LA LEGGENDA DI HEL

Hel (anglicizzato talvolta in Hella) era la dea della morte e dell’oltretomba presso le antiche popolazioni germaniche e scandinave.

Figlia di Loki (dio del male, dell’inganno e del fuoco) e della gigantessa Angrboda (il cui nome in norreno significa “presagio di sventura“), era stata partorita dal padre – che aveva il dono di generare i suoi figli sia come un uomo che come una donna – con i fratelli Fenrir e Midgardsormr (anche detto Jormungand). Mentre Hel aveva le sembianze di una donna, Fenrir era il gigantesco lupo che avrebbe ucciso Odino (il re degli dèi) alla fine del mondo, e Midgardsormr il serpente marino che nella stessa occasione avrebbe ucciso il dio Thor. In particolare, si diceva che la nascita di Hel avesse provocato tutte le malattie che affliggono il genere umano.

I FIGLI DI LOKI
I figli di Loki

Saputo della loro esistenza, Odino, padre degli dèi, decise di confinare tutti e tre nelle zone più remote della terra: Fenrir nella brughiera, Midgardsormr in fondo al mare e Hel in una buca gelida e infernale posta al centro della terra. E’ possibile che questa locazione sia attribuibile al primissimo ruolo di Hel nella mitologia nordica, ovvero quello benevolo della madre terra. Fenrir, invece, era la rappresentazione del lupo, animale temuto dai popoli scandinavi e soprattutto germanici, che infestava le brughiere seminando il terrore. Da questa figura mitologica, dotata di intelligenza e del dono della parola, è poi derivata quella leggendaria del lupo mannaro, mostro classico del folklore germanico. Non è certo se vi sia derivata anche la figura di Cerbero, il cane infernale a tre teste della mitologia greca e romana.

Lungi dall’essere scontenta del suo nuovo regno, la perfida Hel decise di ringraziare Odino facendogli dono dei due corvi Hugin (“pensiero“) e Munin (“memoria“). Questi due corvi, simbolo di morte, erano utilizzati dal re degli dèi per accrescere la sua conoscenza, in quanto avevano il compito di riferirgli tutto ciò che vedevano e udivano in giro per il mondo. A sua volta Odino, per ringraziare Hel dell’utile dono, acconsentì che il suo regno accogliesse le anime di tutti i defunti, tranne quelle di coloro che erano morti in battaglia, i quali sarebbero stati condotti nel Valhalla (il paradiso degli dèi) per andare a far parte del valoroso esercito degli Einherjar. Questa magnanima decisione di Odino potrebbe essere derivata anche dal “patto di sangue” che si diceva avesse questi fatto con Loki, padre di Hel.

HEL
Hel, in un’illustrazione del 1882 di Karl Ehrenberg

Dal nome di questa dea proviene il vocabolo tedesco Hölle e l’inglese Hell, due termini che significano “inferno“; ma potrebbe derivarvi anche la parola inglese “hole” (“buco”) poiché il regno degli inferi era appunto costituito da una buca spettrale.

Si diceva che Hel uscisse raramente dalla gelida fossa in cui Odino l’aveva gettata e, se lo faceva, portava con sé dolore, sofferenze e malattie a tutti i mortali. Dotata di un rastrello, avrebbe salvato la vita ad alcuni (coloro che fossero passati tra i denti del rastrello) e condotto nel suo regno gli altri; dotata di una scopa, avrebbe condotto all’inferno tutte le anime senza distinzione.

Il regno di Hel (chiamato anche Helheim o Nifhel) veniva descritto dalla mitologia norrena come un luogo a cui si accedeva dopo aver superato la caverna chiamata Gnipahellir (in norreno significa “caverna della roccia sporgente“), custodita dal cane Garmr (in norreno significa appunto “cane“) che avrebbe ucciso il dio della guerra Tyr alla fine del mondo. In seguito, le anime sarebbero state traghettate sul fiume Gjöll (in norrenourlante“) attraversato da un ponte d’oro (Gjallrabrù, dal tedesco “Brücke” cioè “ponte”) custodito dalla gigantessa Mudgudr.

L’Helheim era noto per essere un luogo freddo, costantemente perturbato da pioggia e vento, e per questo, secondo la tradizione, situato verso nord. Hel viveva nel palazzo chiamato Eliudnir (“freddo di neve“), fatto da orribili serpenti intrecciati e circondato dal cancello Helgrind (“cancello della morte“).

Dai mostri dell’inferno della mitologia nordica sono derivate molte figure dell’Inferno dantesco e i fiumi Stige e Acheronte citati ne “La Divina Commedia“. La figura di Hel potrebbe avere ispirato quella del dantesco giudice Minosse, in quanto la dea veniva spesso raffigurata in atteggiamento molto simile a questa leggendaria figura: sul trono all’entrata dell’oltretomba, davanti al quale bisognava inchinarsi e sottomettersi ogni volta che si veniva presentati al suo cospetto.

Veniva rappresentata o come una donna dall’aspetto orrendo, coi capelli neri e la pelle scura come Loki, o come una donna col volto per metà bellissimo e per metà sotto forma di teschio.  Come suo padre Loki, infatti, questa dea presentava un carattere ambiguo: talora crudele e talora magnanimo. Celebre è l’episodio mitologico in cui il dio Hermod, mandato dalla dea Frigg, moglie di Odino, giunse presso il regno di Hel per chiedere la resurrezione del dio Baldr e di sua moglie Nanna. In quell’occasione, Hel si dimostrò magnanima concedendo di restituire entrambi alla vita se tutti gli dèi e i mortali avessero sinceramente pianto per loro ai funerali.

HERMOD E HEL
Hermod di fronte a Hel, in un’illustrazione di John Charles Dollman del 1909

Di lei si diceva ancora che avesse sposato il re svedese Dyggvi, ma secondo un’altra versione era sposa del gigante di fuoco chiamato Surtr, padre di tutti i difetti umani, in particolare dell’arroganza e della stupidità, colui che avrebbe ucciso il dio Freyr.

La tradizione voleva che avesse due servitori con fattezze umane –  il maschio Ganglati (in norrenopigro“) e la femmina Ganglöt (in norrenosciatta“) – e due servitori con fattezze bestiali che erano invece il cane Garmr e il serpente alato Nidhogg (dal norrenocolui che colpisce con odio“), plasmati con della terra dalla stessa dèa e condotti alla vita perché scempiassero il cadavere dei defunti.

HEL E GARMR
Hel assieme a Garmr e Nidhogg, illustrazione di Johannes Gehrts (1889)

Si tramandava inoltre che al suo servizio fossero anche le anime dei malfattori defunti – soprattutto assassini e traditori – ai quali aveva affidato il compito di costruire sulla spiaggia Naströnd (in norreno spiaggia dei morti“) la nave Naglfar, fatta con le loro stesse unghie: la nave sarebbe stata utilizzata dalle anime dei morti per tornare sulla terra e combattere durante il Ragnarök, il duello finale tra il bene e il male che sarebbe avvenuto alla fine del mondo.

(Tutte le immagini contenute in questa pagina sono di dominio pubblico. Fonti d’informazione: https://storiaefantasydotcom1.wordpress.com/category/miti-e-leggende/ e https://en.wikipedia.org/wiki/Hell ).

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