I NANI

I nani (die Zwerge) sono figure importanti e molto conosciute della mitologia tedesca. Sono infatti personaggi presenti in numerosi racconti fiabeschi, come la celeberrima fiaba “Biancaneve e i sette nani” (Schneewittchen und die sieben Zwerge) dei fratelli Grimm e il poema epico del XIII secolo La canzone dei Nibelunghi” (Das Nibelungenlied).

SCHNEEWITTCHEN UND DIE SIEBEN ZWERGE
“Schneewittchen und die sieben Zwerge” (“Biancaneve e si sette nani”), illustrazione di August Corrodi, 1866-1867. Pubblico dominio.

In alcuni racconti di mitologia germanica sono inoltre menzionati come “i fabbri degli dèi”, procacciatori di strumenti magici e potenti coi quali le divinità del nord possono combattere i loro nemici (ad esempio la lancia Gungnir e il martello Mjöllnir), oppure di gioielli di pregiato valore (come l’anello Draupnir e la collana Brisingamen). Non ultimo, si tramanda che siano artefici anche della bellissima chioma d’oro di Sif, la dea moglie di Thor, e della nave Skíðblaðnir del dio Freyr.

Nella saga de “La canzone dei Nibelunghi” i nani della stirpe dei Nibelunghi vengono detti possessori di un fantastico tesoro (“l’oro dei nani “), in seguito conquistato dall’eroe Sigfrido. Nell’opera musicale di Richard Wagner ispirata alla saga (“L’anello del Nibelungo“), il nano Alberich (nella mitologia scandinava, Andvari), re dei Nibelunghi, forgia un anello magico di cui più tardi si impadronisce Odino (per similitudine con il leggendario anello Draupnir di cui Odino era appunto proprietario) e su cui grava una terribile maledizione (secondo un’altra versione, però, dell’anello di impossessa Loki, il dio del fuoco e dell’inganno).

Secondo il mito, però, i nani non sono divinità, bensì creature magiche oppure esseri umani straordinari dotati di una grandissima furbizia e laboriosità. Vivono nelle caverne, nelle miniere o addirittura sottoterra, dove posseggono un’officina in continua attività per forgiare armi e arnesi di ogni genere a se stessi e a chiunque lo richieda.

Si racconta che nacquero come vermi dal cadavere del gigante di ghiaccio Ymir (simbolo del caos ancestrale, detto essere, in alcune leggende, padre del dio Tyr) oppure dalla pietra e dalle rocce; solo in seguito Odino, re degli dèi germanici e scandinavi, assieme ai suoi fratelli Vìli e Vé, concesse loro fattezze umane, sebbene la loro origine non umana continui a restare manifesta nelle loro sembianze rudimentali.

Una versione della leggenda vuole che i nani vivano in luoghi sotterranei appunto per nascondere la loro deformità, ossia le gambe estremamente corte o addirittura dotate di piedi caprini. Per questo indossano anche un lungo grembiule: per coprire gli arti inferiori davanti ai bellissimi dèi del nord che ogni tanto vengono a chiedere il loro aiuto.

Un’altra versione, invece, racconta che non possano mostrarsi alla luce del sole perché ciò sarebbe loro fatale: i nani, infatti, hanno la caratteristica di ritornare statue di pietra se esposti ai raggi solari. Da questa leggenda è forse nata l’usanza tedesca, importata poi in Inghilterra, dei “nani da giardino”: statue di coccio o di pietra a forma di nano che abbelliscono prati e aiuole.

La mitologia norrena racconta infatti del nano Alvìs che si era fidanzato con Thrud, la figlia del dio del fulmine Thor: quest’ultimo, per impedire il matrimonio, aveva costretto con l’inganno Alvìs a esporsi alla luce del sole, e questi era stato immediatamente trasformato in una statua di pietra.

Nella mitologia britannica, la caratteristica di tramutarsi in pietra al contatto col sole viene attribuita ai Troll, creature mostruose molto simili ai nani.

I nani dell’antica mitologia norrena, tuttavia, non erano solo dediti al lavoro: come è già stato detto, si diceva che, vivendo sottoterra, avessero trovato un’immensa quantità d’oro e che la tenessero ben custodita, lontano da occhi indiscreti. Inoltre, venivano detti abili produttori di birra e di idromele, bevande molto apprezzate dagli dèi.

I due nani più famosi della mitologia tedesca sono Brokk e Eitri (in alcune versioni, è chiamato Sindri), ai quali il perfido dio Loki, tramutato in una mosca, impedì la perfetta costruzione del martello Mjöllnir per il dio Thor, e per questa ragione l’arma era detta possedere un manico troppo corto e poter essere utilizzata solo se lanciata in aria come un boomerang.

Si racconta però anche del nano Ivaldi, padre di tutti i nani del mondo, nonché anche padre della bellissima dea Idunn. Quest’ultimo particolare è tuttavia in contraddizione con il mito della dea, che non solo possedeva il dono dell’eterna giovinezza e bellezza, contrariamente ai suoi presunti fratelli, ma viveva assieme alle altre divinità e non sottoterra.

I nani vengono spesso raffigurati con una lunga barba, così lunga che possono anche intrecciarla in più ciocche. Hanno solitamente un aspetto anziano, poiché sono detti invecchiare molto presto: a tre anni sono già adulti, e a sette anni la barba è già grigia.

Alcuni di loro vengono detti abili combattenti, proprio perché dotati di armi meravigliose, e possono intervenire in battaglia con indosso ricche e preziose armature.

NANO GUERRIERO

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