il suo aspetto completamente diverso da quello dei fratelli e la possibilità di vivere in superficie anziché nelle miniere, dove i nani erano costretti per non finire pietrificati dal sole. Anche altre versioni del mito riferiscono che Idunn era figlia di un nano – stavolta Duelgard – e della valchiria Hildegun. Inoltre, anche le origini materne sono in contrasto con le descrizioni di Idunn, dal momento che le valchirie avevano un carattere feroce e battagliero mentre quest’ultima era sempre detta essere mite e gentile.

IDUNN E BRAGI
Idunn e Bragi, dipinto di Nils Blommér del XIX secolo

Secondo alcune leggende, le mele di Idunn avevano la capacità di donare anche fertilità. Per tale ragione, veniva indicata anche come la dea nordica della fertilità, al pari delle dee Freya e Sif. Idunn possedeva infatti alcune caratteristiche in comune con queste due dee: con Sif il fatto di avere dei lunghi capelli color dell’oro, con Freya il fatto di venire rappresentata spesso con dei fiori tra i capelli o come una creatura dei boschi (proprio in un bosco era infatti avvenuto il suo rapimento). Non mancano dipinti e illustrazioni che la vedono assieme a due gatti, simbolo di Freya ma anche della dea Friggmoglie di Odino.

(Tutte le immagini contenute in questa pagina sono di pubblico dominio. Le informazioni provengono dall’Edda in poesia e dall’Edda in prosa scritta da Snorri Sturluson nel XIII secolo e da http://norse-mythology.org/tales/the-kidnapping-of-idun/ e https://storiaefantasydotcom1.wordpress.com/category/miti-e-leggende/).

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