LA LEGGENDA DI FRIGG

Frigg era una dea della mitologia scandinava e germanica di grandissima importanza, in quanto sposa di Odino, il signore di tutti gli dei del Nord Europa chiamati Asi.

Era conosciuta anche col nome di Frigga (o Frij in tedesco), ma a lei venivano attribuiti anche diversi appellativi quali “regina o signora degli dèi ” oppure “dea del cielo” o ancora “signora del cielo“. Dal suo nome è possibile che derivi anche quello di Freya, la dea dell’amore sorella del dio Freyr (o Frey), e per questo è dibattuto se il giorno del venerdì (in tedesco “Freitag” e in inglese ” Friday “) non possa derivare da questa dea piuttosto che da Freyr e Freya, come invece si è a lungo creduto.

Non solo, ma Frigg condivideva con Freya anche molte caratteristiche, come ad esempio il fatto di essere procacciatrice di nuovi amori per tutte le fanciulle. A causa di ciò, anticamente veniva spesso invocata al posto di Freya da tutte le giovani nubili che desideravano convolare a giuste nozze. Non è raro che anche negli scritti di mitologia norrena (Scandinavia centro-meridionale e Germania settentrionale) queste due dee vengano spesso confuse fra di loro, tanto da indurre a pensare che siano la stessa persona.

Frigg rappresentava inoltre la femminilità, ma era anche la protettrice dei matrimoni e delle partorienti, responsabile della fertilità e della prolificità delle spose (proprio come Era o Giunone nella mitologia greco-romana). A lei era dedicato il caglio zolfino, un’erba usata per alleviare i dolori del parto, chiamata anche “erba di Frigg“. Per via di queste caratteristiche, Frigg era considerata una buona amica di Eir, la dea della medicina e soprattutto delle donne medico. Se tuttavia Eir veniva raffigurata sempre assieme a una tigre e a un leone, Frigg era invece rappresentata su un carretto trainato da due gatti, simbolo della femminilità.

Il suo nome è di dubbia derivazione. Può darsi che significhi “amore” in islandese oppure “sposa, moglie” nell’antica lingua sanscrita. Non si conoscono di preciso neanche le sue origini, ma nell’Edda in prosa islandese del XIII secolo viene detta figlia di un certo ” Fjörgynn“. Ciò che è certo, è che dal suo nome è derivato il verbo “frignare”, poiché questa dea veniva spesso descritta in lacrime a causa dei numerosi pellegrinaggi del suo consorte che lo costringevano a stare lontano da lei per molto tempo.

Dotata della stessa intelligenza di Odino, Frigg aveva in più anche il dono della preveggenza, di cui si serviva appunto per predire matrimoni e nascite. Assieme al suo sposo, inoltre, era la protettrice di tutte le arti manuali e dell’artigianato, ma soprattutto delle arti tradizionalmente femminili, come la tessitura, che si diceva avesse personalmente tramandato a tutte le donne.

FRIGG E FULLA
Frigg e la sua ancella Fulla, illustrazione del 1874

Insieme al marito Odino, comandava su Asgard, il regno degli Asi, e condivideva con lui il seggio regale chiamato Hlindskialf, da cui si poteva vedere e controllare tutto il regno degli dèi e tutto ciò che succedeva sulla terra degli uomini (Midgard, o in norreno Miðgarðr). Per questo veniva spesso raffigurata seduta sull’imponente trono, o nell’atto di comandare o in quello di filare della lana, poiché appunto protettrice delle arti tessili. Due suoi famosi simboli erano infatti il fuso e l’arcolaio.

Non si conosce invece l’origine di un altro suo simbolo, e cioè il mazzo di chiavi. Si diceva infatti che Frigg tenesse sempre in mano un mazzo di chiavi, ma il mito che ne spiega la ragione è andato perduto col tempo. Una spiegazione che si è tentato di dare è che le chiavi possano rappresentare la capacità della dea di aprire le porte di mondi sconosciuti, aumentando le sue conoscenze o scorgendovi il futuro.

Le sue tre ancelle erano (in lingua norrenaFulla, Gná e Hlín. La prima, sempre accanto alla padrona, aveva il compito di servirla e assisterla all’interno delle mura domestiche, e in particolare nel Fensalir (“Sala della palude“), la dimora personale di Frigg all’interno di Asgard; la terza, invece, aveva il compito di fare da ambasciatrice e portare messaggi della dea sulla terra sotto le sembianze di un falco; la seconda, Gná, svolgeva un po’ delle mansioni di Fulla e un po’ delle mansioni di Hlín.

FRIGG E LE SUE ANCELLE
Frigg e le sue tre ancelle: Fulla, Gná e Hlín. Illustrazione di Camil Emil Doepler (1882). Copyright free in the United States.

L’ancella Fulla era la più importante delle tre. Veniva raffigurata con lunghi capelli, sempre ai piedi di Frigg, molto spesso con in mano un cofanetto, poiché si credeva che uno dei suoi compiti più importanti fosse quello di ripiegarvi con cura le calze o i calzari della padrona. A Frigg e Fulla erano sacri l’inverno e soprattutto i giorni immediatamente successivi al solstizio, durante i quali alle fanciulle era proibito filare per portare rispetto alla regina degli dèi. Fulla, oltre che ancella, era anche confidente di Frigg e custode dei suoi segreti.

La capacità dell’ancella Hlín di trasformarsi in un falco le derivava da un mantello tessuto con penne di falco – forse dalla stessa Frigg – che aveva la proprietà di rendere chiunque lo avesse indossato capace di volare. Si diceva che anche Frigg utilizzasse lo stesso mantello per trasformarsi in un falco e combattere al fianco di Odino, signore della guerra, durante le battaglie – caratteristica che può essere legata all’abitudine degli antichi popoli germanici di andare sempre a caccia col falcone. Non è raro, infatti, trovare raffigurazioni della dea Frigg con indosso un copricapo di penne di falco, al posto del consueto velo con il quale è più spesso rappresentata (lo stesso copricapo piumato veniva talora portato anche dal suo sposo). Ma quale che sia l’origine del mito, era credenza comune che le anime dei caduti in battaglia, condotte nel Valhalla dalle valchirie, fossero destinate metà a Odino e metà alla sua sposa Frigg, che le avrebbe custodite fino alla fine del mondo.

Odino e Frigg erano genitori di Hodur (o Höðr in norreno) e Baldr (o Balder), il primo cieco e signore della guerra, e il secondo splendente e forse per questo probabile dio dell’intelletto. Baldr aveva ereditato da Frigg il dono della preveggenza, soprattutto per quel riguardava il proprio destino. Si racconta che, angosciato da un sogno premonitore di morte, avesse domandato aiuto alla madre per sottrarsi da tale sorte infausta. Frigg aveva perciò chiesto a tutte le creature dell’universo il giuramento solenne di non nuocere mai al suo figlio prediletto, ma per leggerezza aveva dimenticato di far giurare un ramoscello di vischio (pianta che cresce appunto in inverno), con il quale Hodur, su consiglio del malvagio dio Loki, aveva colpito a morte Baldr suscitando la morte di dolore della sposa di quest’ultimo, Nanna, e la disperazione sempiterna di Frigg.

LA MORTE DI BALDR
“La morte di Baldr”, dipinto di Christoffer Wilhelm Eckersberg (1817)

Dopo la morte di Baldr, Frigg aveva chiesto agli Asi chi se la sentisse di chiedere a Hel, la dea dell’oltretomba, di riportare in vita il suo diletto figlio. Si era offerto Hermod (in norreno Hermóðr), uno dei figli illegittimi di Odino che, in sella a Sleipnir, il destriero di suo padre, era giunto sino agli inferi chiedendo alla regina della morte di resuscitare sia Baldr che Nanna. Hel aveva acconsentito solo a patto che durante i funerali tutti piangessero la loro morte, e Nanna, animata dalla speranza, aveva consegnato a Hermod un vestito bianco per Frigg e un anello d’oro per Fulla, in segno di gratitudine.

Tutti obbedirono al comando di Hel, eccetto Loki, travestito da gigantessa Thokk. Baldr e Nanna erano dunque rimasti nell’oltretomba, attendendo il giorno in cui fossero resuscitati, cioè dopo la fine del mondo chiamata Ragnarök. In tale giorno, Loki e molti altri dèi sarebbero stati uccisi, compresi Odino e Frigg. Ma altri, tra cui Baldr, Nanna, Hodur (che nel frattempo era stato ucciso dal fratellastro Váli per vendicare Baldr) e tutti i figli di Thor sarebbero resuscitati per sempre. Fino ad allora, la dea Frigg avrebbe sempre pianto suo figlio morto, e da ciò si accrebbe la leggenda della sua inconsolabilità.

(Tutte le immagini contenute in questa pagina sono di dominio pubblico. Le informazioni qui contenute sono tratte dall’Edda poetica e dall’Edda in prosa scritta nel XIII secolo da Snorri Sturluson)

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