IL MURO DI BERLINO

Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, le quattro grandi potenze vincitrici del conflitto armato (America, Inghilterra, Francia e Unione Sovietica) si spartirono i territori della Germania, Paese non solo sconfitto, ma anche responsabile dell’inizio della guerra.

Nel 1945 Stati Uniti, Francia e Inghilterra si spartirono i territori a ovest e sud-ovest, mentre all’Unione Sovietica furono assegnati quelli a est. La stessa fine dovette fare separatamente la città di Berlino, che venne divisa tra le quattro potenze.

DIVISIONE DELLA GERMANIA DOPO LA 2a GUERRA MONDIALE
Immagine tratta dal sito di Wikipedia in italiano.

Già nel 1949, però, la Germania smise di essere sotto il controllo delle potenze capitaliste occidentali e fu definitivamente divisa in una parte est e una ovest: quella ovest fu chiamata BRD (Bundesrepublik Deutschland) o Repubblica Federale Tedesca con capitale Bonn, mentre quella est DDR (Deutsche Demokratische Republik) o Repubblica Democratica Tedesca con capitale Berlino Est. La parte ovest era rappresentata da quella che era stata inizialmente sotto il controllo delle potenze vincitrici capitaliste, ossia Stati Uniti, Francia e Inghilterra, e che nel ’49 divenne del tutto autonoma; la parte est, invece, rimaneva sotto lo stretto controllo dell’URSS (Unione Repubbliche Socialiste Sovietiche), a sua volta influenzata dalla Russia, ossia la potenza vincitrice che si faceva portavoce dell’ideologia comunista. Questa spartizione divideva sia la Germania che la città di Berlino in due metà: quella ovest era federale, quella est democratica.

Queste due diverse forme di governo generavano un’immensa frattura politica, economica e culturale all’interno della stessa città: essere una repubblica federale significava seguire i dettami della società capitalista, mentre essere una repubblica democratica significava seguire i dettami della società comunista (piani quinquennali, fattorie collettive, ecc.).

Il 13 agosto 1961 iniziò la costruzione del Muro di Berlino (Berliner Mauer), chiamato anche “Barriera di protezione antifascista” (Antifaschistischer Schutzwall), ossia un muro che si poneva lungo la linea di divisione tra Berlino est e Berlino ovest (cortina di ferro), per evitare che la popolazione della Germania dell’est (e anche quella dell’est Europa sotto il regime sovietico) sconfinasse nei territori a ovest. Non solo, ma qui fu collocato anche un corpo speciale di polizia a sorvegliare il muro giorno e notte, per evitare una possibile fuga da parte della cittadinanza scontenta di vivere sotto il regime sovietico.

Questa decisione fu presa dal governo russo in virtù della Guerra Fredda sorta contro gli Stati Uniti, che continuavano ad esercitare la loro influenza nella Germania dell’ovest, ma lasciò perplessa e insoddisfatta sia la popolazione tedesca che le potenze occidentali. Col termine di “Guerra Fredda” si intendono gli anni che videro una forte contrapposizione politica, economica e ideologica tra Stati Uniti e URSS (1947 – 1991), contrapposizione che creò in Europa due blocchi ideologici distinti.

Nel 1989, con la crisi del regime comunista, la divisione tra Berlino est e Berlino ovest iniziò a sgretolarsi, e il 9 novembre dello stesso anno fu decretata la distruzione del muro nonché l’apertura definitiva delle frontiere. Nei giorni successivi, il muro di Berlino venne distrutto, ma ancora oggi sono presenti alcuni suoi resti lasciati a ricordo storico.

La Germania si riunificò definitivamente il 3 ottobre 1990, con capitale Berlino, mentre nel 1991 ebbe fine il regime comunista. Lo scioglimento ufficiale di quest’ultimo fu dichiarato il 26 dicembre 1991.

Dopo la riunificazione, i territori della Germania dell’est furono inglobati all’interno della Repubblica Federale, e la nazione divenne così del tutto autonoma dalle potenze vincitrici della Seconda Guerra Mondiale.

Ancora oggi, tuttavia, esiste una netta differenza tra i tedeschi dell’ovest – da più tempo sotto l’influsso capitalista – e quelli dell’est – che per quarant’anni si sono trovati sotto il regime comunista. I primi, in tedesco, prendono il nome di “wessis” (singolare: “wessi”) mentre i secondi si chiamano “ossis” (singolare: “ossi”), dalle parole “west” (ovest) e “ost” (est). Nonostante la riunificazione, spesso vi sono ancora delle incomprensioni (e talora anche risentimento) tra le due popolazioni a causa della loro diversa mentalità, testimonianza del segno molto forte lasciato in Germania dal dopoguerra.

Inoltre, il segno più tangibile della differenza tra tedeschi dell’est e dell’ovest è la “Ostalgie” (pronuncia: ostalghì), ossia la “nostalgia dell’est” che molti tedeschi della Germania orientale provano nei confronti dell’antico governo della DDR, con grande stupore e disappunto dei tedeschi dell’ovest.

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