FRIEDRICH HÖLDERLIN

Johann Christian Friedrich Hölderlin, o semplicemente Friedrich Hölderlin (1770 – 1843), è stato uno dei più grandi poeti tedeschi di tutti i tempi.

Importante esponente del Romanticismo tedesco, movimento fondato da Novalis e dai fratelli Schlegel, fu sia poeta e scrittore, sia esteta che teologofilosofo, portavoce dell’idealismo e del neoplatonismo. Nei suoi scritti ricorre sempre il tema della classicità e soprattutto della “grecità”, di cui il poeta si serve per riallacciarsi a tematiche più introspettive quali il destino dell’uomo, la contemplazione della natura e l’armonia tra uomo e universo.

Come tutti gli esponenti del Romanticismo, Hölderlin era fortemente critico verso il suo periodo storico, chiamato da lui Dürftige Zeit, ossia “età povera, misera”, in cui il profondo legame tra uomo e divinità, esistente invece in epoca classica e responsabile di ordine ed equilibrio, si trova completamente spezzato per lasciare spazio solo a caos e aridità. Lo stile di vita moderno, secondo il poeta, rende impossibile la comunione tra uomo e universo divino, concetto che i Greci chiamavano En kai Pan (Uno e Tutto), mentre essa è avvertibile solo dal poeta, che possiede un’anima meno corrotta e più incline alla contemplazione.

Secondo Hölderlin, gli dèi greci non sono morti, ma vivono ancora nella realtà fenomenica dando messaggi solo a pochi eletti come i poeti. Essendo gli dèi autori del destino dell’uomo, la conoscenza dei loro messaggi è conoscenza del destino dell’umanità. I poeti, in un’epoca corrotta in cui non esiste più comunicazione tra mondo spirituale e materiale, giocano un ruolo chiave, ossia quello di mediatori tra il divino e la realtà, nonché di veggenti e di guide spirituali per l’umanità.

Simpatizzante per la Rivoluzione Francese (sua è infatti la poesia “Buonaparte” dedicata a Napoleone), Hölderlin venne anche influenzato dagli scritti di Jean- Jacques Rousseau, oltre che da quelli di Kant, Schiller e Klopstock.

Destinato dalla madre alla carriera di pastore protestante, Hölderlin decise successivamente di dedicarsi alla letteratura divenendo amico di Hegel e Schelling. Tra le sue conoscenze vi furono poi anche Herder, Schiller e Goethe.

Abilitato alla carriera di pastore, non esercitò mai la professione e preferì piuttosto fare il precettore. Suo grande amore fu una certa Susette Gontard conosciuta nel 1796, moglie di un ricco banchiere che divenne sua Musa ispiratrice col nome di “Diotima”. Il distacco dall’amata, pochi anni dopo, causò la morte di quest’ultima e la malattia mentale di Hölderlin che portò alla sua morte nel 1843. Visse i suoi ultimi anni come bibliotecario a Homburg vor der Höhe e infine a Tubinga.

Tra i suoi scritti più importanti vi sono le liriche “A Diotima, la sua guarigione” (An Diotima, ihre Genesunf), “I flauti del cielo” (Die Fluten des Himmels), “All’etere” (An den Aether) , “Il vagabondo” (Der Wanderer), “L’umanità” (Der Mensch), “All’umanità” (An die Menschheit), “Alla bellezza” (An die Schönheit)“Alla libertà” (An die Freiheit). Non mancano inoltre le liriche più tardive, già ottocentesche, di stampo cristiano: “Heimkunft” (Arrivo a casa), “Die Herbstfeier”  (Le feste autunnali) e “Brot und Wein” (Pane e vino).

Famosi sono inoltre i tre componimenti dedicati alla figura del poeta: “Ai nostri grandi poeti” (An unsere großen Dichter), “I poeti ipocriti” (Die scheinheiligen Dichter) e “Ai giovani poeti” (An die jungen Dichter). 

Ma i suoi tre componimenti più famosi in assoluto restano tuttavia “Inno al genio di Grecia” (Hymne an den Genius Griechenlands), il romanzo “Iperione o l’Eremita in Grecia” (Hyperion oder Der Eremit in Griechenland) e la tragedia “La morte di Empedocle” (Der Tod des Empedokles), tutti e tre risalenti alla fine del Settecento e tradotti in italiano in epoca molto recente rispetto alla loro pubblicazione in Germania.

Nel 1803 il poeta scrisse la poesia “Andecken” (Ricordo, rimembranza), dove ancora viene ribadito il ruolo fondamentale del poeta nella società, ma non solo come veggente, bensì anche come colui che conserva la memoria del passato, ossia del tempo incorrotto – e della poesia incorrotta – dimenticato a causa del progresso e della perdita dei valori delle origini.

Nel 1843, anno della su morte, scrisse la poesia “Die Aussicht” (La veduta) firmata con lo pseudonimo di Scardanelli, poiché la sua follia lo portò a rinnegare anche il suo stesso nome.

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