FRANZ KAFKA

Franz Kafka, famoso scrittore espressionista, nacque a Praga, in Boemia, nel 1883. A quell’epoca la Boemia faceva parte dell’impero austro-ungarico, perciò Kafka era di fatto un cittadino austriaco.

Di famiglia ebraica e primogenito di sei figli, visse sempre un rapporto molto conflittuale con suo padre, Hermann Kafka, tant’è che nel 1919 gli scrisse una lettera molto significativa che venne pubblicata postuma nel 1952 col nome di “LETTERA AL PADRE” (Brief an den Vater). Qui, con molta onestà, lo scrittore rivolge al genitore alcune lamentele sul suo comportamento autoritario, sulla sua mancanza di sentimento e sulla paura che riesce a incutergli.

FRANZ KAFKA
Franz Kafka

Questo stesso rapporto tormentato con la figura paterna riaffiora anche nel racconto “La condanna” (Der Urteil), meglio conosciuto come “IL VERDETTO“, scritto nel 1912 da Kafka in una sola notte. La storia narra del suicidio del giovane imprenditore Georg Bendemann in seguito a una lite furibonda proprio con suo padre, il quale lo accusa di essere un egocentrico e un egoista, e neppure sconvolto più di tanto dalla morte di sua madre.

Della vita tormentata dello scrittore, molto è reso noto dai numerosi “DIARI” che scrisse. Kafka bbe inoltre numerose relazioni sentimentali, le cui più importanti con Felice Bauer e con Milena Jesenská, ma non si sposò mai con nessuna donna. A Milena, in particolare, lo scrittore affidò i suoi diari e intraprese con lei una fitta corrispondenza, pubblicata postuma col nome di “LETTERE A MILENA” (Briefe an Milena).

LA METAMORFOSI DI KAFKA

Nel 1915 l’autore pubblicò a Lipsia (in Germania) il suo romanzo più celebre: “LA METAMORFOSI” (Die Verwandlung), uno dei simboli del movimento letterario e artistico del Novecento che si affermò soprattutto in Germania, noto come Espressionismo. Il romanzo presenta i caratteri propri del movimento espressionista, ossia tutta la drammaticità del vivere moderno e l’esaltazione del pessimismo, portato avanti dalla spietatezza del mondo arido e fortemente capitalista creatosi all’inizio del XX secolo. Vi è dunque una pesante critica contro lo sfruttamento dell’uomo moderno e la vuotezza della vita presenti in quell’epoca, tale da portare l’individuo in uno stato di completa alienazione,  solitudine e disperazione, ridotto a uno stato infimo e deprecabile quanto un insetto.

Così inizia l’opera: “Als Gregor Samsa eines Morgens aus unruhigen Träumen erwachte, fand er sich in seinem Bett zu einem ungeheueren Ungeziefer verwandelt. Er lag auf seinem panzerartig harten Rücken und sah, wenn er den Kopf ein wenig hob, seinen gewölbten, braunen, von bogenförmigen Versteifungen geteilten Bauch, auf dessen Höhe sich die Bettdecke, zum gänzlichen Niedergleiten bereit, kaum noch erhalten konnte. Seine vielen, im Vergleich zu seinem sonstigen Umfang kläglich dünnen Beine flimmerten ihm hilflos vor den Augen.“Was ist mit mir geschehen?”, dachte er. Es war kein Traum. (Quando una mattina Gregor Samsa si risvegliò da sogni tormentati, si trovò nel suo letto trasformato in un insetto gigantesco. Giaceva sulla schiena dura come una corazza e vide, quando sollevò un po’ la testa, la sua pancia, curva e marrone, suddivisa in scaglie arcuate, sulla cui sommità la coperta, pronta a ricadere giù, poteva ancora reggersi a malapena. Le sue numerose zampe, miserabilmente sottili in confronto alla sua diversa stazza, gli tremolavano inesorabilmente davanti agli occhi.”Che cosa mi è successo? ” pensò. Non era un sogno).

La storia narra la vicenda di Gregor Samsa, commesso viaggiatore, che una mattina come tutte le altre si risveglia trasformato misteriosamente in un gigantesco scarafaggio, senza alcuna spiegazione apparente. La sua metamorfosi porterà lo scompiglio non solo nella sua vita, ma soprattutto in quella dei suoi familiari, inorriditi dal suo aspetto e impossibilitati a contare su di lui, come facevano prima, per mandare avanti la casa e pagare i loro debiti. La famiglia Samsa deciderà infatti di fare economia e di dare in affitto alcune stanze della casa, tenendo nascosta agli ospiti la presenza dell’orrendo insetto confinato nella sua stanza, e non si curerà della sua salute quando si ammalerà. Gregor morirà a causa di un’infezione sulla schiena dovuta a una mela rimastagli conficcata in mezzo alla scanalatura dorsale, che tutti i parenti avranno troppo disgusto per rimuovere. Dopo la sua morte, i genitori proveranno un immenso sollievo, si libereranno del corpo e faranno in modo che la sorella minore, appassionata di violino, smetta di dedicarsi alla musica e cominci a lavorare per inserirsi nella società, diventare produttiva e trovare marito senza curarsi del resto.

Gregor Samsa, la cui vita come essere umano era sempre stata paragonabile a quella di un insetto (da solo mantiene i genitori e la sorella più piccola, non ha amici, svaghi e soddisfazioni di alcun tipo) si trova una mattina trasformato nell’animale con cui era sempre stato identificato. La sua metamorfosi diverrà sempre più totale (perderà la parola ed acquisterà progressivamente gli istinti e i desideri di uno scarafaggio) fino a isolarlo completamente dalla famiglia e dall’ambiente circostante: all’inizio ancora capace di dialogare coi parenti e di muoversi per la casa, alla fine sarà costretto a rimanere confinato nella sua stanza adibita a ripostiglio, con la sola compagnia dei suoi pensieri. I genitori smetteranno anche di chiamarlo per nome e cominceranno a considerarlo pericoloso per loro e per gli altri ospiti della casa.

Nella solitudine di Gregor è nascosto il dramma di tutta la sua vita: di essere cioè sempre stato trattato come una nullità, che la sua esistenza aveva una qualche importanza solo finché poteva venire sfruttata. La sua morte è oggetto di gioia e sollievo per tutta la famiglia, la quale decide di pensare al futuro della figlia minore Grete, ormai fattasi grande e quindi pronta per sposarsi e mandare avanti una casa. Il romanzo si chiude con la frase: “Und es war ihnen wie eine Bestätigung ihrer neuen Träume und guten Absichten, als am Ziele ihrer Fahrt die Tochter als erste sich erhob und ihren jungen Körper dehnte” (“E fu per loro come una conferma dei loro nuovi sogni e buoni propositi che alla fine della passeggiata la figlia si alzasse per prima e stirasse il suo giovane corpo”) quasi a presagire  che anche lei subirà la stessa metamorfosi del fratello.

Kafka studiò giurisprudenza a Praga e si dedicò per tutta la vita al mestiere sia di scrittore che di impiegato in una ditta di assicurazioni per infortuni sul lavoro. Non godette però di buona salute, infatti morì prematuramente in Austria di tubercolosi, alla giovane età di 40 anni, lasciando all’umanità opere letterarie di straordinaria bellezza e profondità come “IL PROCESSO” (Der Prozess), “UN MEDICO DI CAMPAGNA ” (Ein Landarzt) e “NELLA COLONIA PENALE” (In der Stafkolonie).

In quest’ultima opera, scritta nel 1914 ma pubblicata nel 1919, Kafka esprime nuovamente il suo pessimismo e l’esasperazione del vivere nel suo tempo descrivendo un’orribile macchina di morte che deve essere utilizzata per l’esecuzione di un soldato, condannato per essersi addormentato durante un turno di guardia. Alla fine del racconto, il condannato viene liberato e i colpevoli del suo arresto puniti severamente.

Un altro riferimento agli studi di giurisprudenza di Kafka è l’opera “Il processo”, pubblicato postumo nel 1925. In questo romanzo viene narrato di Josef K., un impiegato di banca che viene arrestato e giustiziato senza che mai gli venga rivelato il motivo del suo arresto, e dunque nemmeno come difendersi dalle accuse.

Tra il 1911 e il 1914 l’autore scrisse il romanzo “Il disperso” (Der Verschollene), che però venne pubblicato postumo col titolo “AMERICA”, infatti narra delle vicende del giovane Karl Rossmann emigrante negli Stati Uniti.

L’ultima opera fu “IL CASTELLO” (Das Schloß), opera rimasta incompiuta, nella quale il protagonista nominato solo come K. (molto probabilmente si basa sulla figura di “Kafka” stesso) vive una serie di disavventure che lo costringono all’emarginazione e a vivere di frustrazioni all’interno di un mondo apparentemente amichevole che invece tende a voltargli le spalle, in un villaggio che sorge sotto un misterioso castello, metafora del mondo e della società moderna.

Dopo la morte di Kafka avvenuta nel 1924, come esecutore testamentario fu nominato il suo caro amico Max Brod, il quale, nonostante la richiesta dello scrittore di bruciare tutte le sue opere, le fece pubblicare postume.

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