FEDERICO II DI PRUSSIA

Storia di Federico II di Prussia (1712 – 1786), della famiglia degli Hohenzollern, grande sovrano illuminato che seppe dare tale lustro e potenza al suo regno da renderlo il più importante territorio in Germania e la quinta potenza in Europa.

(Annesse a questo argomento, vi sono alcune appendici dedicate ai sovrani del Sacro Romano Impero della famiglia degli Asburgo-Lorena, contemporanei di Federico II. Clicca sopra al titolo per accedervi: MARIA TERESA D’AUSTRIA, GIUSEPPE II D’AUSTRIA, GLI ASBURGO-LORENA IN TOSCANA. Se invece sei interessato a saperne di più sulla storia del regno chiamato “Prussia”, clicca sul link).

FEDERICO II DI PRUSSIA
Federico II di Prussia

Federico II, detto anche “Federico il Grande” (Friedrich der Große), fu uno dei più grandi sovrani tedeschi del mondo. Nato a Berlino, capitale della Prussia, nel 1712, era figlio di Federico Guglielmo I, della casata di Hohenzollern. 

A partire dal XVII secolo, il ducato Prussia (Herzogtum Preußen) e il margraviato di Brandeburgo (uniti a formare lo Stato indipendente di Brandeburgo-Prussia dal 1618, e cioè dallo scoppio della Guerra dei Trent’Anni) costituivano la zona più importante e più ricca di tutta la Germania, formata da feudi di proprietà degli Hohenzollern dove i nobili esercitavano un potere assoluto verso i loro sottoposti e vivevano non tanto di un’economia di sussistenza quanto di esportazione. La Prussia, in particolare, essendo posta a nord della Germania, commerciava nel Baltico e aveva contatti commerciali soprattutto con la Polonia e le altre terre dell’est Europa.

In virtù dell’importanza economica e politica di questa regione, nel 1701 lo Stato di Brandeburgo-Prussia diventò “Regno di Prussia” (Königreich Preußen) sotto Federico I di Hohenzollern, già principe elettore di Brandeburgo, con un’estensione così stupefacente da coprire la maggior parte dell’intera Germania.

Il figlio di Federico I, Federico Guglielmo I, emanò diverse riforme per aumentare il potere e il prestigio del regno, aumentando soprattutto il potere dell’esercito e il numero dei soldati dei vari reggimenti. Le riforme che emanò in campo militare gli fecero guadagnare il soprannome di “re soldato” (Soldatenkönig) o “re sergente” e fecero sì la Prussia venisse identificata per sempre, dagli altri Stati europei, in uno Stato militare (ancora oggi, infatti, il termine “prussiano” è sinonimo di “militarista“).

Federico Guglielmo I si premurò anche di dare più potere alla nobiltà in cambio della sottomissione di quest’ultima verso la sua figura di sovrano assoluto: i nobili divennero infatti gli unici a poter ricoprire la carica di ufficiali militari e vennero loro assegnate tutte le cariche pubbliche e le funzioni burocratiche. La borghesia, al contrario, fu completamente estromessa dalla politica in cambio del proprio rafforzamento economico. Tutte queste riforme videro la Prussia in forte contrapposizione con la Francia e l’Inghilterra, dove invece la borghesia aveva ottenuto un grande prestigio politico e costituiva la vera colonna portante della società. Non pago di questo, Federico Guglielmo aveva accolto nei suoi territori anche gli ugonotti (calvinisti) fuggiti dalla Francia dopo la tremenda persecuzione avviata contro di loro dai cattolici, prendendo dunque una netta posizione contro lo Stato francese.

Nel 1740 successe al trono suo figlio Federico II, che proseguì la politica assolutista del padre facendosi però portavoce del “dispotismo illuminato”: egli si considerava infatti “il primo servitore dello Stato”, e tutte le decisioni che vennero da lui prese ebbero come scopo il rafforzamento del regno sugli altri Stati europei.

Al contrario del padre, che gli impose come precettore il calvinista Duhan de Jandun, Federico II non mostrò mai vivo interesse per il militarismo. Al contrario si oppose fortemente al volere paterno fin da ragazzo, tanto da far sorgere in Federico Guglielmo il sospetto di una congiura da parte sua; per questo il giovane Federico fu anche processato e imprigionato e costretto per punizione a fare da uditore nella Camera dei Demani (deputati), attraverso la quale iniziò a mostrare vivo interesse per le vicende amministrative del regno, cosa di cui si preoccupò per tutta la vita.

Dal 1756 al 1763 fu impegnato nella sanguinosa GUERRA DEI SETTE ANNI contro l’Austria, il Sacro Romano Impero, la Francia, la Spagna, la Russia e la Svezia. Alleata dell’Inghilterra, del Portogallo e di altri Stati più piccoli della Germania, la Prussia si trovò a fronteggiare Maria Teresa d’Austria a causa di alcuni attriti scoppiati fra i loro due regni durante la Guerra di successione austriaca.

Maria Teresa, arciduchessa d’Austria, era infatti salita al trono grazie alla Prammatica Sanzione del 1713 emanata da suo padre Carlo VI d’Asburgo, imperatore del Sacro Romano Impero: prima figlia dell’imperatore, che non aveva avuto eredi maschi, non le sarebbe stato consentito, in quanto donna, di salire al trono, così suo padre decise di emanare la Prammatica Sanzione per permettere comunque alla figlia di ereditare il regno assieme al consorte Francesco I di Lorena (dal matrimonio era nata la dinastia degli Asburgo-Lorena). Alla morte di Carlo VI, nel 1740, alcuni Stati, tra cui la Prussia, dichiararono nulla la sua decisione facendo scoppiare la GUERRA DI SUCCESSIONE AUSTRIACA, ma l’Austria, alleata con l’Inghilterra, ebbe la meglio, e la legittimità della successione di Maria Teresa venne ufficializzata nel 1748 col Trattato di Aquisgrana. Tuttavia, il trattato permise alla Prussia di espandersi portando via all’Austria la ricca e fiorente regione della Slesia, che l’imperatrice Maria Teresa volle a tutti i costi riprendersi qualche tempo più tardi.

Negli anni successivi, Austria e Inghilterra ruppero la loro alleanza per divergenze di vedute politiche e soprattutto militari, e il re d’Inghilterra Giorgio II decise di allearsi con Federico II di Prussia, grande oppositore di Maria Teresa. L’ Austria, per tutta risposta, decise di allearsi con la Francia (Trattato di Versailles del 1756) e con la Russia (alleanza di San Pietroburgo del 1756) per distruggere la Prussia e riprendersi le terre che le aveva sottratto, e si arrivò all’offensiva nell’ottobre del 1756, quando la Prussia invase la Sassonia portando alla scoppio della GUERRA DEI SETTE ANNI.

Le motivazioni principali della guerra furono sia le ostilità che esistevano tra Austria e Prussia – nonché tra i loro alleati Francia e Inghilterra – sia la politica espansionistica di Federico II, il quale mirava ad allargare i confini prussiani verso sud, decisione che lo portava inevitabilmente a fronteggiare gli altri Stati del Sacro Romano Impero.

Al termine della guerra, nel 1763, la Prussia si affermò ancora di più come potenza politica e militare grazie all’eccezionale apparato bellico di cui disponeva, e la Slesia rimase a Federico II. La più penalizzata fu la Francia, che perse molte delle sue colonie americane e quindi delle sue ricchezze, aggravando l’economia statale che si trovava già fortemente compromessa. Oltre a questo, la Polonia venne spartita tra Austria, Prussia e Russia nel 1772, nel 1793 e nel 1795, perdendo definitivamente la sua indipendenza fino al 1918 (vai alla pagina su LA SPARTIZIONE DELLA POLONIA per saperne di più).

Nel 1785 Federico II decise di formare la lega di Fürstenbund coi prìncipi tedeschi per creare un blocco contro la potente Austria di Giuseppe II, figlio di Maria Teresa.

Ma non si occupò solo di politica estera: fu anche artista e compositore di diversi brani musicali. Grande amico dell’illuminista Voltaire, lo ospitò nel suo regno per alcuni anni e abbellì la città di Berlino con opere e monumenti di straordinaria bellezza. Durante il suo regno, la Prussia attraversò un periodo di così grande benessere da divenire la quinta potenza economica e politica europea.

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