IL LUPO MANNARO

Il lupo mannaro (Werwolf) è una figura mitologica e leggendaria del folklore tedesco. Più precisamente, il termine si riferisce ad un essere umano in grado di trasformarsi ad ogni plenilunio in un lupo, completamente o solo parzialmente.

Il suo nome deriva dal latino “lupus hominarius” (lupo umano), ma talvolta viene indicato anche con il termine greco di “licantropo” che significa appunto “uomo-lupo” (da lykos = lupo + anthropos = umano, uomo). Sebbene infatti la figura del lupo mannaro, così come è stata tramandata a noi oggi  (seppur con alcune successive modifiche durante i secoli) sia nata in Germania intorno al XV secolo, miti e leggende che narrano di uomini e donne in grado di trasformarsi in lupi sono presenti anche nella mitologia classica – greca e romana – seppur con dettagli differenti (es. il mito di Licaone).

Secondo la leggenda popolare oggi conosciuta, il lupo mannaro è in realtà un essere umano “contagiato” attraverso il morso di un altro lupo mannaro (o addirittura di un lupo normale), a seguito del quale ha acquisito il potere di trasformarsi a sua volta in un lupo oppure in una creatura ibrida, dotata di folta pelliccia, che ricorda un lupo solo vagamente (trasformazione parziale).

LICANTROPO
Lupo mannaro o licantropo. Illustrazione del 1722. Pubblico dominio.

In ogni caso, sotto l’aspetto di tale creatura, il lupo mannaro non è più in grado di rispondere agli istinti umani, né di pensare come tale, o di parlare e di riconoscere i propri affetti; è invece sensibile solo agli istinti del lupo, ed è in più dotato delle stesse caratteristiche e capacità (udito e olfatto sensibilissimi, fame insaziabile, desiderio di ululare alla luna) assieme a un‘estrema forza e ferocia che vanno oltre quelle proprie della specie presente in natura, accompagnate da invulnerabilità. Secondo una versione della leggenda, però, se la metamorfosi è solo parziale, il lupo mannaro non perde del tutto le sue facoltà mentali né la sua umanità: può ancora parlare e riconoscere le persone che gli stanno intorno, ma i suoi sensi si acuiscono, assieme alla sua forza e alla sua crudeltà. Questi poteri lo renderebbero uno spietato assassino e massacratore di innocenti, tanto più pericoloso quanto più privo di coscienza umana.

Mentre nella vita di tutti i giorni il lupo mannaro è un essere umano a tutti gli effetti, la metamorfosi in mostro può avvenire solamente nelle notti di luna piena, anche se, secondo alcune versioni del mito, la trasformazione può avere luogo anche la notte prima e la notte dopo il plenilunio. Secondo un’altra versione ancora, la metamorfosi in lupo può verificarsi solo se al licantropo viene mostrata la luna piena, mentre secondo un’altra, questo è del tutto irrilevante. E’ comunque dagli influssi lunari che origina la maledizione, tant’è vero che il lupo mannaro non può scegliere se trasformarsi o no: tutto ciò avviene contrariamente alla sua volontà, come se una forza misteriosa agisse dal profondo delle sue viscere.

LUNA PIENA
Luna piena. Pubblico dominio.

Al sorgere del sole, tuttavia, il lupo mannaro torna del suo aspetto umano e molto spesso non ricorda quello che ha fatto sotto le sembianze di mostro. Altre volte ancora non ricorda neppure di essersi trasformato ed è possibile che sia del tutto inconsapevole della sua maledizione, a meno che questa non gli venga raccontata da un testimone. Infatti, nonostante gli atteggiamenti crudeli e selvaggi che in lui si sviluppano durante le notti della trasformazione, come essere umano il lupo mannaro può essere anche una persona mite e gentile, del tutto insospettabile, che agisce con crudeltà solo perché costretto dagli istinti primitivi della bestia. Non mancano, però, leggende popolari che narrano l’esistenza di lupi mannari di indole particolarmente malvagia, che ricordano perfettamente le azioni compiute sotto le sembianze lupesche e che ne sono addirittura compiaciuti, arrivando perfino a sfruttare le proprie trasformazioni involontarie per nuocere ai propri nemici.

LUPO MANNARO
“Lupo mannaro”, di Lucas Cranach il Vecchio (1512). Illustrazione conservata all’Herzogliches Museum di Gotha. Pubblico dominio.

Nei tre giorni di plenilunio il lupo mannaro è in grado di risentire degli influssi della luna anche durante il giorno, presentando uno stato di forte malessere fino alla sera, cioè il momento della trasformazione. I sintomi del malessere possono essere talmente invalidanti da impedirgli di svolgere le sue normali attività, soprattutto quando è vittima di una trasformazione totale. Durante quest’arco di tempo, possono lentamente manifestarsi alcuni comportamenti bestiali inconsapevoli (correre a quattro zampe, fiutare cibo da molto lontano, percepire gli ultrasuoni, ecc.) a cui il lupo mannaro, se inconsapevole di essere tale, non riesce a dare una spiegazione.

Sempre secondo la leggenda comunemente nota, il lupo mannaro può vivere tanti anni quanto un normale essere umano, cioè senza che la maledizione interferisca in alcun modo con la durata della sua vita. Il lupo mannaro è infatti pericoloso solo per gli altri e non per se stesso: non sono riportati in letteratura atti di autolesionismo durante la trasformazione, e questo fa sì che, se opportunamente legato o imprigionato prima del sorgere della luna piena, il lupo mannaro risulti perfettamente innocuo.

Vengono tramandati tuttavia alcuni metodi per “guarire” dalla maledizione, anche se non molto conosciuti: una cura tramandata presso gli antichi Romani era quella di portare il lupo allo sfinimento fisico per ripristinare il suo aspetto umano originario, mentre secondo gli Arabi bisognava pungergli la zampa con degli aghi. In Germania si credeva che occorresse ferirlo con un coltello mentre si trovava nelle sue parvenze bestiali, e far uscire tre gocce di sangue dalla ferita pronunciando per tre volte il suo nome umano. Questa tecnica avrebbe dovuto riportare l’essere umano alla sua condizione originaria una volta per tutte, e si credeva che fosse tanto più efficace quanto meno tempo trascorreva dal morso che gli era stato inflitto da un altro lupo mannaro, responsabile della sua condizione (fonte: https://en.wikipedia.org/wiki/Werewolf).

Tuttavia, essendo necessario ferirlo sotto le sembianze di lupo, questo metodo risultava di ardua esecuzione, e inoltre prevedeva la cattura e l’immobilizzazione del mostro, cosa quasi impossibile per via della sua estrema ferocia e del rischio di essere da lui morsi venendo contagiati dalla maledizione. Per questa ragione, nei secoli è passata alla storia soprattutto la tecnica con la quale ucciderlo: si dice che il lupo mannaro sia così forte da non poter essere scalfito dalle armi normali, e che cada solo sparandogli un proiettile d’argento (forse per la somiglianza con il colore argenteo della luna) in mezzo agli occhi. Ovviamente, essendo necessario l’impiego di un’arma da fuoco, questa credenza è piuttosto recente, nata forse dalla fantasia degli sceneggiatori di Hollywood più che da quella dei contadini tedeschi del tardo Medioevo.

La figura del lupo mannaro, infatti, ha ispirato numerosi racconti e film dell’orrore, non solo in territorio germanico, ma in ogni parte del mondo. Si pensa che originariamente, nelle terre germaniche, la leggenda sia nata per esorcizzare la paura che la gente comune provava per la figura del lupo: nella mitologia germanica e scandinava, infatti, non mancano citazioni di mostri sacri con sembianze lupesche, come il lupo Fenrir, l’uccisore di Odino, padre degli dèi del nord. Anche il dio Tyr, figlio di Odino, veniva talvolta presentato come un guerriero ricoperto da una pelliccia di lupo, a simboleggiare l’eroe che aveva saputo sconfiggere uno dei più temuti nemici delle popolazioni preistoriche nord-europee. Infine, i due dèi nordici del sole e della luna, Sól e Máni, erano detti essere condannati a guidare due carri inseguiti da un lupo ciascuno, fino al giorno in cui sarebbero stati divorati (la fine del mondo).

Dal folklore tedesco sono nate poi storie riprese e rielaborate nel XIX secolo dai celeberrimi fratelli Grimm, come Cappuccetto Rosso e Pollicino, in cui il cattivo – o il mostro – viene identificato in un lupo.

CAPPUCCETTO ROSSO
“Cappucetto Rosso” in un’illustrazione di Jesse Willcox-Smith. Pubblico dominio.

Gli aspetti più inquietanti di questo animale – responsabili della nascita di tali credenze – erano, agli occhi delle popolazioni autoctone, la sua ferocia e la sua ingordigia, accompagnati dal suo udito e dal suo olfatto eccezionali, caratteristiche che lo spingevano ad attaccare gli esseri umani e che gli permettevano di inseguirli e scovarli ovunque si nascondessero. Il fatto poi che il lupo sia un animale notturno e che quindi attaccasse le popolazioni primitive solo durante la notte – momento in cui l’essere umano si trova svantaggiato a causa della sua vista dipendente dalla luce – gli conferiva un’aura di invulnerabilità e di invincibilità, rendendolo quanto mai temibile. Per questa ragione, la fantasia delle prime popolazioni germaniche dette origine alla figura mitologica del lupo mannaro, cioè di un mostro invulnerabile con le sembianze di un lupo in grado di uccidere solo al calar delle tenebre, e precisamente durante il plenilunio.

La luna, simbolo della notte, è divenuta uno dei simboli del lupo per via dell’abitudine di questi animali di ululare sotto i suoi raggi d’argento per richiamare il branco durante le battute di caccia. Il morso del lupo, invece, spesso portatore di malattie come la rabbia, nella fantasia popolare è divenuto il veicolo del contagio malefico, capace di dare sintomi di grande malessere prima della mostruosa metamorfosi, proprio come nella nota malattia appena citata: questa presenta infatti un periodo di incubazione di alcuni giorni prima di sfociare in malessere e idrofobia, ed infine in malattia conclamata, durante la quale la vittima si presenta fortemente aggressiva e in preda ad allucinazioni che le impediscono di ricordare chi è e di riconoscere i suoi stessi familiari. Non a caso la leggenda conosciuta in tutto il mondo, anche al di fuori del territorio tedesco, vuole che il lupo mannaro si uccida con un proiettile in fronte, proprio come i contadini del XIX secolo uccidevano i cani affetti dalla rabbia.

La figura del lupo mannaro ha sempre fatto parte, fin da epoche antichissime, delle storie e delle leggende popolari tedesche e scandinave, ma sempre all’interno di un contesto fantastico, mitologico. Ci fu però un momento della storia tedesca in cui queste leggende furono riprese e utilizzate in ambito giuridico e religioso al fine di creare veri e propri capi d’accusa contro vittime designate: tra il XV e il XVI secolo, quando in Spagna le tre forme di potere erano detenute, di fatto, unicamente dal tribunale dell’ Inquisizione, in quella che è oggi l’attuale Germania nacque una forma di inquisizione locale, basata su quella spagnola, che aveva come obiettivo non tanto l’eliminazione degli “infedeli” alla dottrina cattolica (come accadeva nella penisola iberica) quanto la caccia a streghe e lupi mannari.

In quegli anni venne pubblicato il “Malleus Maleficarum” (Il martello delle streghe), un manuale scritto nel 1487 da due frati domenicani tedeschi per imparare a riconoscere streghe e creature malefiche in mezzo alla popolazione contadina, affinché venissero denunciate e giustiziate.

MALLEUS MALEFICARUM
Frontespizio del Malleus Maleficarum, edizione del 1669. Da https://en.wikipedia.org. Privo di copyright.

Fu tramite quel manuale che la figura del lupo mannaro assunse le caratteristiche tramandate ai giorni nostri, molto diverse da quelle dell’età classica: per la prima volta, infatti, la maledizione fu vista come una punizione divina, dovuta non a un morso ma alla dedizione a pratiche bestiali e di magia nera. Ciò faceva sì che la vittima venisse considerata colpevole della sua maledizione, desiderosa di sfruttarla, e soprattutto di indole incline al male.

 Sono note molte esecuzioni di contadini e artigiani che ebbero luogo proprio in quell’epoca perché accusati di licantropismo; alcuni di loro – per malattia mentale o forse spinti dalle crudeli forme di tortura applicate dal tribunale inquisitorio – addirittura confessarono di essere lupi mannari e di aver commesso i crimini più efferati allo scopo di saziare i propri istinti primitivi.

Il caso più famoso fu quello di Peter Stubbe, della città di Bedburg, vicino a Colonia. Nel 1589 l’uomo confessò diversi crimini, tra cui l’omicidio di donne e bambini, nonché dei suoi stessi figli per cibarsi selvaggiamente delle loro carni. L’uomo, un semplice contadino, era convinto che il diavolo gli avesse donato una cintura magica in grado di trasformarlo in un lupo per poter commettere i più atroci delitti. Fu ucciso per decapitazione dopo una serie di terribili supplizi, e la sua testa fu infilzata su di un palo. Era il 31 ottobre, giorno in cui, secondo il folklore celtico, le forze del male hanno il loro predominio sulla terra (in inglese “Halloween”).

PETER STUBBE SUPPLIZIO
“Il supplizio di Peter Stubbe”, di Lukas Mayer (1589). Pubblico dominio.

Le stesse esecuzioni furono eseguite anche in territorio francese, dove esisteva la credenza nel Rugaru, una figura mitologica mostruosa derivata dalla storpiatura di “Loup-garou” (pronuncia: Lu-garù), cioè “lupo mannaro“.

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