IL COBOLDO

Il “Coboldo” (in tedesco “Kobalt” o “Kobold“) è una figura leggendaria e fiabesca della cultura tedesca da cui possono essere derivate quella del Brownie anglo-scozzese o del Leprechaun irlandese. Si tratta infatti di un folletto domestico dedito alla cura della casa e dei suoi abitanti ma dotato, tuttavia, anche di un’ indole maligna e dispettosa.

COBOLDO
“Coboldo”, dettaglio dal dipinto “Incubo” di Johann Heinrich Füssli (1781). Immagine di pubblico dominio tratta da Wikipedia in italiano.

In quanto folletto, ha il dono dell’immortalità, pur non essendo una divinità. Può comunque essere dotato di proprietà soprannaturali e poteri magici (volare, trasformarsi in animali, ecc.), che utilizza soprattutto per realizzare scherzi ai danni dei mortali.

In alcune versioni del mito, il coboldo non vive in ambienti domestici ma nella miniere dove, al pari dei nani, è dedito all’estrazione e lavorazione di metalli e pietre preziose. Sempre dotato di un carattere alquanto dispettoso e incline a scherzi di ogni genere, qui si diverte a causare frane, crolli o a disturbare in qualche maniera il lavoro dei minatori mortali.

Dal suo nome (Kobalt) è infatti derivato quello del “cobalto“, metallo dal colore blu scuro che, seppure dotato di straordinaria bellezza, può causare gravissime intossicazioni se ingerito anche in piccole quantità. Il metallo, però, può essere stato chiamato così non tanto per la sua pericolosità, ma per via della leggenda secondo cui il coboldo volerebbe in cielo lasciando una lunga scia blu scuro al suo passaggio.

Il coboldo che lavora nelle miniere viene spesso raffigurato con un orribile aspetto, a volte addirittura bestiale, che lo spinge appunto a nascondersi in luoghi bui e riparati per non essere visto. Per questa ragione viene spesso identificato nei goblin, ossia elfi dotati di una qualche malformazione o mutilazione. La stessa parola inglese “goblin” sarebbe la storpiatura del tedesco “kobold “, ma può darsi anche che il coboldo sia la versione tedesca del “boggart” anglosassone, nome derivato da “Kobalt” (vai anche alla pagina dedicata ai GOBLIN del sito di lingua e cultura anglosassone “English Class” per avere maggiori informazioni).

Il folklore tedesco fa derivare i coboldi dai draghi, con cui spesso condividono le sembianze di rettili. Le loro deformità sarebbero alla base del risentimento che nutrono per dèi e mortali, e li spingerebbe a compiere malefatte di ogni sorta contro di loro, nonché a coltivare un’indole arrogante e poco socievole.

In altre versioni del mito, però, i coboldi avrebbero anche una connotazione benevola, e in certe rare occasioni si dimostrerebbero anche buoni aiutanti degli esseri umani: dotati di furbizia e scaltrezza, possono dare consiglio e aiuto materiale ai mortali che chiedono loro soccorso, proprio come i nani; questi ultimi, però, più spesso al servizio degli dèi.

Il coboldo domestico sarebbe di aspetto più piacevole e spesso simile a un bambino, o perlomeno alto quanto un bambino proprio come il Brownie. Secondo la leggenda, sarebbe difficile capire se il coboldo sia più un bambino o un uomo. Inoltre i coboldi domestici avrebbero anche un carattere più mansueto, meno dedito agli scherzi.

In ogni versione della storia, comunque, quello che rimane costante di queste creature è la loro grandissima laboriosità, sia in veste di domestici che di fabbri intenti a forgiare armi ed utensili.

Per quanto riguarda l’etimologia del nome, lo scrittore tedesco Otto Schrader, agli inizi del XX secolo, suggerì che “Kobalt” potesse derivare dal tedesco arcaico “kuba-walda” (“colui che governa la casa”) o dall’anglosassone “cofgodas ” (“dio della stanza”), per alludere alle mansioni domestiche di questo essere mitologico. Ciò farebbe derivare la figura del Coboldo addirittura da quella dei Penati romani, gli dèi protettori della casa e del focolare.

Secondo il favolista e storico tedesco Jacob Grimm, è anche possibile che la parola “Kobalt” derivi dal greco “kobalos” che significa “furfante, mascalzone” per alludere invece al carattere dispettoso del coboldo.

Il coboldo sarebbe l’espressione delle paure umane, portatore di incubi e di morte. La sua figura, come quella del Krampus austriaco, può essere l’ennesima trasfigurazione del dio norreno del fuoco Loki, capace di mutare continuamente forma e dotato sia di indole maligna che occasionalmente benevola.

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