IL RÜBEZAHL

Il Rübezahl è un personaggio che fa parte sia della cultura tedesca che di quella ceca e polacca, poiché la sua leggenda nasce nella zona dei Monti Sudeti, che si trova al confine fra i tre Stati. Per essere precisi, il Rübezahl sarebbe il leggendario abitante dei Monti dei Giganti (Riesengebirge), la principale catena montuosa dei Sudeti.

Essendo un abitante di questi luoghi, viene rappresentato più spesso come un gigante, anche se non mancano leggende che lo descrivono come un corvo, un asino o un monaco incappucciato che suona l’arpa. Molte delle illustrazioni che lo riguardano lo rappresentano come un vecchio viandante che girovaga per i boschi con un bastone e un mantello. Tuttavia, ciò che rimane costante in tutte le versioni del mito è la sua indole maligna e ostile verso gli umani.

“Il Rübezahl”, immagine di Moritz von Schwind tratta da Wikipedia.org

Signore incontrastato dei Monti dei Giganti (e per questo chiamato in polacco anche Duch Gór, cioè “spirito della montagna”), il Rübezahl vive sottoterra ed esce di rado, sotto forma di animale o di vegetale, per tessere inganni a svantaggio degli umani (ad esempio, può trasformare i frutti in oro e farli tornare al loro stato naturale quando uno meno se lo aspetta, oppure può influenzare il clima facendo piovere un acquazzone o scatenando una tormenta di neve all’improvviso). Secondo una versione della leggenda, sottoterra custodirebbe un tesoro favoloso, al pari dei mitologici nani; tesoro che difenderebbe con tutte le sue forze dalle mani dei mortali.

La sua storia ricorda moltissime leggende appartenenti alla cultura britannica, come ad esempio “Padre Tempo” (Father Time), lo sposo di Madre Natura rappresentato come un vecchio incappucciato intento a ruotare sempre una clessidra; oppure il Troll, gigantesco abitante e guardiano dei boschi che muore andando a mutare in una parete rocciosa (vai alla pagina dedicata ai TROLL del blog di englishclass.altervista.org per saperne di più).

Padre Tempo con in braccio Capodanno appena nato. Illustrazione di pubblico dominio.

E’ molto probabile che questa creatura leggendaria derivi dalla figura mitologica di Odino, il dio  tedesco e scandinavo che andava in giro per il mondo travestito da vecchio mendicante, e che non di rado si divertiva a trarre in inganno gli esseri umani per testare la sua superiorità intellettuale o perché influenzato dal malvagio dio Loki con cui si accompagnava.

Talora rappresentato come un demonio, il Rübezahl può essere altrimenti identificato in Loki stesso, del quale condivide sia l’indole maligna e ingannevole che un carattere altruista e generoso in alcune occasioni. Come Odino, ha una particolare predilezione per i puri di cuore o per coloro che gli si mostrano gentili, ai quali di buon grado indica il sentiero quando smarriscono la via. Viceversa, non sopporta i malvagi, ai quali indica vie insidiose o con cui si vendica senza pietà.

Infine, potrebbe anche rappresentare il dio Ullr, figlio di Sif, ovvero la divinità della caccia e delle montagne. La cetra o arpa con cui viene talvolta rappresentato il gigante potrebbe essere nientemeno che l’arco di Ullr intagliato dal legno di tasso, col quale quest’ultimo veniva sempre raffigurato. Non mancano infatti diverse storie in cui il Rübezahl sarebbe il famigerato “cacciatore selvaggio” che va a caccia non di animali ma di uomini come le corti fatate che fanno parte della mitologia britannica e irlandese, le quali si divertono a rapire i viandanti di notte e a condurli nel proprio regno (Corte degli Scontenti). Nella mitologia scandinava – e meno in quella tedesca – a capo della “caccia selvaggia” sarebbe Odino in sella al suo cavallo Sleipnir, altro particolare che lo accomuna al Rübezahl.

Il Rübezahl sarebbe però anche un coltivatore della terra, e specialmente degli ortaggi che crescono sottoterra, dove lui vive. In particolare, coltiverebbe delle rape magiche con le quali terrebbe i mortali fuori dal suo territorio.

Ilustrazione del Rübezahl e della principessa Emma.

Le prime fonti scritte su di lui risalgono al XVI secolo, grazie ad Hans Schultz (latinizzato “Johannes Praetorius”), scrittore nato nel 1530 e oggi conosciuto per essere uno dei più grandi autori di racconti sul Rübezahl. “Rübezahl” fu anche il nome del giornale fondato da Johann Joseph von Görres (1776 – 1848) dopo la Rivoluzione Francese e inizialmente denominato “La foglia rossa” (Das rote Blatt). A questo personaggio leggendario è oggi dedicata una statua nella Fontana delle Fiabe (Märchenbrunnen) del Volkspark Friedrichshain di Berlino.

Sebbene il significato del suo nome rimanga ancora incerto, è probabile che significhi “contarape”, dal nome dei vegetali che ama coltivare (in tedesco “Rübe”  significa appunto “rapa”) e da ” Zahl”, che in tedesco significa “numero”. La sua origine viene narrata nella raccolta in otto volumi “Fiabe popolari tedesche” (Volksmärchen der Deutschen) di Johann Karl August Musäus (1735 – 1787), e precisamente nel racconto “Come il Rübezahl ebbe il suo nome” del 1783. Nella storia di Musäus, il gigante Rübezahl aveva rapito una bellissima principessa di nome Emma allo scopo di farne la sua sposa, nonostante la fanciulla fosse già promessa al principe Ratibor. Per spingerla a cedere alle sue profferte amorose, il gigante le aveva donato alcune rape magiche che potevano trasformarsi in tutto ciò che ella voleva. Ma la fanciulla – furba come tutte le donne che si rispettino – decise di ingannare il Rübezahl con la promessa di sposarlo solo a condizione che questi le rivelasse il numero esatto di rape che si trovavano nel suo orto; al contrario, se si fosse sbagliato, avrebbe dovuto lasciarla libera. Mentre il Rübezahl era dunque intento a contare, la principessa trasformò una delle sue rape magiche in un cavallo e fuggì via lontano. Fu lei a dargli il soprannome dispregiativo di “contarape” (Rübezahl), che il gigante, per questo motivo, detesta e non vuole sentir pronunciare: chiunque osi farlo, viene infatti punito con la morte! Non solo, ma per la stessa ragione il Rübezahl si rivela nemico degli esseri umani, in ricordo dell’inganno che fu ordito contro di lui da una mortale.

Questo racconto – forse il più celebre riguardo a questo personaggio – ricorda per certi versi quello di Tremotino (Rumpelstilzchen) narrato dai fratelli Grimm, in cui il nanetto (non più gigante, dunque) vieta severamente alla protagonista di conoscere il suo nome, e muore nel momento in cui questa lo pronuncia; ricorda inoltre la fiaba di Pollicina (in tedesco: Däumelinchen) dello scrittore danese Hans Christian Andersen, dove la protagonista è costretta a vivere sottoterra, corteggiata dal signor Talpa, per poter sopravvivere al freddo dell’inverno, e da cui riesce a fuggire sul dorso di una rondine.

Che il Rübezahl prenda il suo nome dal contare le rape, è confermato anche nell’ Enciclopedia Britannica del 1911. Altri significati (come ” coda di rapa”, dall’antica parola germanica “zagel” = coda) sono da escludere. Come tutte le creature leggendarie, ha però diversi altri nomi, come anche “Herr Johannes” (per allusione a san Giovanni Battista, dall’aspetto selvatico) o “signore della montagna”.

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