IL PRINCIPE RANOCCHIO

IL PRINCIPE RANOCCHIO
Il principe ranocchio, illustrazione di Paul Friedrich Meyerheim. Pubblico dominio.

Nei tempi antichi, quando desiderare poteva ancora aiutare qualcuno, viveva un re, le cui figlie erano tutte belle; ma la più giovane era così bella che il sole stesso, che pure ha visto così tante cose, si meravigliava ogni volta che risplendeva sul suo viso. Vicino al castello del re c’era una folta e oscura foresta, e in (questa) foresta, sotto a un vecchio tiglio, c’era una fontana; quando le giornate si facevano più afose, la principessina andava nel bosco e sedeva sulla sponda della fresca sorgente – e quando si annoiava, prendeva una palla d’oro, la lanciava in aria e poi la riprendeva; e questo era il suo giocattolo preferito.

Avvenne un giorno che la palla d’oro della principessa non ricadde nella sua manina che pure tendeva verso il cielo, ma cadde (invece) a terra e rotolò proprio dentro l’acqua. La principessa la seguì con lo sguardo, ma la palla sparì, e la fontana era profonda, ma così profonda che nessuno poteva vederne il fondo. Allora la principessa scoppiò a piangere, e pianse sempre più forte, non riuscendo proprio a consolarsi. E mentre si disperava, qualcuno le gridò: “Che cos’hai, principessa, da muovere a compassione perfino una pietra?.” Lei guardò intorno da dove potesse provenire la voce, e vide un ranocchio, che sporgeva dall’acqua la sua grossa e orribile testa. “Ah, sei tu, vecchio ranocchio!” disse ella, “Io piango per la mia palla d’oro, che mi è caduta nella fontana.” – “Stai ferma e non piangere,” rispose il ranocchio, “io ti posso essere di grande aiuto, ma che cosa mi darai in cambio, se ti ripesco il tuo giocattolo?” – “Quello che vuoi, caro ranocchio,” disse ella, “i miei vestiti, le mie perle e i miei gioielli, ed anche la mia corona d’oro che porto sulla testa.” Il ranocchio rispose: “I tuoi vestiti, le tue perle e i tuoi gioielli e la tua corona d’oro non li voglio: ma se mi vorrai bene, e se potrò essere il tuo amico e compagno di giochi, sedere accanto a te al tuo tavolino, mangiare dal tuo piattino d’oro, bere dal tuo bicchierino e dormire nel tuo lettino: se mi prometterai tutto questo, io mi tufferò subito e ti riporterò la palla d’oro.” – “Ah sì,” disse la principessa, “ti prometto tutto quello che vuoi, purché mi riporti la palla.” Ma dentro di sé pensava: ” Cosa blatera questo stupido ranocchio che vive nell’acqua a gracidare coi suoi simili, e non può essere il compagno di nessun essere umano!”

LA PRINCIPESSA ALLA FONTANA
La principessa alla fontana. Illustrazione di Berhard Wenig. Da wikipedia in tedesco. Pubblico dominio.

Una volta ottenuta la promessa, il ranocchio mise la testa sott’acqua e si inabissò, e dopo poco tempo riemerse sulla superficie con in bocca la palla e la buttò sull’erba. La principessa era così piena di gioia nel rivedere il suo bel giocattolo, che lo prese e corse subito  via. “Aspetta, aspetta!” chiamò il ranocchio, “Portami con te, io non posso correre veloce come fai tu.” Ma a che gli servì gracidare e urlare gracidando con quanto più fiato aveva in gola! La principessa non lo sentì, corse a casa e ben presto aveva già dimenticato il povero ranocchio che dovette rituffarsi nella sua sorgente.

IL RANOCCHIO CHIEDE DI ENTRARE NEL CASTELLO
Il ranocchio chiede di entrare nel castello. Illustrazione di Walter Crane (1874). Da Wikipedia in italiano. Pubblico dominio.

Il giorno dopo, quando la bambina si fu seduta a tavola col re e tutta la corte e mangiava dal suo piattino d’oro, si udì plitsch platsch, plitsch platsch: qualcosa salì sulla la scala di marmo, e quando fu arrivato in cima, bussò alla porta e gridò: “Figlia di re, piccina, fammi entrare!” Ella si alzò e andò a vedere chi c’era fuori, ma quando aprì la porta si vide davanti il ranocchio. Allora sbattè la porta precipitosamente e sedette di nuovo a tavola, con lo sguardo pieno di paura. Il re si accorse che le batteva forte il cuore, e disse: “Di che cosa hai paura, bimba mia? C’è forse un gigante davanti alla porta che vuole rapirti?” – “Ah no,” rispose la fanciulla, “non è un gigante, ma un brutto ranocchio.” – “Che cosa vuole il ranocchio da te?” – “Ah, caro padre, ieri, mentre giocavo nel bosco seduta presso la fontana, la mia palla d’oro è caduta nell’acqua. E siccome piangevo tanto, il ranocchio si è tuffato a riprenderla. E poiché ha tanto insistito, io gli ho promesso che sarebbe diventato mio amico; ma io non pensavo affatto che avrebbe potuto uscire da quell’acqua. Adesso è qua fuori e vuole entrare.” Intanto quello bussò per la seconda volta e gridò:

“Figlia di re, piccina,

fammi entrare!

Come puoi non ricordare

quel che ieri a questa rana

promettesti alla fontana?

Figlia di re, piccina,

fammi entrare!”

Allora il re disse: “Quello che hai promesso, devi mantenerlo; alzati dunque, e aprigli la porta.” Lei si alzò e aprì la porta; il ranocchio entrò e, mettendosi dietro i suoi piedi, saltò fino alla sua sedia. Lì si sedette e gridò: “Sollevami fino a te.” Lei esitò, ma il re le comandò di farlo. Appena il ranocchio fu sulla sedia, volle salire sul tavolo e quando fu sul tavolo disse: “Adesso avvicinami il tuo piattino d’oro, così mangiamo insieme.” Ella lo fece, ma si vedeva benissimo che non lo faceva volentieri. Il ranocchio mangiò con appetito, ma a lei ogni boccone rimaneva quasi incastrato in gola. Infine egli disse: “Mi sono ben rifocillato e ora sono stanco. Portami nella tua cameretta e metti in ordine il tuo lettino di seta, così potremo dormire insieme.” La principessa si mise a piangere poiché aveva paura del gelido ranocchio, che non osava neppure toccare e che ora doveva (perfino) dormire nel suo lettino pulito. Ma il re si arrabbiò e disse: “Chi ti ha aiutato nel momento del bisogno, non lo devi disprezzare.” Allora lei lo prese con due dita, la portò al piano di sopra e lo fece sedere in un angolo. Ma quando si distese nel letto, il ranocchio saltellò verso di lei e disse: “Sono stanco, voglio dormire bene come te: tirami su, o lo dico a tuo padre.” Allora lei andò su tutte le furie, lo afferrò e lo gettò con tutte le sue forze contro la parete (della stanza) e disse: “Adesso te ne starai buono, schifoso ranocchio!”

IL PRINCIPE RANOCCHIO E LA PRINCIPESSA
La principessa porta il ranocchio in camera. Illustrazione di Arthur Rackham. Da Wikipedia in inglese. Pubblico dominio.
Ma quando cadde a terra, non era più un ranocchio, bensì un principe con occhi amichevoli e splendenti. E ora, per volere del padre di lei, era il suo amato compagno e sposo. Le raccontò che era stato trasformato in ranocchio da una perfida strega, e che nessuno avrebbe potuto tirarlo fuori da quella fontana all’infuori di lei, e che il giorno dopo sarebbero andati insieme nel suo regno. Poi si addormentarono, e la mattina dopo, quando il sole li svegliò, venne a prenderli una carrozza trainata da otto cavalli bianchi, che avevano pennacchi bianchi sulla testa e finimenti d’oro, e dietro (la carrozza) stava il servo del giovane re, il fedele Enrico. Il fedele Enrico si era così affranto, quando il suo padrone era stato trasformato in ranocchio, che si era fatto mettere tre cerchi di ferro intorno al cuore, perché non gli scoppiasse dal dolore e dalla tristezza. Ma (ora) la carrozza doveva portare il giovane re nel suo regno; il fedele Enrico fece salire sia lui che la principessa, salì dietro ed era pieno di gioia per l’incantesimo che si era finalmente spezzato.
IL RANOCCHIO DIVENTA UN PRINCIPE
Il ranocchio diventa un principe. Da www.fairitaly.eu.

Ma quando ebbero percorso un pezzo di strada, il principe udì un suono (strano)come se dietro di lui si fosse rotto qualcosa. Allora si girò e gridò:

“Enrico, qualcosa si è rotto!”

“No, signore, quel gran botto

era un cerchio del mio cuore,

Ch’era immerso in un gran dolore,

Quando stavate dentro la fontana

e foste tramutato in una rana.”

Per ancora due volte si udì uno schianto lungo il cammino; e il principe pensava sempre che fosse la carrozza che si rompeva, mentre erano soltanto i cerchi del cuore del fedele Enrico che si spezzavano, perché il suo padrone era libero e felice.