L’ATTENTATO DI SARAJEVO (1914)

All’inizio del Novecento, l’Europa si presentava come un continente popolato da grandi potenze quali la Germania (formata da regni uniti in una confederazione che prendeva nome di Impero Tedesco dal 1871), la Francia, il Regno Unito, l’Impero Austro-Ungarico, la Russia e, seppure più moderatamente, l’Italia (che si trovava riunita sotto il nome di “Regno d’Italia” dal 1861).

L’Impero Austro-Ungarico, formatosi nel 1867, era invece costituito da numerosi Stati non nazionali uniti sotto un’unica bandiera. Fra questi, si distingueva soprattutto l’Ungheria, che attraverso il “compromesso” noto come Ausgleich, costituiva un regno autonomo ma comandato dallo stesso imperatore d’Austria-Ungheria: Francesco Giuseppe I.

Alla fine del XIX secolo, tra questi importanti Stati erano nate importanti alleanze che erano andate a costituire dei veri e propri “blocchi” europei: nel 1882, infatti, Italia, Germania e Impero Austro-Ungarico si erano coalizzati riunendosi nella Triplice Alleanza; Francia, Russia e Gran Bretagna (o Regno Unito) costituivano invece la Triplice Intesa dal 1907.

Le ragioni di queste alleanze erano le seguenti:

  • Prima motivazione: la Russia e la Francia, sebbene Paesi fortemente in contrasto dal punto di vista ideologico e politico, avevano bisogno di protezione reciproca da parte della Germania. La Germania, negli anni, era infatti diventata la più grande potenza industriale e militare del mondo, superando addirittura la Gran Bretagna (tutto questo grazie soprattutto al suo Stato federato più potente, ovvero la Prussia). Perciò, se questa avesse deciso di muovere guerra a ovest contro la Francia o a est contro la Russia (nei primi del Novecento la Germania si presentava geograficamente come un esteso “corridoio” che univa Francia e Russia), l’uno e l’altro Paese, più deboli, non sarebbero stati in grado, da soli, di rispondere all’attacco. Era quindi necessario stabilire un’alleanza tra di essi di fronte a un nemico comune, cosa che si presentava molto vantaggiosa fin da subito: la Francia, infatti, garantiva alla Russia la propria tecnologia militare, cosa di cui la Russia era del tutto priva; la Russia, invece, garantiva i suoi eserciti costituiti da centinaia di migliaia di soldati, in virtù della vastità del suo territorio;
  • Seconda motivazione: la Francia nutriva da tempo dei forti risentimenti verso la Germania, da quando la Prussia aveva sconfitto Napoleone III durante la guerra franco-prussiana (1870-1871).
  • Terza motivazione: la Russia aveva forti risentimenti contro l’Austria in virtù degli eventi accaduti durante la Guerra di Crimea (1853-1856), durante la quale l’Impero Austro-Ungarico, sebbene in una sorta di “debito” simbolico con la Russia, aveva deciso di restare cauta e di non esporsi appoggiando immediatamente quest’ultima;
  • Quarta motivazione: la Gran Bretagna, che da sempre si sentiva “affine” alla Francia nei conflitti armati, da qualche tempo aveva iniziato dei dialoghi diplomatici con la Russia, e temeva la presa di potere della Germania, da cui era stata superata sia dal punto di vista tecnologico che militare;
  • Quinta motivazione: la Germania, circondata geograficamente da Francia e Russia che si erano alleate assieme, cercava uno sbocco attraverso l’alleanza con l’Impero Austro-Ungarico, per non finire completamente accerchiata.
  • Sesta motivazione: l’Italia, circondata dal mare su tre lati e a nord dal grande Impero Austro-Ungarico, a sua volta alleato della feroce Germania, si appoggiava a entrambe le nazioni per avere protezione e per evitare di trovarsele come avversarie in caso di scoppio di un conflitto europeo.

In Europa tali alleanze avevano dunque formato dei veri e propri “blocchi”, costituiti da Paesi potenti e con una grande industria militare. Tuttavia, erano anche Paesi in tensione l’uno con l’altro, proprio per la presenza di tali alleanze, nate dalla minaccia che ogni stato confinante costituiva per l’altro. Nella più “darwiniana” delle concezioni, si credeva infatti che solo uno Stato forte – dal punto di vista economico e soprattutto militare – fosse in grado di sopravvivere, e che tutti gli altri fossero destinati a soccombere. Occorreva quindi essere in grado di difendersi adeguatamente attraverso il progresso della tecnologia bellica e creare alleanze con Paesi altrettanto forti, o addirittura più forti.

Inoltre, le spese createsi per mantenere l’esercito e sostenere l’industria, quest’ultima accresciutasi in maniera vertiginosa durante il benessere economico della Belle Époque, costituivano da sole una giustificazione ad usufruire del proprio macchinario bellico.

All’interno di questo panorama si inserivano i  giovani, i quali, annoiati e privi di ideali all’interno di una società che aveva raggiunto ormai il pieno benessere ed era già fortemente apatica sin dalla fine dell’Ottocento, speravano di uscire dalla monotonia attraverso un grande evento che riuscisse a riscattare le proprie vite altrimenti prive di significato.

Si prevedeva dunque al più presto lo scoppio di una guerra, sentita come inevitabile, o addirittura come un dovere: i conflitti e le tensioni politiche avevano infatti raggiunto l’apice, ed era solo questione di tempo prima che si creasse una scintilla che facesse esplodere la polveriera.

I militari e politici dell’epoca si aspettavano da tempo che il focolaio più probabile fossero i Balcani (come appunto fu) poiché si trattava della zona d’Europa dov’erano presenti maggiori squilibri e tensioni. Là, infatti, erano presenti popolazioni sotto il dominio dell’Impero Austro-Ungarico (o Asburgico, dal nome della famiglia regnante che erano gli Asburgo-Lorena), le quali non accettavano di buon grado questa loro sottomissione, e altri Stati che sentivano minacciata la propria indipendenza dalle decisioni politiche dell’impero con cui confinavano, primo fra tutti la Serbia.

Tuttavia, ciascun Paese sapeva bene che, a causa delle alleanze formatesi, se davvero questa guerra avesse dovuto scoppiare, sarebbe stata mondiale, e sarebbe stata la guerra più catastrofica della storia dell’uomo.

Nel frattempo, nell’Impero Austro-Ungarico, il vecchio imperatore Francesco Giuseppe I, rimasto senza eredi diretti dopo il suicidio dell’unico figlio maschio Rodolfo, nominò come suo successore il nipote Francesco Ferdinando, figlio di suo fratello minore Carlo Ludovico.

Questi, però, non salì mai sul trono: il 28 giugno 1914, infatti, Francesco Ferdinando e sua moglie Sofia vennero assassinati proprio da uno studente bosniaco mescolatosi alla folla di Sarajevo, capitale della Bosnia, dove i due arciduchi si trovavano in visita ufficiale in occasione della festività di San Vito. L’omicidio avvenne mentre i due si trovavano a passare in automobile per la capitale bosniaca, attraverso due colpi di molti precisi sparati da una pistola FN Modèle 1910. L’arciduca e l’arciduchessa morirono perciò sul colpo. Questo tragico evento è noto come “l’attentato di Sarajevo.

Nel frattempo in Austria, in virtù di quanto già sospettato dai governi, fu chiaro fin da subito che, nonostante l’omicidio fosse avvenuto in Bosnia, il mandante era la Serbia, Paese bellicoso e da tempo scontento della sottomissione all’impero asburgico. La Serbia auspicava infatti l’indipendenza e la nascita di uno stato serbo autonomo e potente, cosa a cui si opponeva il governo austriaco. L’attentato aveva perciò uno scopo vendicativo, ossia di eliminare l’unico erede al trono dell’impero nemico onde far piombare il suo governo nel caos.

ATTENTATO DI SARAJEVO
“L’Attentato di Sarajevo”, illustrazione di Achille Beltrame pubblicata sulla copertina della “Domenica del Corriere” n. 27 (Anno XVI) del 12 luglio 1914.

Le indagini condotte successivamente confermarono i sospetti dell’Austria: venne scoperto infatti che il colpevole dell’attentato (Gavrilo Princip) lavorava per un’organizzazione serba (“La Mano Nera“) che mirava all’autonomia della Bosnia per farne un dominio serbo.

Alla luce di tali scoperte, si rendeva dunque necessario prendere le misure punitive necessarie.Tuttavia, l’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe decise di procedere cautamente poiché sapeva bene che la Serbia era protetta dalla Russia, poiché anch’esso Paese slavo di fede cristiana ortodossa. Tutti gli zar, infatti, governavano considerandosi come “grandi padri” di ogni singolo cittadino di etnia slava e di fede ortodossa, e sentivano perciò loro dovere proteggere ogni territorio che culturalmente avesse affinità con la Russia.

Francesco Giuseppe sapeva quindi che, nel dichiarare guerra alla Serbia, avrebbe potuto svegliare “il gigante russo”, cosa che avrebbe innescato una reazione a catena portando la sua alleata Francia a intervenire a sua volta. Il vecchio imperatore, dunque, non volle prendersi la responsabilità dello scoppio di una guerra mondiale.

Dopo i funerali di Francesco Ferdinando, avvenuti il 3 luglio 1914Francesco Giuseppe decise cautamente di scrivere una lettera alla sua alleata, la Germania, per chiedere al governo tedesco il da farsi, e se, in caso di una dichiarazione di guerra alla Serbia, fosse stato possibile contenere il conflitto senza sfociare in una guerra che coinvolgesse anche la Russia.

FRANCESCO GIUSEPPE I D'AUSTRIA
Francesco Giuseppe I d’Austria.

A quell’epoca, in Germania era sul trono l’imperatore Guglielmo II, cugino di primo grado dello zar Nicola II e del re d’Inghilterra Giorgio V. Tutti e tre erano  imparentati poiché nipoti della regina Vittoria d’Inghilterra, che aveva regnato sull’Impero Britannico per più di 60 anni (1837- 1901).

GUGLIELMO II DI GERMANIA
Guglielmo II di Germania

Guglielmo II assicurò immediatamente a Francesco Giuseppe che, se l’Austria avesse deciso di fare guerra alla Serbia, la Germania sarebbe stata pronta a correre in sua difesa, con la garanzia che la Russia non si sarebbe intromessa nello scontro per un piccolo Paese con cui non aveva nessun patto di alleanza scritto. Lo convinse perciò a non avere esitazioni nel dichiarare una guerra.

Tuttavia, l’imperatore Guglielmo era mosso soprattutto dagli interessi dei generali e delle industrie militari tedesche (in particolare la fabbrica Krupp), che ormai disponevano di un efficiente armamento. I generali tedeschi, convinti da parecchio tempo che una guerra in Europa fosse destinata a scoppiare prima o poi, avevano già fatto piani ben dettagliati e, attraverso il loro comandante, il generale Helmuth Von Moltke, avevano già informato l’imperatore tedesco, già alcune settimane prima dell’attentato di Sarajevo, che un ulteriore ritardo nello scoppio della guerra, giudicata inevitabile, sarebbe stato fatale alla Germania.

Francesco Giuseppe, in Austria, fidandosi del giudizio di Guglielmo II, il 23 luglio 1914 decise di inviare un ultimatum alla Serbia, comandata dal re Alessandro I, facendole sapere che, se questo non fosse stato accolto, avrebbe portato al terribile conflitto armato.

L’ultimatum inviato fu durissimo e scritto in un linguaggio molto autoritario: si imponeva ad esempio alla Serbia di cessare ogni tipo di ostilità verso l’Austria e di far arrestare immediatamente tutti coloro che nutrivano forme di ostilità verso gli austriaci. Tale linguaggio venne studiato proprio con l’intento di non far accogliere l’ultimatum ed avere una giustificazione nel muovere guerra contro lo Stato colpevole del delitto.

Ma, con grande sorpresa dell’imperatore, nonostante il linguaggio e le richieste molto pesanti, tutte le clausole furono inaspettatamente accettate dal governo serbo. Delle tante, solo una, in particolar modo, venne respinta: quella che imponeva alla Serbia di avviare delle indagini sul territorio per “stanare” tutti coloro che erano stati coinvolti nell’attentato di Sarajevo. Questa condizione venne infatti giudicata troppo umiliante per poter essere accolta.

Nonostante ciò, la Germania, inizialmente decisa a muovere guerra, si sentì sollevata della risposta del governo serbo, aspettandosi che l’Austria si definisse comunque soddisfatta e il conflitto venisse evitato. L’Austria, invece, ricordandosi delle iniziali rassicurazioni dell’imperatore Guglielmo, e sicura di avere il suo appoggio, decise di dichiarare guerra alla Serbia per non aver accettato l’ultimatum. Ecco che il 28 luglio 1914 l’Austria dichiarò guerra al governo serbo, scatenando una serie di reazioni “a effetti domino” che trasformarono un conflitto tra due soli Paesi in un conflitto mondiale: la Prima Guerra Mondiale.

Questo conflitto fu estremamente importante non solo perché fu in effetti il più grande scontro armato del mondo (fatto che gli fece guadagnare il nome di “Grande Guerra“) ma anche perché segnò, una volta per tutte, la fine della sovranità dell’Europa sul destino dell’umanità intera (tant’è vero che, dopo la fine della guerra, lo “scettro” passerà agli Stati Uniti, che ancora oggi lo detengono) ed aprì inoltre la strada a terribili forme di totalitarismo (Comunismo, Nazismo e Fascismo).

(Vai anche alla pagina CRISI DI LUGLIO 1914 per avere maggiori informazioni).

TORNA ALLA STORIA TEDESCA E AUSTRIACA