IL PANZER

“Panzer” è una parola internazionale che indica il carro armato tedesco, nata quando queste potenti armi da guerra vennero utilizzate dalla Germania durante la Seconda Guerra Mondiale (1939 – 1945).

In realtà, in tedesco il termine “Panzer” significa propriamente “armatura” e viene utilizzato per indicare tutto ciò che possiede una corazza, come ad esempio “la cassaforte”: Panzerschrank (letteralmente “armadio corazzato”). Anche Franz Kafka, nel suo capolavoro del 1915, “La metamorfosi” (Die Verwandlung), afferma che il protagonista, Gregor Samsa, si trasforma in un insetto dalla schiena “panzerartig hart”, cioè “dura come una corazza”.

La parola “Panzer” deriva dal termine originario “Panzerkampfwagen”, cioè “macchina da guerra corazzata”, con cui si indicavano anticamente i carri armati. In seguito, il termine divenne più semplicemente “Kampfpanzer” (“armatura da guerra”) e infine solo “Panzer”, utilizzato ancora oggi nell’idioma corrente. In tedesco “Panzer” significa dunque sia “corazza” che “carro armato”, e internazionalmente identifica tutti i carri armati fabbricati in Germania dagli anni del Nazismo a oggi.

Tra gli anni ’30 e la fine della guerra furono fabbricati in Germania diversi modelli di Panzer, identificati progressivamente con un numero romano. I primi panzer costruiti erano dunque i Panzer I, mentre gli ultimi che vennero fabbricati in vista del conflitto furono i Panzer VIII.

Il Panzer V prendeva nome “Panther” (Pantera), il VI “Tiger” (Tigre, di tipo I e II), il VII “Löwe” (Leone) e l’ VIII “Maus” (Topo). I nomi di animale sostituirono infatti la denominazione coi numeri romani a partire dal modello V.

PANZER LEOPARD 2A5
Panzer 2A5 “Leopard”. Immagine tratta dal sito di Wikipedia in italiano, voce “panzer”. Pubblico dominio.

L’ultimo modello utilizzato nella Seconda Guerra Mondiale, il numero VIII, venne progettato nel 1942 da Ferdinand Porsche e costruito nel 1943 col nome di “Mammut”, ma successivamente venne ribattezzato “Mäuschen” (topolino) e infine “Maus” (topo).

Inizialmente, le dimensioni e il peso elevati della macchina (188 tonnellate) determinarono l’abolizione del soprannome “felino” con cui si erano chiamati i precedenti modelli, e le fecero guadagnare l’appellativo di “Mammut”. Tuttavia, proprio le dimensioni eccessive rendevano il Mammut molto difficile da spostare, perciò si decise di puntare piuttosto sulla sua potenza di tiro per creare immense buche lungo il tragitto nemico, cosa che gli fece guadagnare la denominazione di “Topo”.

Di questo modello vennero realizzati due prototipi (V1 e V2) ma è dubbio se vennero mai impiegati in guerra poiché l’impossibilità di movimento li rendeva inutilizzabili. Tuttavia, alcuni pezzi della macchina, assieme a modelli completi ma danneggiati, furono trovati alla fine del ’45 nel poligono di Kummersdorf, nel Land di Brandeburgo. Tutto ciò induce a pensare che in piccola parte vennero utilizzati, ma non se ne ha certezza. Alcuni modelli ricostruiti sono visibili al museo di mezzi corazzati di Kubinka, in Russia.

TORNA ALLE CURIOSITA’