KASPAR HAUSER, IL FANCIULLO D’EUROPA

Quello di Kaspar Hauser, detto “Il fanciullo d’Europa” (das Kind von Europa) e “lo sconcertante trovatello” (rätselhafter Findling), è un mistero ancora insoluto che ha visto coinvolta la Germania di inizio Ottocento.

A emblema della misteriosa identità di questo fanciullo, sulla sua lapide si trova una scritta in latino che recita: «Qui giace Kaspar Hauser, enigma del suo tempo. Ignota la nascita, misteriosa la morte – 1833».

Qual è dunque la storia di Kaspar Hauser, e perché ha suscitato tanto interesse, nella sua terra natia come nel resto del continente?

Kaspar Hauser dipinto nel 1830 da Carl Kreul.

Kaspar Hauser era il nome di un ragazzo (si presume di circa 16 anni) che il 26 maggio 1828, lunedì di Pentecoste (Pfingstmontag), giorno festivo in Germania, fu ritrovato sulla piazza di Norimberga (Baviera) in stato del tutto confusionale, con in mano una lettera indirizzata a uno dei capitani di cavalleria della città, il capitano von Wessenig.

Il responsabile del ritrovamento fu un ciabattino di Norimberga, il quale si accorse che il ragazzo non sapeva parlare bene e capiva poco le domande che gli venivano rivolte. Non era in grado di dire il suo nome e aveva i vestiti logori e i piedi feriti. Reagiva in maniera violenta ai suoni e alle luci e, quando gli fu offerto del cibo, non riuscì a mangiare altro che pane e acqua.

Nella lettera che venne consegnata dal ciabattino al capitano von Wessenig era scritto – in un tedesco pieno di errori di ortografia – di prendersi cura del ragazzo, di nome “Kaspar Hauser”, dal momento che l’autore della lettera, non firmata, non poteva più farlo. Veniva inoltre affidato proprio a lui perché, continuava la lettera, il ragazzo voleva diventare “cavaliere come suo padre”.

Non sapendo come comportarsi, l’autorità locale confinò Kaspar in una cella fin quando, dopo essere stato visitato da numerosi dottori, non venne accertato che il giovane non aveva probabilmente mai né camminato né visto la luce del sole dalla nascita.

Dopo essere stato accolto nella famiglia del borgomastro Binder, venne affidato al professor Georg Friedrich Daumer (1800 – 1875), filosofo (di stampo “antroposofico”, secondo il filosofo tedesco Rudolf Steiner) che fu come un padre per il giovane Kaspar: egli lo accolse con gioia all’interno della sua famiglia e gli insegnò a parlare, a leggere, a scrivere e a contare.

Così, Kaspar poté raccontare – seppure in maniera molto sconclusionata – la sua storia, e di come, a sua memoria, fosse sempre vissuto in uno stato di prigionia sin dalla nascita, avvenuta fuori Norimberga ma in un posto a lui ignoto. L’unica persona con cui era mai stato a contatto era un uomo che non aveva mai visto in faccia e che si era, tutto sommato, preso cura di lui (lo nutriva con pane e acqua, lo lavava, gli tagliava le unghie e i capelli) ma che non voleva assolutamente che la sua presenza venisse palesata, arrivando addirittura a picchiarlo se provava a disubbidire a questo suo comando. Insieme a lui, Kaspar era arrivato a Norimberga ed era stato abbandonato indossando un paio di stivaloni che gli avevano ferito i piedi, e con in mano la lettera per il capitano von Wessenig.

Il ragazzo, però, non fu mai in grado di rivelare chi fossero i suoi genitori, né perché fosse stato rinchiuso. Nessuna famiglia venne inoltre a reclamarlo.

La sua storia suscitò pian piano grandissimo interesse per il particolare panorama culturale che dominava l’Europa – e in particolare la Germania – negli anni in cui si svolse la vicenda: erano infatti gli anni del Romanticismo (spiegato nella pagina su NOVALIS), in cui l’amore per l’occulto e per l’esoterico – nonché per la magia – rendevano estremamente affascinante la storia del giovane prigioniero dall’identità sconosciuta. Il filosofo tedesco Rudolf Joseph Steiner (1861 – 1925), anni dopo la morte del ragazzo, lo fece addirittura risalire a un abitante della mitica isola sottomarina di Atlantide tornato sulla terraferma.

Tuttavia, alcuni anni prima era accaduto anche un fatto politico di grande importanza, che venne ricollegato al misterioso ragazzo e contribuì ad aumentarne la fama: nel 1812 l’erede al trono del regno di Baden (oggi Bundesland tedesco associato al Württemberg), figlio di Stefania di Beauharnais e di Carlo II del Baden, era stato trovato morto nella culla, proprio l’anno in cui presumibilmente era nato Kaspar.

Prese piede la teoria che Kaspar Hauser fosse in realtà il principe ereditario del Baden, coinvolto in una cospirazione per distruggere la discendenza di Stefania di Beauharnais, nipote della prima moglie di Napoleone, per far subentrare al potere i conti Hochberg. Si ipotizzò infatti che il vero principe – cioè Kaspar – fosse stato rapito e sostituito con un altro bambino morto, e tenuto occultato in tutti quegli anni perché nessuno scoprisse che era vivo.

Stefania di Beauharnais.

Questo sospetto nacque l’anno successivo al ritrovamento del ragazzo, e precisamente dopo il 17 ottobre 1829, giorno in cui egli fu vittima di un attentato nel quale venne ferito alla testa, anche se non gravemente, da “un uomo mascherato”, come riferì. Si pensò che, essendo stata pubblicata da poco l’autobiografia di Kaspar, l’uomo che si era preso cura di lui durante la prigionia avesse voluto eliminarlo per impedirgli di rivelare la verità.

Ci fu però anche chi dubitò dell’attentato e disse che in realtà il ragazzo si era ferito da solo per attrarre l’attenzione, un comportamento conforme alla sua spiccata personalità narcisistica, che era stata notata anche dal presidente della corte d’appello bavarese Paul Johann Anselm von Feuerbach (padre del filosofo Ludwig von Feuerbach) nei suoi colloqui con il ragazzo, e da coloro che ebbero in affidamento Kaspar Hauser dopo il professor Daumer, come il conte inglese Henry Philip Stanhope (1781 – 1855).

Anselm von Feuerbach.

Grazie a Stanhope, per cui inizialmente lavorò come scrivano, Kaspar visitò tutte le più importanti corti d’Europa (e da quel momento in poi venne soprannominato “il fanciullo d’Europa”) poiché il Lord inglese era profondamente convinto che in lui ci fosse sangue reale e che potesse essere l’erede al trono di una qualche importante dinastia.

Tempo dopo, dovendo il conte tornare in Inghilterra e non potendolo portare con sé, il giovane Kaspar venne affidato alle cure di Johann Georg Meyer nella piccola cittadina di Ansbach, nello stesso Stato della Baviera dove il ragazzo era stato ritrovato.

Tuttavia, il 14 dicembre 1833, all’età di circa 21 anni, Kaspar subì un secondo attentato in un parco di Ansbach, che questa volta gli fu fatale: il giovane venne pugnalato al fianco da uno sconosciuto, anch’esso mascherato, come disse lui, che tuttavia non venne mai rintracciato. Assieme a Kaspar, venne invece ritrovato un biglietto in cui l’autore dell’attentato si presentava come un certo M. L. O. proveniente dal confine bavarese.

Kaspar Hauser morì tre giorni dopo l’attentato, il 17 dicembre. Nel parco dove avvenne il fatto, si trova oggi un monumento eretto in suo onore, la cui lapide in latino recita: “Qui fu ucciso un uomo misterioso in maniera misteriosa”.

Il conte Philip Henry Stanhope.

Ancora una volta, c’è chi crede si sia trattato di un evento autolesivo, cioè che Kaspar si sia pugnalato da solo per attrarre l’attenzione o per costringere il conte Stanhope a farlo tornare con sé per viaggiare in tutta l’Europa. Non era infatti un segreto per nessuno che Kaspar Hauser si annoiasse moltissimo in un paese piccolo come Ansbach, dopo aver passato quasi tutta la sua vita prigioniero e bramando di conoscere il mondo come aveva fatto nelle grandi città europee.

Oppure, c’è chi dice che il suo intento sia stato proprio suicidiario, dettato appunto dalla disperazione di trovarsi nuovamente in una specie di prigionia come quando era più giovane.

Tutte queste teorie sono supportate dal fatto che, nel parco di Ansbach, dove era da poco caduta la neve, vennero ritrovate solamente le impronte di Kaspar.

Dalla sua morte, la figura di Kaspar Hauser è divenuta leggendaria ed è entrata a far parte della cultura tedesca e internazionale. Molti film per il cinema e per la televisione, nonché serie TV, si sono basate infatti sulla sua enigmatica storia.

Il più celebre film su di lui, dal titolo “Jeder für sich und Gott gegen alle” (Ognun per sé e Dio contro tutti) ma chiamato in italiano “L’enigma di Kaspar Hauser”, venne diretto nel 1974 da Werner Herzog.

Lo stesso Anselm von Feuerbach, che lo conobbe personalmente, scrisse un libro su di lui dal titolo “Kaspar Hauser: Beispiel eines Verbrechens am Seelenleben des Menschen” (Kaspar Hauser: esempio di un crimine verso la vita dell’anima degli uomini, pubblicato in italiano come “Kaspar Hauser: un delitto esemplare contro l’umanità”) in cui sosteneva la possibilità che Kaspar fosse proprio  l’erede al trono del regno del Baden.

Il magistrato morì lo stesso anno del ragazzo, nel maggio 1833, in circostanze misteriose. Il professor Daumer affermò che manifestava i sintomi dell’avvelenamento da arsenico, e che quindi poteva essere stato eliminato anche lui per occultare la verità.

TORNA AI MITI E ALLE LEGGENDE