GLI ELFI

Gli elfi sono figure importanti e molto conosciute della mitologia tedesca, protagonisti di numerose fiabe e racconti.

Nella cultura moderna internazionale sono personaggi di film fantasy e di storie di Natale: secondo la credenza comune, infatti, gli elfi sarebbero gli aiutanti di Babbo Natale (Weihnachtsmann) che, rappresentati sempre di bassa statura e vestiti di verde (quest’ultima caratteristica è soprattutto frutto della fantasia e tradizione americana), fabbricherebbero per lui i giocattoli da distribuire con la slitta nella notte del 24 dicembre.

ELFI DI BABBO NATALE
Gli elfi di Babbo Natale. Immagine priva di copyright.

In realtà, la leggenda germanica dell’elfo è ben diversa da quella internazionale: nella cultura popolare tedesca, infatti, gli elfi non sono affatto bassi né vestiti di verde, ma hanno al contrario una dimensione e un aspetto umani. Le loro sembianze, in particolare, sarebbero soprannaturalmente belle ed aggraziate, tali da indurre in tentazione ogni mortale.

In quanto creature millenarie (ma non necessariamente immortali) rappresentano dunque una via di mezzo tra uomini e dèi sebbene non vivano nel regno di Asgard ma generalmente nei boschi e nelle foreste, di cui spesso sono i custodi.

Gli elfi, infatti, nonostante le loro splendide fattezze, non amano venire a contatto o essere visti dagli umani, e vivono nascosti in luoghi selvaggi, incontaminati e isolati dal resto del mondo, avendo cura che nessuno violi i confini del loro territorio. Sono spesso i signori incontrastati delle “foreste sacre”, oppure ne sono i fedeli guardiani, occupati a far sì che chiunque vi si addentri venga punito severamente, talora con la morte.

ELFI SUL PRATO
“Elfi sul prato”, dipinto di Nils Blommér del 1850. Immagine di pubblico dominio.

Spesso e volentieri, infatti, nonostante in alcune storie si legga di elfi benevoli che aiutano gli eroi in difficoltà, si tramanda che queste creature non siano propense a venire coinvolte nelle “faccende” umane; anzi, molto gelose del proprio mondo segreto, fanno in modo da camuffarsi o mimetizzarsi per non essere riconosciute, avvicinando i malcapitati solo per organizzare burle contro di loro o condurli a morte.

Secondo alcune teorie, la parola “elfo” (in tedesco “Elfe“) sarebbe la storpiatura del latino albus, che significa “bianco” (si pensi ad esempio alla parola Elfenbein che in tedesco significa “avorio”). Questo particolare avrebbe a che fare col loro aspetto etereo e con la loro perfetta bellezza: alcuni elfi, infatti, vengono rappresentati circondati da un’intensa luce bianca oppure con la pelle bianco latte, cosa che contribuisce al loro fascino. In altre raffigurazioni è la loro veste a essere bianca, conferendo loro un aspetto poetico e leggiadro.

ILLUSTRAZIONE DEGLI ELFI
Illustrazione di John Bauer dal racconto “Sette desideri” (1907).

Può darsi però che il termine “Elfe” derivi anche dal norvegese “huldra” che significa “nascosto“, sia per denotare il loro carattere schivo, sia per la leggenda irlandese che li vorrebbe figli di Adamo ed Eva tenuti nascosti dalla madre agli occhi di Dio, e da lui trasformati in esseri costretti a fuggire dalla vista degli umani per punizione.

Infatti, nonostante la figura dell’ “elfo” nella mitologia tedesca – ed anche celtica e anglosassone – abbia origini pre-cristiane, la sua leggenda si riconnette spesso a credenze cristiane e soprattutto cattoliche. In Irlanda elfi e folletti sarebbero servitori indiretti del demonio, dediti a ogni tipo di vizio e sfrenatezza, contrari ai dettami cristiani.

In Irlanda gli elfi vengono chiamati anche “folletti” (in inglese “Leprechaun” ), ma questi sono più spesso piccoli (vengono infatti chiamati “il piccolo popolo“) e con un aspetto buffo, bizzarro, talvolta dotati di ali di farfalla. In Germania, invece, gli elfi sono esseri perfetti ma dall’aspetto completamente umano; solo in poche illustrazioni vengono rappresentati con le orecchie appuntite come un gatto, ma questa caratteristica deriva più dal cinema hollywoodiano che non dalla tradizione tedesca.

Dalla figura dell’elfo germanico è quindi derivata quella del folletto irlandese (molto spesso è difficile distinguerli, e i due termini possono essere considerati praticamente sinonimi) ma anche quella della fata, “invenzione” francese poi esportata in tutta la letteratura internazionale: la parola francese “fée” (appunto “fata“) deriverebbe, secondo alcuni studiosi, dalla parola tedesca “elfe“, più che dal latino “fatus” che significa “destino” o “morte”, per alludere alla pericolosità di queste creature sugli esseri umani.

(Se sei interessato, vai alla pagina su FATE E STREGHE del blog del sito di grammatica e cultura anglosassone Englishclass.altervista.org per conoscere meglio la differenza tra “elfi”, “fate” e “folletti”).

LE FATE
“La regina delle fate con il principe Artù”, dipinto di Johann Heinrich Füssli del 1788.

In Germania, nel Medioevo e in epoca Rinascimentale, era convinzione che gli elfi fossero portatori di molte malattie, come ad esempio l’epilessia. Anche in Gran Bretagna esisteva la convinzione che sviluppare malattie neurologiche o follia fosse dovuto al tocco malefico di un elfo o di un folletto. Lo stesso monaco tedesco Martin Lutero, noto per la sua grande superstizione e paura dei dèmoni, condivideva questa teoria [1], ed appoggiò per anni la famosa “caccia alle streghe” [2] e ad altre creature fantastiche, convinto che fossero la causa delle disgrazie del suo Paese.

Note bibliografiche:

[1] Edwards, Cyril, “Heinrich von Morungen and the Fairy-Mistress Theme’”, in Celtic and Germanic Themes in European Literature, ed. by Neil Thomas (Lewiston, N. Y.: Mellen, 1994).

[2] Massimo Centini, “Le streghe nel mondo”, De Vecchi, Milano, 2002, p. 37).

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