IL VAMPIRO

In Germania esistono numerosi miti e leggende legati alla figura del vampiro (der Vampir), un mostro antropomorfo appartenente alla categoria dei “morti viventi” o “non spirati”.

Il vampiro, figura divenuta leggendaria grazie alla fama di cui gode in ambito internazionale, è un essere umano tornato in vita dopo la morte sotto forma di demone, costretto a vivere succhiando il sangue degli uomini con i suoi lunghi canini affilati.

Nella Germania medievale era credenza che la trasformazione dei cadaveri in vampiri fosse dovuta a pratiche di inumazione non correttamente eseguite (sepoltura senza precedente ebollizione, a meno di due metri sottoterra, con gli occhi aperti, ecc.) o a offese contro la Chiesa di cui si era macchiato il defunto nel corso della sua esistenza. Non ultimo, la maledizione poteva essere dovuta a possessioni di demoni infernali che utilizzavano il corpo del defunto per tornare sulla terra.

VAMPIRO
Particolare della locandina del film “Intervista col vampiro” di Neil Jordan, del 1994.

Anche secondo le credenze moderne, coloro che tornano in vita sotto forma di vampiri acquisiscono capacità in tutto e per tutto simili ai demoni dell’inferno: non solo propensione verso il male – che li costringe a uccidere per bere il sangue altrui – ma anche poteri magici come la capacità di volare, compiere salti giganteschi e trasformarsi in bestie di ogni tipo (soprattutto pipistrelli), nonché l’avversione per la luce del sole. Il vampiro, infatti, non può esporsi ai raggi del sole, altrimenti ciò gli sarebbe fatale (verrebbe infatti tramutato in polvere), per questo può uscire solo di notte e passa il resto del giorno chiuso in una bara, dentro alla quale riposa fino al calare delle tenebre.

Il vampiro si nutre sia di sangue umano che di sangue animale, benché, secondo la leggenda popolare, quello umano sia il suo preferito, e specialmente quello delle giovani donne. Dotato di un fascino irresistibile, questo “principe della notte” riesce spesso ad attirare le sue ignare vittime grazie all’eleganza del suo portamento e ai suoi modi aristocratici. Infatti, contrariamente agli altri demoni del folklore tedesco e internazionale che si distinguono per il loro orribile aspetto, il vampiro è dotato di una bellezza unica e ammaliatrice, in contrasto con la sua vera natura. Non è perciò molto facile rendersi conto della sua pericolosità, e le fanciulle che gli si avvicinano finiscono per venire sedotte molto facilmente.

DRACULA
“Dracula di Bram Stoker” di Francis Ford Coppola (1992) – una scena del film.

Questa credenza è dovuta soprattutto al romanzo scritto dall’inglese Bram Stoker nel 1897 sul vampiro più famoso del mondo, il conte Dracula, nel quale questa creatura viene rappresentata come un nobile di grande cultura e dai modi eleganti e raffinati. Questo perché Stoker raccolse nel suo libro dal titolo “Dracula” i vari miti e leggende sulla figura del vampiro che si tramandavano fin dai tempi antichi nei territori della Transilvania (regione che oggi si trova in Romania ma occupata da una popolazione di etnia, lingua e cultura tedesca), tra cui quelli sul terribile principe Vladislav (detto “Vlad”di Valacchia, dell’Ordine del Dragone (da cui deriva il termine “Dracula” nella lingua locale) che si diceva essere un uomo spietato quanto valoroso, crudele e al tempo stesso affascinante, dedito alla pratica di impalare i suoi avversari oltre che di succhiarne il sangue. Stoker trasformò la figura del nobile principe Vlad (il cui nome, in inglese, suona come “Blood”, cioè “sangue”) in quella del raffinato e aristocratico “conte Dracula”, discendente da Attila re degli Unni, dotato di classe ed eleganza così come di estrema ferocia. La fama del libro ha contribuito a propagare sia le credenze sui vampiri che su questo loro grandissimo fascino. La seduzione esercitata dai vampiri sulle vittime spiega anche come questi, secondo le leggende comunemente note, riescano ad avvicinarsi tanto ai malcapitati da poterli mordere sul collo, zona da loro prediletta per succhiare il sangue poiché punto di passaggio di grossi vasi sanguigni. Sopravvivere al morso di un vampiro è un altro fenomeno considerato causa della trasformazione in uno di essi, assieme all’assunzione di sangue vampiresco.

PRINCIPE VLAD DI VALACCHIA
Il principe Vlad di Valacchia

Secondo la tradizione, per quanto bello di aspetto il vampiro sarebbe comunque riconoscibile da alcuni dettagli: ad esempio, essendo un “morto vivente”, la sua immagine non viene riflessa dagli specchi. In più, sebbene capace di nascondere i suoi canini aguzzi, non riesce a mascherare la sua pelle estremamente pallida e il suo aspetto particolarmente esangue. Ciò è dovuto all’antica credenza popolare, diffusa sia in Germania che nei Paesi slavi, che il vampirismo fosse legato a una malattia chiamata “porfiria” che causa la mancata produzione di emoglobina (l’emoglobina è la principale proteina dei globuli rossi, la sostanza che li rende capace di trasportare ossigeno) con la conseguenza di una gravissima anemia. Nei secoli antichi, coloro che ne erano affetti erano costretti addirittura a bere il sangue per poter contrastare l’anemia, e questo ha contribuito a propagare la credenza che questa patologia sia legata al fenomeno del vampirismo.

Coloro che sono affetti da porfiria presentano appunto una pelle bianchissima e una retrazione gengivale che fa sembrare i denti più aguzzi. Non solo, ma la malattia causa anche fotosensibilità e l’impossibilità ad esporsi alla luce del sole, nonché fortissimi spasmi dopo l’ingestione di aglio. Tutto ciò ha portato alla credenza che i vampiri non possano esporsi ai raggi solari né sopportare l’odore dell’aglio, tanto che quest’ultimo è divenuto un mezzo molto conosciuto per tenerli lontani.

Altri metodi molto conosciuti consistono nel mostrare loro delle croci o bagnarli con l’acqua santa, che causerebbe loro delle insopportabili ustioni su tutta la pelle.

CHRISTOPHER LEE NEI PANNI DI DRACULA
“Dracula A.D. 1972” – una scena del film.

Oltre al vampiro convenzionale, molti altri mostri del folklore tedesco medievale erano capaci di vampirismo, ossia di succhiare il sangue umano: il Blutsauger (il “succhiasangue“) e il Neuntoter (“uccisore di nove”). Quest’ultimo era un vampiro considerato capace di causare gravi epidemie e pestilenze, ma, a differenza del vampiro comunemente noto, non era un morto vivente, bensì un bambino colpito da maleficio, riconoscibile per la presenza di canini già alla nascita. Solo in alcuni casi poteva avere origine da un bambino nato morto, e la famiglia doveva proteggersi dal suo ritorno sotto forma di demone cospargendo la casa di succo di limone, il cui sapore si diceva essere insopportabile per questo mostro. Il Blutsauger era anch’esso considerato portatore di pestilenze, ma era un morto vivente che andava in giro portandosi dietro la zolla di terra sotto cui era stato sepolto, con la quale disseminava appunto le malattie.

La superstizione tedesca portava spesso a riesumare i cadaveri dopo alcuni mesi dalla morte per essere sicuri che non si fossero tramutati in vampiri o in altre creature succhiasangue. Molti defunti venivano erroneamente creduti demoni perché il tipo di terreno e le condizioni in cui avveniva la sepoltura potevano causare loro una retrazione delle gengive, del cuoio capelluto e del letto ungueale, cosa che dava l’illusione che i denti, i capelli e le unghie fossero cresciuti nonostante il decesso, confermando l’ipotesi che il corpo continuasse a vivere. Non a caso a volte i vampiri venivano rappresentati anche coi capelli e le unghie lunghe; in più, ciò ha contribuito a produrre la leggenda sul fatto che riposino dentro a una bara durante il giorno.

BRAD PITT NEI PANNI DEL VAMPIRO
“Intervista col vampiro” (1994) – una scena del film.

Quando un defunto era sospettato di vampirismo, la pratica era quella di conficcargli nel cuore un palo di legno con un martello, poiché si credeva che l’anima si trovasse in quest’organo, e che sigillarlo ermeticamente l’avrebbe fatta fuoriuscire per sempre e spedire nell’aldilà, dal quale non sarebbe più tornata. Durante questo processo, poteva essere udito un gemito provenire dal corpo del defunto, simile all’ululato di un lupo, poiché questa pratica poteva causare la risalita di aria dall’addome alle corde vocali. Questo suono (“urlo del vampiro“) veniva considerato il segnale della fuoriuscita dell’anima dal corpo, a testimonianza del fatto che il defunto fosse veramente un vampiro. Inoltre ha contribuito alla credenza che i vampiri possano trasformarsi, oltre che in pipistrello (altro animale che si nutre di sangue), in un lupo, figura temuta dalle primitive tribù germaniche (per saperne di più, vai anche a IL LUPO MANNARO), peraltro animale notturno proprio come il pipistrello. Tutto ciò ha portato a credere che il vampiro possa essere ucciso solo dalla luce del sole o attraverso un paletto di legno conficcato cuore. Il folklore popolare vuole che questo paletto debba essere di legno di frassino, albero sacro ai Druidi e da sempre considerato come magico. Nei secoli antichi, però, veniva utilizzato anche il biancospino, oppure la quercia.

In Germania si usava impalare il defunto nel cuore oppure direttamente nella bocca. Un’altra pratica utilizzata era quella di tagliare la testa al cadavere e porla lontano dal resto del corpo.

L'URLO DEL VAMPIRO
“Le Vampire”, illustrazione di René de Moraine del 1864.

Un’altra usanza era quella di seppellire il cadavere con accanto – o direttamente dentro la bara – alcuni oggetti come croci oppure falci, perché potesse proteggersi dai demoni. L’usanza di porre oggetti appuntiti dentro la bara serviva anche a evitare il rigonfiamento cadaverico poco dopo la morte, considerato un altro fenomeno responsabile della trasformazione in vampiro: se il cadavere si fosse punto, si credeva che ciò lo avrebbe sgonfiato scongiurando il male.

. In altri Paesi si usava cospargere le tombe di chicchi di riso o di miglio, oppure di ghiaia, sicuri che il vampiro si sarebbe messo a contare tutti i granelli e sassolini prima di uscire dalla bara, in modo da restare occupato fino all’arrivo del giorno. Nel caso del Blutsauger, la tomba andava cosparsa di fiorellini di biancospino.

L’origine della parola “vampiro” non è conosciuta. Da questo nome è però derivato quello del grande pipistrello africano che si nutre del sangue di altri animali (appunto “il vampiro”), nonché il termine “vamp” per indicare una donna ammaliatrice e piena di fascino.

I vampiri, infatti, possono essere sia uomini che donne (come nel romanzo inglese di “Carmilla”, scritto da Joseph Sheridan Le Fanu nel 1872 e nel racconto “Vampirismus” di E.T.A. Hoffmann del 1821), entrambi caratterizzati da una grande avvenenza e da comportamenti sessuali perversi, altro particolare che li accomuna ai demoni infernali.

VAMPIRO DONNA
“Vampiro”, dipinto di Edvard Munch del 1895.

Non si conosce neppure l’origine della credenza per cui un vampiro non possa entrare in casa d’altri se non viene invitato ad accomodarsi. Forse si tratta di un altro particolare che spiega il grande potere seduttivo di questa creatura, che riesce a convincere gli estranei a farsi aprire la porta. Sempre secondo la leggenda, se il vampiro viene fatto entrare anche una sola volta, da quel momento in poi avrà sempre accesso alla casa. Questa credenza potrebbe avere una causa xenofoba, dal momento che spesso la figura del vampiro è associata a quella dello straniero: non di rado i vampiri vengono rappresentati nei film con un accento forestiero (tedesco, francese o slavo), e quindi potrebbe trattarsi di un antico consiglio rivolto alla cittadinanza locale sullo stare in guardia e non aprire mai la porta agli sconosciuti.

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