IL LUPO E I SETTE CAPRETTI

TITOLO ORIGINALE: Der Wolf und die sieben jungen Gleißlein

 Traduzione del titolare del blog parliamotedesco.altervista.org/blog/ dal testo originale della favola dei Fratelli Grimm.

IL LUPO E I SETTE CAPRETTI, DI HERMANN VOGEL
Il lupo e i sette capretti, illustrazione di Hermann Vogel

C’era una volta, una vecchia capra che aveva sette giovani caprettini, e voleva bene a questi come una madre vuole bene ai suoi bambini. Un giorno volle andare nel bosco a fare provviste, così li chiamò tutti e sette e disse: “Cari bambini, voglio andare fuori nel bosco, perciò guardatevi bene dal lupo, se viene, perché quello vi mangia tutti in un solo boccone. Quel brigante si traveste spesso, ma lo riconoscerete subito per la sua voce rauca e per le sue zampe nere.” I caprettini dissero: “Cara mamma, noi staremo bene attenti, potete andare senza preoccupazione” La vecchia belò e si avviò fiduciosa per il suo cammino.

Passò poco tempo, che qualcuno bussò alla porta, gridando: “Aprite, cari bambini, vostra madre è qui, e ha portato qualcosa a ciascuno di voi!” Ma i capretti udirono, dalla voce rauca, che si trattava del lupo. “Non apriamo,” gridarono, “non sei la nostra mamma, che ha una vocina dolce e amabile, mentre la tua è rauca. Tu sei il lupo!” Allora il lupo andò da un bottegaio e si comprò un grosso pezzo di creta; lo mangiò e così riuscì a rendere la sua voce dolce. Poi tornò, bussò alla porta della casa e gridò: “Aprite, cari bambini, vostra madre è qui, e ha portato qualcosa a ciascuno di voi!” Ma il lupo aveva appoggiato alla finestra la sua zampa nera, perciò i bambini la videro e gridarono: “Non apriamo; nostra madre non ha le zampe nere, come te: tu sei il lupo!” Allora il lupo corse da un fornaio e gli disse: “Mi sono fatto male al piede, spalmaci sopra della pasta.” E quando il fornaio gli ebbe spalmato la zampa, corse dal mugnaio e gli disse: “Spargimi un po’ di farina bianca sulla zampa.” Il mugnaio pensò: Il lupo vuole ingannare qualcuno, e si rifiutò; ma il lupo disse: “Se non lo fai, ti divorerò!.” Allora il mugnaio ebbe paura e gli imbiancò la zampa. Eh sì, gli uomini sono fatti così.

Ora il malvagio lupo andò per la terza volta alla porta della casa dei capretti, bussò e disse: “Apritemi, bambini, la vostra cara mammina è tornata a casa e ha portato qualcosa dal bosco a ciascuno di voi.” I capretti gridarono: “Mostraci prima la zampa, così sapremo che tu sei la nostra cara mammina.” Allora il lupo mise la zampa sulla finestra, e quando questi videro che era bianca, credettero che fosse vero tutto quel che diceva e aprirono la porta. Ma chi entrò fu invece il lupo. I capretti si spaventarono e cercarono di nascondersi. Il primo saltò sotto il tavolo, il secondo nel letto, il terzo nella stufa, il quarto in cucina, il quinto nell’armadio, il sesto sotto l’acquaio e il settimo nella cassa dell’orologio a muro. Ma il lupo li trovò tutti e non fece complimenti: li mandò giù per la gola uno dopo l’altro; solo il più giovane, dentro la cassa dell’orologio, non lo trovò. Quando il lupo si fu saziato a volontà, se ne andò via, si sdraiò sotto un albero sul verde prato e si mise a dormire.

Non molto tempo dopo la vecchia capra tornò a casa dal bosco. Ah, cosa le toccò vedere! La porta di casa era spalancata, tavola, sedie e panche erano rovesciate, l’acquaio era in pezzi, coperta e cuscini strappati sul letto. Cercò i suoi figli, ma non riuscì a trovarli da nessuna parte. Li chiamò per nome uno dopo l’altro, ma nessuno rispose. Finalmente, quando chiamò il più piccolo, una vocina gridò: “Cara mamma, sono nella cassa dell’orologio.” Lo tirò fuori ed egli le raccontò che era venuto il lupo e che aveva divorato tutti gli altri. Potete immaginarvi come ella pianse per i suoi poveri bambini!

Alla fine uscì tutta affranta e il capretto più piccolo corse fuori con lei. Quando giunse nel prato, là  giaceva il lupo sdraiato sotto l’albero che russava, tanto da far tremare i rami. Lei lo osservò da tutte le parti e vide che nella sua pancia rigonfia qualcosa gli si muoveva e ballava. “Oh Dio,” pensò, “possibile che i miei poveri bambini, che ha divorato per cena, siano ancora in vita?” Allora il capretto dovette correre a casa e prendere forbici, ago e filo. Poi la madre tagliò la pancia del mostro, e non appena ebbe fatto un primo taglio, un capretto mise subito fuori la testa, e mentre tagliava ancora, saltarono fuori tutti e sei uno dopo l’altro, ed erano ancora tutti vivi ed erano ancora intatti, perché il mostro per ingordigia li aveva ingoiati tutti interi. Che gioia che fu! Corsero ad abbracciare la loro adorata mamma, e saltellavano come un sarto che va a sposarsi. Ma la vecchia disse: “Ora andate e cercate delle pietre con cui riempire la pancia di questa dannata bestiaccia finché è ancora addormentata.” Allora i sette capretti trascinarono in tutta fretta le pietre e ne misero dentro la pancia tante quante ne poterono portare. Poi la vecchia la ricucì in un battibaleno, cosicché il lupo non se ne accorse e non si mosse neanche una volta.

Finalmente, quando il lupo ebbe fatto una bella dormita, si alzò in piedi, e poiché le pietre nello stomaco gli arrecavano una gran sete, volle andare a una fontana per bere. Ma quando cominciò a muoversi e a spostarsi di qua e di là, le pietre si misero a urtare l’una contro l’altra nella sua pancia facendo un gran rumore. Allora gridò:

“Cosa si agita e rimbomba

dentro la mia pancia?

Ritengo che fossero sei caprettini

Ma fan più rumore di mille pietroni.”

E quando arrivò alla fontana e si piegò sull’acqua per bere, le pesanti pietre lo tirarono giù, e dovette miseramente affogare. Come i sette capretti videro quella scena, corsero frettolosamente e gridarono forte: “Il lupo è morto! Il lupo è morto!” e con la loro madre ballarono di gioia intorno alla fontana.

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