I MISTERI DI STEPHANSDOM

Vienna (Wien), capitale dell’Austria ricca di straordinaria bellezza, possiede numerosi palazzi e monumenti ricchi di storia (se sei interessato a saperne di più sulle meraviglie contenute nella splendida capitale austriaca, clicca sul link).

Uno degli edifici più importanti è la cattedrale (o duomo) di Santo Stefano (in tedesco: Stephansdom o Domkirche St. Stephan zu Wien), costruita nel 1147 e dedicata al protomartire cristiano celebrato il 26 dicembre. Tuttavia, santo Stefano non è il patrono della capitale, bensì è san Leopoldo, detto “il Pio” (der Fromme), “il Santo” (der Heilige) o ancora “il Mite” (der Milde).

Si tratta di Leopoldo III di Babenberg (1073 – 1136), che fu anche margravio (signore) d’Austria dal 1095 fino alla sua morte. A lui è dedicata la bellissima chiesa nel sobborgo di Steinhof, attorno a Vienna, e molte altre chiese della Bassa Austria. In quest’ultimo Land fondò il monastero il Klosterneuburg (1114), un luogo di straordinaria bellezza visitabile dai turisti. Sposò in seconde nozze la vedova di Federico I Barbarossa (imperatore del Sacro Romano Impero) e morì il 15 novembre 1136, giorno in cui viene celebrato. Oggi è patrono sia di Vienna che dell’Austria e dei due Land dell’Alta Austria e della Bassa Austria.

Leopoldo III di Babenberg.

Nella pagina del blog dedicata a VIENNA (indicata al link soprastante) sono state descritte le opere d’arte più importanti del duomo di Santo Stefano, ma è stato solo minimamente accennato ai misteri e leggende che questo splendido luogo di culto cattolico racchiude dentro le sue mura.

Il più famoso di questi misteri è legato al Crocifisso (Kruzifix) della cappella della Croce (o cappella Tirna), dove si trova anche la tomba del principe Eugenio di Savoia (1663 – 1736), che servì il Sacro Romano Impero partecipando alla difesa di Vienna quando i turchi l’assediarono nel 1683 (assedio di Vienna della quinta guerra austro-turca). Il corpo del principe riposa nella tomba con epitaffio scavata nel pavimento della cappella (Prinz-Eugen-Gruft), ma il suo cuore è custodito nella Basilica di Superga a Torino, la città della sua famiglia.

CAPPELLA DELLA CROCE, DUOMO DI VIENNA
Cappella della Croce col crocifisso alla parete e in basso, scavata nel pavimento, la tomba di Eugenio di Savoia. Fotografia di Bwag tratta dal sito di Wikipedia in tedesco. Licenza Attribuzione Creative Commons.

La cappella della Croce (Kreuzkapelle) è conosciuta con nomi diversi: cappella Tirna (Tirnakapelle), cappella Liechtenstein (Liechtensteinkapelle), cappella Savoia (Savoyenkapelle), cappella del principe Eugenio (Prinz-Eugen-Kapelle), cappella Morandus (Moranduskapelle) e molti altri.

 Secondo la leggenda, il crocifisso appeso alla parete finemente affrescata di questa cappella avrebbe una barba vera – e non dipinta! – che crescerebbe veramente per miracolo. In effetti, la statua del Gesù crocifisso ha veramente una barba nera lunga, ma l’altezza a cui si trova non permette di verificare se sia vera oppure no. Non potendo accertarsi della veridicità della leggenda, il mistero non è mai potuto essere svelato fino ai giorni nostri.

Un’altra leggenda riguarderebbe anche Eugenio di Savoia, il quale, corre voce, sarebbe sepolto interamente nella cattedrale di Santo Stefano e il suo cuore non sarebbe mai stato traslato da lì a Torino.

Ma vi è anche una seconda statua misteriosa di Gesù, che fa parte della cattedrale: il famoso “Cristo del mal di denti” o “Dio del mal di denti” (Zahnwehherrgott), detto anche “Nostro Signore del mal di denti”. Si tratta di un busto conservato sulla parte posteriore del duomo, che rappresenta Gesù incoronato di spine (Ecce Homo) dal volto visibilmente sofferente come se avesse un qualche dolore atroce come nel caso del mal di denti. Si dice che questa statua, di autore ignoto, abbia il potere di curare tutti i disturbi dentali e di causarne di dolorosissimi ai peccatori non pentiti. La leggenda è iniziata nel ‘400, quando, si racconta, tre peccatori si fecero beffe dell’espressione sofferente del Cristo, il quale li punì mandando loro un attacco lancinante di mal di denti che fu sanato solo quando i furfanti si inginocchiarono davanti alla statua e chiesero perdono.

CRISTO DEL MAL DI DENTI, VIENNA
Cristo del mal di denti. Immagine di pubblico dominio.

All’interno del duomo vi è poi il dipinto della Madonna di Pécs (o Pócs), copia di quella presente nell’omonima città ungherese dove esiste una grandissima devozione per la Vergine. Si dice che questa Madonna col Bambino (detta erroneamente anche “Madonna di Pötscher” per l’assonanza tra Pócs e Pötsch), posta sotto a uno splendido baldacchino (Öchsel-Baldachin), abbia aiutato il principe Eugenio di Savoia a sconfiggere i Turchi nel 1683 (Guerra austro-turca), e che in tale occasione abbia anche versato delle vere lacrime per tutta la durata dell’assedio di Vienna (due-tre settimane). Per questa manifestazione di pietà, è considerata la patrona degli ammalati e viene pregata dai loro familiari perché essi ottengano la guarigione.

Inizialmente, la copia fu dipinta in Ungheria, ma venne fatta portare a Vienna dall’imperatore Leopoldo I nel 1697 perché fosse collocata sopra l’Altar Maggiore del duomo. Dal 1945 si trova invece sotto al baldacchino Öchsel, dove può essere ammirata da tutti.

MADONNA DI PÉCS
Madonna di Pécs. Immagine di pubblico dominio.

Vi è poi la statua della Madonna dei Servi (in inglese: Servant’s Madonna), che si trova nella cattedrale dal 1340 (la data non è sicura). Si dice che questa statua, collocata presso una colonna tra la navata centrale e la navata destra della chiesa, abbia esaudito le preghiere di una giovane cameriera accusata di furto nel 1320, aiutando a scoprirne l’innocenza.

Questa ragazza era un’orfana che serviva presso la contessa Gertrude von Ramshorn. Accusata dalla padrona del furto di un gioiello, invocò l’aiuto della Madonna, la cui statua si trovava appunto nella casa della contessa, per non essere arrestata. I poliziotti, ascoltando le suppliche che la giovane rivolgeva alla Beata Vergine, decisero di perquisire gli altri domestici, finché il gioiello non saltò fuori.

La contessa, vergognosa del suo gesto, decise di donare la statua alla cattedrale di Santo Stefano, dove si trova ancora oggi. In ricordo dell’evento, ha preso nome “Madonna dei Servi”, ed è un’altra immagine famosa per versare lacrime.

MADONNA DEI SERVI, SANTO STEFANO (VIENNA)
Madonna dei Servi. Immagine di pubblico dominio.

Infine, un’ultima leggenda riguarda la torre nord nella quale è conservata la famosa campana Pummerin, simbolo della cattedrale assieme al pulpito di Pilgram e al campanile Steffl. La torre nord, a differenza dello Steffl e della torre sud, non è mai stata completata perché, si dice, il suo architetto Hans Puchsbaum (1390 – 1454) venne fatto cadere dalla stessa, spinto dal demonio dopo aver rotto un patto.

Che la leggenda sia vera oppure no, Puchsbaum cadde veramente dalla torre durante la sua costruzione, e il suo posto venne preso da Laurenz Spenning.

La leggenda era già nota all’epoca della sua morte, poiché si vociferava che Puchsbaum si fosse perdutamente innamorato di Maria, la figlia del capomastro Hans von Prachatitz, suscitando le ire di suo padre. Questi – sempre secondo la leggenda – gli aveva promesso la mano di sua figlia solo se fosse riuscito a finire la torre nord della cattedrale in un anno e un giorno, sicuro che l’impresa sarebbe stata impossibile. Invece, il lavoro di Puchsbaum si rivelò molto facile, e a Prachatitz non restò che buttarlo giù dalla torre per evitare che terminasse la costruzione e sposasse sua figlia. Secondo una versione della leggenda, Puchsbaum aveva fatto un patto col diavolo perché i lavori proseguissero velocemente. Un’altra leggenda ancora vuole che Prachatitz avesse gettato Puchsbaum dalla torre per invidia del maestro verso l’allievo.

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