FRIEDRICH SCHILLER

Johann Christoph Friedrich von Schiller, conosciuto solo come Friedrich Schiller (1759 – 1805), è stato un grandissimo poeta, drammaturgo, filosofo e storico tedesco, esponente dello Sturm und Drang (nella prima fase della sua produzione letteraria) e del Romanticismo (nella seconda fase). I temi propri del Romanticismo sono trattati nella pagina dedicata a NOVALIS.

Nato a Marbach am Neckar, nel Land Baden-Württemberg di Germania, Schiller si dedicò dapprima agli studi di legge e poi di medicina, per successivamente entrare al servizio del duca di Württemberg a Stoccarda. Influenzato da Goethe (suo grande amico), Shakespeare e molti altri autori, esordì come drammaturgo nel 1782 al teatro nazionale di Mannheim con la tragedia “I masnadieri” (Die Räuber) scritta nel 1781. Ma i suoi contenuti fortemente audaci per l’epoca (l’opera ispirava la ribellione esaltando la libertà sopra ogni tipo di convenzione sociale) provocarono l’ira del duca e il conseguente arresto di Schiller.

Fuggito dalla capitale di Stoccarda, visse clandestinamente in Franconia (ma in vita soggiornò anche, sebbene non clandestinamente, a Lipsia, Dresda e Weimar) dove ebbe un idillio con Carlotta von Wolzogen, un suo amore di gioventù, e scrisse la tragedia “Congiura di Fiesco a Genova” (Verschwörung des Fiesko zu Genua) del 1783. L’anno dopo, ultimò anche il dramma “Cabala e Amore. Una tragedia borghese” (Kabale und Liebe. Ein bürgerliches Trauerspiel), inizialmente chiamato “Luise Millerin” e conosciuto anche come “Intrigo e amore”, che venne rappresentato la prima volta a Francoforte sul Meno nel 1784.

Tutte le opere giovanili di Schiller si distinguevano per essere dominate dal forte sentimentalismo dello “Sturm und Drang”, movimento che ebbe come suo maggiore esponente Johann Wolfgang Goethe e da cui nacque il movimento Romantico. Per questa ragione, erano cariche di melodramma e di esaltazione di forti ideali come l’indipendenza e la libertà, ma avevano come tema centrale anche l’amore: in “Intrigo e Amore”, ad esempio, la giovane protagonista Luise decide di avvelenarsi piuttosto di rinunciare all’amore della sua vita da cui viene separata. Anche le opere tardive saranno sempre imperniate da tale drammaticità e tragicità, ma il sentimento patriottico verrà ancora più esaltato rispetto agli esordi, tanto da far accusare Schiller di essere “eccessivamente pomposo” nella sua produzione letteraria.

Nel 1785, tornato nella sua città natale, fondò la rivista “Rheinische Thalia”, in cui vennero pubblicati alcuni frammenti della tragedia “Don Carlos, Infante di Spagna” (Don Carlos, Infant von Spanien) che venne ultimata nel 1787 e a cui si ispira la celebre opera di Giuseppe Verdi. Questo capolavoro, anch’esso imperniato sul tema dell’amore e della libertà, segnò per Schiller il passaggio dalla prosa alla poesia, ma anche un avvicinamento al Neoclassicismo, fuso coi temi politici tipici del Romanticismo.

La storia è liberamente tratta da vicende realmente accadute, e narra dei tormenti amorosi del giovane principe ereditario di Spagna, Carlos (1545- 1568), segretamente innamorato della sua matrigna Elisabetta di Valois. Tali tormenti, mescolati all’odio verso il padre Filippo II, vengono placati attraverso un ambizioso progetto politico che si prefigge di ridare libertà alle Fiandre, soggiogate dalla Spagna nel momento in cui il padre di Carlos era salito al trono. Tuttavia, il progetto fallirà e condurrà alla morte sia Carlos che la donna da lui amata.

Nel 1785 l’autore scrisse anche l’ode “Inno alla gioia” (An die Freude), divenuta celebre grazie al compositore tedesco Ludwig Van Beethoven che ne utilizzò alcune strofe per comporre l’omonima canzone tra il 1822 e il 1824 (contenuta all’interno della 9a sinfonia).

Nel 1787 Schiller si trasferì a Weimar, dove conobbe Goethe. Di questo periodo sono le opere filosofiche “Il visionario” (Der Geisterseher), “Gli dei della Grecia” (Die Götter Griechenlands) e “Gli artisti”(Die Künstler), mentre di pubblicazione più recente è “La passeggiata” (Der Spaziergang) che risale invece al 1795.

Divenuto insegnante di storia e filosofia nel 1789, Schiller scrisse anche alcuni saggi storici come “Storia della rivoluzione (o secessione) dei Paesi Bassi” (Geschichte des Abfalls der vereinigten Niederlande del 1788), “Storia della Guerra dei Trent’anni (Geschichte des dreissigjährigen Krieges, del 1793) e le tragedie storiche “Maria Stuarda” (Maria Stuart, del 1800), “La pulzella d’Orléans” (Die Jungfrau von Orléans, del 1801), “La sposa di Messina o i fratelli nemici” (Die Braut von Messina oder Die feindlichen Brüder, del 1803) e il famosissimo “Gugliemo Tell” (Wilhelm Tell, del 1804), in cui nuovamente vengono esaltati nazionalismo e libertà – temi già fortemente romantici – attraverso l’eroe nazionale svizzero che liberò il suo Paese dalla dominazione austriaca.

Nel 1790 Schiller si sposò con Charlotte von Langefeld, che lo assistette durante gli anni della malattia. Nel 1791, infatti, Schiller si ammalò gravemente di tisi e morì a Weimar nel 1805.

Ispirato dalla “Critica del giudizio” di Immanuel Kant, elaborò inoltre la teoria dell’ “anima bella” (schöne Seele), pubblicata nel saggio “Grazia e dignità” (Über Anmut und Würde) del 1793. Per Schiller, l’anima bella è quella in cui il sentimento e l’istinto sono fortemente dominati dalla morale, a tal punto che questi due moti dell’anima guidano verso la verità e la buona condotta spontaneamente, senza mai porre l’uomo in contraddizione, dal momento che mondo dei sensi e mondo spirituale si fondono tra loro. Nel 1795 Schiller pubblicò anche “L’ideale e la vita” (Das Ideal und das Leben) dove, discostandosi da Kant che vede necessario separarsi dal mondo sensibile per attuare il dovere morale, si afferma che morale e sentimento si fondono nella percezione della bellezza, la quale dona all’individuo la “grazia” necessaria per avere un comportamento spontaneo, dominato dal sentimento, ma assolutamente morale dal punto di vista razionale.

Nello stesso anno di quest’ultima opera, Schiller fondò la rivista  “Die Horen”, dove pubblicò i saggi filosofici “Il sublime e il patetico” (Vom Erhabenen und über das Pathetische), “L’educazione estetica dell’uomo” (Über die ästhetische Erziehung des Menschen) e “Sulla poesia ingenua e sentimentale” (Über naive und sentimentalische Dichtung). In quest’ultima opera, l’autore fa un confronto tra il pensiero ingenuo e spontaneo che animava gli scultori greci – in un’epoca in cui l’uomo viveva in stretto contatto con la natura – e il sentimentalismo tipico della poesia ottocentesca, in un’epoca storica in cui l’uomo, corrotto e tormentato, non è più in grado di esprimere ideali ingenui e naif come in passato.

Tentativi di Schiller di riallacciarsi col mondo classico vi sono anche nel coro della tragedia “La sposa di Messina”, ispirato alla funzione che il coro svolgeva nel teatro dell’antica Grecia. In questa tragedia vi è un tema sempre molto caro a Schiller, ovvero quello dell’amore e del conflitto tra consanguinei, come nel “Don Carlos”: la storia narra infatti dei due fratelli Cesare e Manuel innamorati della stessa donna, la quale, tuttavia, si scopre essere la sorella che entrambi non sapevano di avere. La vicenda porterà all’omicidio di uno dei fratelli e al suicidio dell’altro.

Nel 1797 Schiller pubblicò assieme a Goethe anche la raccolta “Xenien”, dal titolo ispirato alla “xenia” dell’antica Grecia, ossia al concetto di ospitalità e di sacralità dell’ospite. Di questo periodo è anche la pubblicazione della sua famosa ballata “La canzone della campana” ( Das Lied der Glocke).

Dal 1798 al 1799 compose anche la famosissima trilogia drammaturgica dedicata alla Guerra dei Trent’anni e al generale Albrecht von Wallenstein (1583 – 1634), di cui fanno parte “Il campo di Wallensteins” (Wallensteins Lager), “I piccolomini” (Die Piccolomini) e “La morte di Wallenstein” (Wallensteins Tod).

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