HERMANN HESSE

Hermann Hesse (1877 – 1962) è stato uno dei più famosi scrittori tedeschi, vincitore del Premio Nobel per la letteratura nel 1946.

Tra i suoi primi romanzi, vi furono “PETER KAMENZIND” del 1904, e “SOTTO LA RUOTA” (Unter dem Rad) del 1906, entrambe opere che parlano della difficile esistenza giovanile e delle pressioni di una società gretta e meschina, tali da indurre al suicidio. Nel primo romanzo, in particolare, si ritrovano temi molto cari a Hesse, che saranno sviluppati anche nei romanzi successivi, ovvero la contemplazione della natura, attraverso la quale cogliere il vero significato dell’esistenza. Nel secondo invece, vengono trattati alcuni temi autobiografici come quelli dello studio in seminario. Il tema del suicidio di ritroverà poi anche in “GERTRUD” pubblicato nel 1910, un altro romanzo sulla vita dei giovani contemporanei.

Nel 1920 venne pubblicato “L’ULTIMA ESTATE DI KLINGSOR” (Klingsors letzter Sommer), un altro romanzo sulla difficile esistenza all’interno della “spietata” società occidentale.

Il senso di alienazione generato dalla società a lui contemporanea, e il fatto di essere egli stesso nipote di un missionario in India, spinse Hermann Hesse a intraprendere un viaggio nel continente indiano nel 1911, dal quale fu fortemente ispirato nello scrivere il romanzo “ROSSHALDE” del 1914, “IL PELLEGRINAGGIO IN ORIENTE” (Die Morgenlandfahrt) del 1930 e soprattutto quello che è considerato in assoluto il suo capolavoro: “SIDDHARTA” (o “poema indiano“, come lo definì il suo autore), pubblicato nel 1922.

BUDDHA

L’opera narra la vita del giovane Siddharta, figlio di un brahmino del Nepal, e del lungo viaggio da lui intrapreso alla ricerca dell’illuminazione spirituale.

In un primo momento, Siddharta decide, assieme al suo amico d’infanzia Govinda, anch’egli figlio di un brahmino, di lasciare la casa paterna per unirsi ad un gruppo di asceti chiamati Samana, con i quali vive per tre anni assieme all’inseparabile amico. Successivamente, i due ragazzi decidono di entrare nella setta del Buddha Gotama, famoso in tutto il Paese per essere il più grande maestro di tutti i tempi. Lo stile di vita predicato dal Buddha è fonte di illuminazione per Govinda, che decide di restare per sempre tra i suoi seguaci, ma lascia insoddisfatto Siddharta, che decide invece di proseguire il viaggio da solo alla ricerca dell’Io.

Giunto in un villaggio lontano, Siddharta fa la conoscenza del barcaiolo Vasuveda che gli insegna l’essenza dell’acqua e a scorgere nel lento scorrere del fiume la metafora della vita. Il giovane si innamora poi di Kamala, una ricca cortigiana con la quale intreccia una relazione per alcuni anni, durante i quali si dedica al lavoro diventando una persona ricca e rispettabile. Tuttavia, anche questo tipo di vita comincia in seguito a stancarlo: trovandola un essere vuoto e inutile, e resosi conto che il suo cammino deve andare avanti, Siddharta abbandona Kamala e le ricchezze accumulate e lascia per sempre il villaggio. Dopodiché vive per molti anni da solo e senza contatti col suo passato fino al giorno in cui ritrova Govinda, il suo vecchio amico d’infanzia, fatto che lo riempirà di gioia.

Il secondo e ultimo incontro decisivo è con Kamala, che però muore tragicamente uccisa dal morso di un serpente, facendo appena in tempo a rivelargli di aver avuto da lui un figlio che porta il suo stesso nome. Siddharta decide di prendersi cura del bambino e di insegnargli quello che ha imparato, ma il ragazzo ha un atteggiamento ostile e pare addirittura disgustato da lui, finché un giorno scappa lontano lasciandolo nuovamente da solo. Passeranno ancora molti anni prima che Siddharta raggiunga finalmente la tanto agognata illuminazione: nell’ultimo e fatidico incontro con Govinda, quest’ultimo si renderà conto di non averla mai raggiunta, mentre Siddharta, tramite le molte esperienze vissute, è diventato ormai un Buddha, cioè “un illuminato”.

Altri romanzi molto famosi furono “DEMIAN” del 1919, ispirato all’esperienza della Prima Guerra Mondiale, durante la quale lo scrittore svolse la sua opera di volontario della Croce Rossa. Moltissimi scritti di Hesse, infatti, prendono spunto dalla sua vita reale e dalle sue stesse crisi esistenziali. Un altro esempio è “IL LUPO DELLA STEPPA” (Der Steppenwolf) del 1927, scritto quando l’autore frequentava le sedute di psicanalisi di Gustav Jung, allievo di Freud: il romanzo racconta del desiderio di libertà e di “riconciliazione” con se stesso del protagonista, prigioniero all’interno di una società opprimente che limita la piena espressione del suo spirito. Il suo nome “Harry Haller” è in realtà il camuffamento di “Herman Hesse”, in quanto nel romanzo l’autore esprime il suo proprio senso di oppressione all’interno della società moderna, narrato alla luce delle sue esperienze di psicanalisi, e con gusto tipicamente espressionista (l’Espressionismo fu un movimento culturale, letterario e sociale che prese piede in Germania all’inizio del Novecento e che esaltava fortemente il sentimento inteso come drammaticità, angoscia e disperazione, sotto l’influenza degli eventi della Prima Guerra Mondiale e del pessimismo portato dal crescente sviluppo del capitalismo). Harry Haller, come una creatura selvaggia (un lupo della steppa, appunto) è dotato di istinti e desideri innati che però devono continuamente essere smorzati dal suo alto grado di civilizzazione, dalla sua cultura e dall’inibizione presente in chiunque, come lui, ha sempre vissuto in una società moderna e progredita. Solo attraverso l’umorismo il protagonista riuscirà finalmente a fare pace con se stesso e a trovare un equilibrio tra le sue due nature.

Altri due romanzi furono “KNULP” del 1915 (ma di minore fama rispetto agli altri) e il racconto “NARCISO E BOCCADORO” (Narziss und Goldmund) del 1930. Quest’ultima è un’opera anch’essa fortemente introspettiva, che al pari di “Siddharta” racconta del viaggio di Boccadoro per il mondo al fine di imparare a conoscerlo vivendo ogni possibile esperienza.

Un’altra opera molto importante dello stesso autore è la “FAVOLA D’AMORE” (Liebenslied) scritta più o meno nello stesso periodo di “Siddharta”, e cioè tra il 1921 e il 1922. La favola, come tutti gli scritti di Hesse, narra della metafora della vita, e in particolar modo della bellezza dell’amore e dell’importanza di trovare la propria metà per sentirsi finalmente completi e totalmente vivi.

Il protagonista della storia è Pictor, il quale, giunto in Paradiso, si ritrova all’interno del meraviglioso giardino terrestre da cui furono cacciati Adamo ed Eva: l’Eden.

Confuso e inizialmente smarrito, Pictor ritrova il suo equilibrio e la serenità interiore mettendosi alla ricerca del segreto della felicità eterna, attraverso la contemplazione della bellezza della natura e di tutte le creature che lo circondano. Un fatto molto singolare che gli capita di notare è che ognuna di esse è in grado di mutare forma e di trasformarsi nell’essere che più le piace, raggiungendo così la perfezione e uno stato di grazia completo e indissolubile.

Entusiasta della sua scoperta e mal consigliato dal biblico serpente dell’Eden, Pictor decide, con l’aiuto di una pietra magica, di trasformarsi in un albero, da lui sempre considerato il simbolo della perfezione. In un primo momento Pictor trova in questo stato la felicità da lui tanto agognata, e smette di provare desiderio per qualsiasi altra cosa. Ma col passare dei mesi, si accorge di aver fatto una scelta sbagliata: il tempo passa, le stagioni cambiano e Pictor assiste alla trasformazione della natura, alla nascita di nuove creature e alle loro continue metamorfosi, mentre lui se ne sta fermo, immutabile nel tempo senza prendere parte al bellissimo spettacolo che si rinnova davanti ai suoi occhi. Preso così dallo sconforto, comincia a intristirsi e a invecchiare proprio come succede a tutte le creature che sentono di non andare più avanti e di non riuscire a mutare continuamente in qualcosa di diverso.

Un giorno una bellissima fanciulla si trova a passare per il giardino in cui abita Pictor. Come la vede, l’albero, un tempo umano, comincia a provare un sentimento sconosciuto, un desiderio di felicità e di tornare uomo che non aveva mai provato prima, e come lui anche la fanciulla si sente pervasa da uno strano sentimento del tutto ignoto. Si posa dunque ai suoi piedi un uccello rosso che magicamente si trasforma in un rubino, e la fanciulla, toccandolo, esprime il desiderio di mutare forma, come aveva fatto Pictor tanti anni prima con la pietra fatata. Subito dopo, la fanciulla appare completamente fusa con l’albero che tanto aveva amato, come fosse una parte di esso. E ora che Pictor è diventato un essere completo, possiede di nuovo il dono di mutare forma, conservando per sempre la dicotomia alla base della felicità: uomo e donna, sole e luna, doppia stella e via dicendo.

Ascolta la canzone “Favola” di Eros Ramazzotti ispirata alla “Favola d’Amore” di Hermann Hesse. Video tratto da: https://www.youtube.com/watch?v=COmlRu0ybdQ caricato da Simply me.

Infine, l’ultima opera dell’autore, scritta nel 1943, fu “IL GIOCO DELLE PERLE DI VETRO” (Das Glasperlenspiel), chiamata anche “Magister Ludi”. Il romanzo, ambientato nel futuro, parla anch’esso, come molte altre opere precedenti, del desiderio di ritrovare la libertà e il senso della vita fuggendo da un mondo arido e represso, in cui esiste un “gioco” molto raffinato avviato da degli eruditi all’interno di un istituto di istruzione superiore; questo gioco chiamato “le perle di vetro” altro non è che riuscire a utilizzare le idee che scaturiscono dalla somma conoscenza delle varie discipline per costruire il mondo come se queste fossero mattoni, o meglio “perle” infilate in una collana, ma tutto questo a scapito di rimanere estranei alla vera vita e ignari della propria identità.

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